Suburra: la criminalità romana conquista il mondo

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Non pensavo di tornare così presto a parlare di un’altra serie italiana, ma l’occasione speciale lo ha richiesto. Ebbene, lo scorso 6 Ottobre è uscita su Netflix la prima serie originale di produzione italiana: Suburra – La serie. Similmente a Gomorra, anche Suburra prima di essere una serie, è stata un film di grande successo; e prima ancora un romanzo del 2013 di Giancarlo de Cataldo e Carlo Bonini, che ha avuto anche un seguito: La Notte di Roma (2015). C’è poi un’altro “prodotto” che prima degli altri due sopracitati ha fatto lo stesso percorso dal libro, al film, alla serie; che ha gli stessi temi e che vede coinvolte le stesse menti. Sto parlando di Romanzo Criminale, che vede De Cataldo come scrittore del libro, Michele Placido alla regia del film, e Stefano Sollima alla serie.

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In Suburra Sollima e Placido si scambiano: il regista romano nel 2015 ha diretto il film con Pierfrancesco Favino e Claudio Amendola. Mentre Placido ha diretto la serie coadiuvato da Andrea Molaioli e Giuseppe Capotondi. Nella serie troveremo alcuni personaggi presenti nel film interpretati dagli stessi attori, l’unica eccezione è Samurai. Infatti, la parte passa da Amendola, che nel film aveva dato prova di avere talento e di non saper fare solo il “Cesaroni” a Francesco Acquaroli che non ha sfigurato affatto sebbene non parli più in dialetto stretto.

Cosa accadde tre anni fa?

La serie di Suburra è ambientata nel 2008, tre anni prima dell’Apocalisse che si scatena nel film. Ad un festino al quale partecipa un monsignore del Vaticano si incontrano tre ragazzi: Spadino (Giacomo Ferrara) del clan degli Anacleti; Gabriele (Eduardo Valdarnini) figlio di un poliziotto e organizzatore della festa, e Aureliano Adami (Alessandro Borghi) che diventerà in futuro Numero 8. I tre vivono all’ombra delle rispettive famiglie ed hanno voglia di svoltare e prendere in mano il proprio destino. A mettergli i bastoni tra le ruote ci pensano i familiari che hanno progetti diversi per loro. Spadino deve sposarsi con la figlia del boss di un altro clan, nonostante sia segretamente omosessuale. Aureliano non può prendere decisioni sugli affari di famiglia, gestiti dal padre e dalla sorella. Gabriele vuole seguire le orme del padre, ma si troverà ad essere un burattino nelle mani di Samurai.

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A far da sfondo alle vicende dei tre c’è il progetto edilizio di un porto ad Ostia – voluto dalle mafie del sud e garantito da Samurai – che necessita l’acquisto di alcuni terreni in mano al Vaticano. Per ottenere tutti i permessi necessari, Samurai si rivolge ad Amedeo Cinaglia (Filippo Nigro), presidente della commissione edilizia in Campidoglio. Cinaglia è un idealista che scenderà a compromessi dopo aver constatato che il partito non lo ha mai supportato a dovere nonostante la sua onestà. La compravendita dei terreni è però affidata a Sara (Claudia Gerini), amica di Gabriele, che vuole strapparli di mano a Samurai per risanare l’azienda in crisi del marito.

Suburra vs. Gomorra

Chiaramente non si può non fare un paragone tra le due maggiori serie italiane. Difficile stabilire quale delle due sia la migliore, entrambe, pur trattando il tema della criminalità hanno risvolti diversi dati dall’ambientazione. Se Gomorra si concentra solo nei quartieri più loschi di Napoli (Scampia e Secondigliano) creando una prigione per i personaggi, a Roma il crimine si insinua in ogni aspetto che la caratterizza: è nei sobborghi, è nei palazzi del potere, ed è nella Chiesa. Suburra infatti ha il merito di raccontare anche ogni reato commesso dai protagonisti in quel “mondo di mezzo” tra il legale e l’illegale.

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I personaggi sono scritti benissimo in entrambe le serie: il pubblico si affeziona a loro già dopo pochi episodi. Certo, in Suburra, come ho scritto prima, vediamo i personaggi del film tre anni prima, ma sono sempre quelli che conoscevamo. Don Pietro, Ciro, Genny, ecc., invece non appaiono nel film, ma le loro battute sono entrate ormai nella testa di molti italiani. Una cosa invece che non mi è piaciuta di Suburra è la struttura degli episodi. Il prologo di tutti e 10 gli episodi si apre con la scena finale per poi usare un flashback e tornare al giorno prima. Questa tecnica può essere bella se usata una o comunque poche volte. Utilizzarla sempre può rovinare la visione.

La colonna sonora

Di tutto rispetto anche la scelta delle canzoni per la colonna sonora. Non ci sono più i brani degli M83 come nel film, ma rimangono comunque i toni sospesi e carichi di tensione delle musiche. La sigla finale è 7 Vizi Capitale di Piotta feat. Il Muro del Canto, che ascolteremo anche nell’ultimo episodio. La canzone descrive la bellezza e allo stesso tempo la spietatezza di una città come Roma, una città amata nonostante i problemi di cui soffre. In più occasioni le scene con canzoni coincidono con la presenza di Spadino, data la sua spensieratezza e l’allegria contagiosa. Canzoni come Serenata a ‘na Sposa di Rocco Gitano, Acida dei Prozac+ e 9002 de I Quartieri accompagnano le scene con lo zingaro e i suoi singolari balletti.

Autore

Vedo cose, ascolto tutto, sono attento ai dettagli e preciso per formazione. In realtà non sono mai stato serio in vita mia, ma nessuno è mai riuscito a darmi ragione.