Dell’inutilità di Pasolini

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Sì, certo, come no.

Non ti voglio uccidere subito, perché vorrei poterti uccidere mille volte.

– Dal film Salò, frase di un generale a una vittima.

Una volta mi venne l’idea di scrivere una serie di racconti con protagoniste le autorità intellettuali che per un motivo o per un altro avessero incontrato una morte improvvisa e non naturale. Era un escamotage per poter scrivere intorno a Pavese e a Pasolini, all’epoca colonne portanti della mia malinconia, per quanto fossero distanti come personalità e considerando la convinzione del secondo che il primo fosse troppo sopravvalutato. Vagando sul web, allora più scarno, mi resi conto che le loro morti venivano prese in considerazione più delle loro vite, vite passate alla strenua ricerca dell’intellettualità.
Per quello, decisi di abbandonare il progetto.

Morte

La morte di Pasolini è nota a molti, ma le sue opere sono conosciute seppur in maniera sommaria da una parte decisamente ridotta di italiani, alla ricerca più dello scandalo che del genio che Pasolini fu in vita, sia come scrittore che come regista.

Pier Paolo Pasolini fu IL provocatore, l’intellettuale per antonomasia, una personalità eclettica che poco si confaceva al pensiero politico e sociale dell’epoca (parliamo degli anni Cinquanta e Sessanta). Mi chiedo, quindi, cosa avrebbe potuto creare l’intellettuale bolognese con i mezzi di oggi a disposizione, cosa avrebbe criticato vivendo le profezie che lui stesso aveva espresso, come avrebbe vissuto la sua omosessualità, come avrebbe potuto affrontare la vita politica quasi inesistente e la partecipazione alla stessa dei giovani quasi completamente assente.

Mi immagino una Salò con i suoi contrasti e con i canoni estetici della contemporaneità, con la possibilità di far vedere la sessualità in tutte le sue sfaccettature senza la censura perbenista del periodo post-fascismo. Magari non sarebbe morto a Ostia, sarebbe fuggito da questa Roma così tanto abbandonata e culla di niente, e dove avrebbe vissuto? Sarebbe tornato a Bologna? O avrebbe cercato la Firenze cervellotica? Si sarebbe abbandonato alla verità nascosta nelle vie di Napoli?

Io so questo: che chi pretende la libertà, poi non sa cosa farsene. Oggi la libertà sessuale della maggioranza è in realtà una convenzione, un obbligo, un dovere sociale, un’ansia sociale, una caratteristica irrinunciabile della qualità della vita del consumatore.

Margini

Qualsiasi tentativo di delineare un tratto unico dell’artista sarebbe vano, è come provare a disegnare i margini delle nuvole. Eppure fu lui a descriversi nel migliore dei modi:

Divoro la mia esistenza con un appetito insaziabile. Amo ferocemente, disperatamente la vita. E credo che questa ferocia, questa disperazione mi porteranno alla fine.

Pasolini rimane forse uno dei capostipiti più forti della difesa della personalità senza compromessi, che denunciava le mediocrità di qualsiasi versante del panorama politico, che senza paura difendeva i suoi amori, le sue passioni e le sue convinzioni contro il mondo.

Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quanto politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.

Inutilità

Di fronte all’appiattimento della nostra generazione, appare inutile il monito di Pasolini di amare la cultura con una forte vitalità, appare inutile la sua provocazione al mondo se non si è capaci di coglierla.

Per chi volesse approfondire, recentemente è uscito un film di David Grieco con protagonista Pasolini interpretato da Massimo Ranieri, intitolato “La macchinazione”.

Autore

Di sangue napoletano, di crescita senese, di maturità fiorentina passando per le strade bolognesi, romane e milanesi. Scrivo da paranoico, leggo da affamato. E amo spendere soldi.