Pierino Fornaciari: da artista engagé a Faber

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Venerdì 20 ottobre è stata inaugurata nelle sale della Villa del Presidente la mostra “Pierino Fornaciari (1918-2009). Dal neorealismo all’arte programmata”, a cura di Francesca Cagianelli, promossa e organizzata da Fondazione Livorno Arte e Cultura, ente strumentale per la promozione di iniziative artistiche e culturali e per la valorizzazione della collezione d’arte, in collaborazione con la Provincia di Livorno ed Archivi e Eventi. La mostra rimarrà aperta fino al 7 gennaio.

Oltre settanta opere sono state selezionate all’interno della ricca produzione artistica di Fornaciari, protagonista delle avanguardie livornesi.

L’arte come impegno politico. Dagli anni Trenta agli anni Quaranta.

Nato a Livorno il 13 aprile 1918, Pierino Fornaciari inizia gli studi pittorici negli anni Trenta nell’atelier pisano di Salvatore Pizzarello, partecipando ai Littoriali della Cultura e dell’Arte. Nel 1942 segue il Corso Allievi Ufficiali, entra nel gruppo partigiano della XXIII Brigata Garibaldi Guido Boscaglia e aderisce al Partito Comunista. Con la sua brigata libera molte zone della Toscana fino a quando, il 2 settembre fa il suo ingresso a Pisa insieme al capitano statunitense e storico dell’arte Deane Keller. È in questo contesto che viene incaricato dal Sindaco della Liberazione Italo Bargagna di verificare lo stato dei danneggiamenti subiti dalle opere d’arte pisane, tra le quali il complesso monumentale di Piazza dei Miracoli.

Dal 1945 al 1958

A ventisette anni, nel 1945, esordisce come pittore tra le fila dei fondatori del “Gruppo Artistico Moderno Livornese”, stringendo un sodalizio con l’artista Mario Nigro. Fornaciari orienta la propria arte verso opere figurative neorealiste, scegliendo soggetti popolari e umili, come testimonia l’opera cruciale Ansaldini in lotta per i sospesi (1950-51), concepita nel momento in cui gli artisti-lavoratori del Cantiere Navale Ansaldo avviarono una polemica tra realisti e astrattisti. In questo periodo Fornaciari partecipa al “Premio Suzzara. Lavoro e Lavoratori nell’arte”, che ospitava “opere di pittura, scultura e bianco e nero ispirate ai lavoratori e dal lavoro in tutte le sue molteplici espressioni, eseguite da artisti di qualunque tendenza”.

L’opera A ciascuno il suo mestiere (1951-52), scelta come immagine di copertina del catalogo della mostra, fonde insieme il realismo della cronaca ed il simbolismo dell’ideale. Un poliziotto è raffigurato avviluppato sopra una moltitudine di quadri, simbolo di una resistenza culturale, nonostante il potere repressivo clerico-fascista attuato dal ministro democristiano Scelba.

Da destra Le vedove (1951), A ciascuno il suo mestiere (1951-52), Contemplazione (1950-52)

Questa fase è destinata a concludersi con una grande delusione storica: la rottura nell’ottobre del 1956 del PCI con gli intellettuali, che segna l’inizio di una crisi dell’artista. Nel 1958 si trasferisce a Carrara e si iscrive al corso di incisione presso l’Accademia di Belle Arti, lasciando da parte la pittura.

Dagli anni Sessanta a oggi

Negli anni Sessanta per Fornaciari ha inizio una stagione grafica con incisioni, litografie e xilografie, visibile nel Ciclo di Beirut, opere di maggior rilievo di questo periodo. Gli anni Sessanta e Settanta rappresentano un momento di rinnovamento nell’arte di Fornaciari. La rivoluzione astrattista si inserisce nel dibattito maturato nel corso degli anni Sessanta intorno alle problematiche cine-visuali, attraverso l’utilizzo di tecniche miste come lo smalto sul vedril, collage e l’utilizzo di colori acrilici anche su lastre di zinco.

A sinistra, Stelle: spirale quadratica multicolore (1976-80); Stelle 3: progressione 2/4/8/16/32 spirale rossoblu su campo verde (1976-80)

Auto-elettosi Faber, l’artista si annulla dietro l’oggettività di una ricerca sperimentale, scientifico-matematica. Riflette sulla rotazione dei quadrati e la complementarietà dei colori, passando da una concezione individualistica dell’arte a quella di artigiano. Questa è l’ultima fase della sua produzione che si protrae fino a età avanzata.

Per le “Operazioni di pace della XXIII Brigata Garibaldi d’Assalto” l’artista viene insignito di una speciale onorificenza dal Rettore dell’Università di Pisa nel 2005. Muore il 23 febbraio 2009.

Percorso espositivo I: Neorealismo

Il primo quadro che avvia il percorso della mostra è l’Autoritratto (1939) del giovane Pierino esposto ai Littoriali dell’Arte, durante gli anni fascisti. Fornaciari è un artista che vive fin dall’inizio le temperie storiche e politiche della contemporaneità. Il neorealismo espressionista ricco di colori contrastanti come il blu, il giallo, il nero e il verde caratterizza il lavoro di Fornaciari tra gli anni Quaranta e Cinquanta.

Nella Sala dei Giocattoli (1955-1958) l’artista torna all’infanzia con rappresentazioni di giocattoli rotti o frammenti, nei quali ritrova le tracce dell’infanzia perduta. Alla fine degli anni Cinquanta la crisi ideologica e politica lo porta ad abbandonare la pittura per dedicarsi all’attività grafica.

Percorso espositivo II: l’arte programmata

L’artista si converte all’astrazione e attua sperimentazioni ottico-percettive negli anni Settanta, che mutano l’idea del fare arte, utilizzando il vedril, acrilici e smalti. Due mascherine preannunciano la Sala delle Maschere o Sala delle Traslazioni con opere datate indicativamente nel 1981. Queste ultime segnano l’approdo alla fase di astrazione ludica, in relazione con un altro artista nazionale citato nei suoi taccuini, Bruno Munari.

Maschera azzurra 1981 ca.

La sala conclusiva della mostra ospita opere in bianco e nero che rappresentano l’estrema sperimentazione dell’artista sugli effetti ottico-visivi e percettivi. Questa nuova astrazione geometrica era affiancata da espressioni e formule matematiche, che attestano una riflessione filosofico-matematica di Fornaciari.

La grande sala centrale ospita i Metalquadri dal 1976 al 1980. La centralità di queste opere è dovuta all’indagine tecnica dell’artista, che sopra manufatti di zinco ha operato incisioni e applicato colori acrilici, ma anche collage.

Una mostra, questa, che insieme all’esposizione presso la Fondazione Livorno delle opere di Ferdinando Chevrier, vuole restituire valore e riconoscimento agli artisti livornesi che hanno vissuto appieno le avanguardie del secondo ‘900.

 

Autore

Studentessa in Storia delle Arti Visive e dello Spettacolo presso l'Università di Pisa. All'età di 6 anni ho abbracciato l'affascinante mondo della danza e del teatro, che tutt'ora continua a regalarmi grandi emozioni. "Che cosa è il teatro? Una delle testimonianze più certe del bisogno dell’uomo di provare in una sola volta più emozioni possibili". (Eugène Delacroix)