Pubblicizzare invece di nascondere: ecco come vincere l’ansia sociale

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A chi non è mai capitato di provare imbarazzo per un’improvvisa reazione fisica che si manifesta in una situazione sociale?

La più tipica è il rossore, ma ci possono essere i tremori, la sudorazione, l’interruzione dell’eloquio fino al balbettare. Tali reazioni “scomode” si manifestano quando ci esponiamo in contesti sociali e la situazione più temuta, in genere, è il parlare in pubblico.

Il timore è quello di perdere il controllo, ovvero che tale reazione si realizzi e che gli altri se ne rendano conto. La paura di manifestare pubblicamente qualcosa di imbarazzante ci paralizza, e si manifesta spesso con l’ansia anticipatoria, il preludio di ciò che accadrà.

Che tipo di soluzioni applicare per combattere l’ansia sociale?

La soluzione adottata in questi casi è quella di evitare le situazioni spaventose o di affrontarle cercando di nascondere le reazioni che temiamo. Però, l’evitamento porta ad altri evitamenti, conducendo la persona a sempre maggiori limitazioni e all’incapacità di affrontare, in quanto i suoi timori vengono ingigantiti. Ogni volta che si evita, si conferma che la situazione è pericolosa e che non siamo in grado di superarla.

Chi cerca di controllarsi e di nascondere il problema in genere ottiene l’effetto contrario: più cerca di nascondere più rende manifesto il problema. Il tremore aumenta, così come il rossore o le altre reazioni temute.

Una reazione fisica, segno di timidezza, che potrebbe essere del tutto fisiologica, si trasforma in un problema attraverso i tentativi messi in atto per affrontarla: il problema è la soluzione tentata, il cercare di nascondere.

Per rompere il circolo vizioso entro il quale finisce la persona, se insiste con la suddetta modalità, dobbiamo fare una completa inversione di senso e seguire una logica paradossale: ogni volta che c’è il timore di far trapelare ciò che si teme, renderlo volontariamente pubblico.

Un esempio è fare questo tipo di dichiarazione agli altri: «Scusate se arrossirò, ma sono un po’ timido».

Il problema è dichiarato, così non c’è nessun bisogno di nasconderlo!

Gli altri, inoltre, nella maggior parte dei casi, reagiscono con benevolenza. Una fragilità dichiarata diventa segno di virtù (si ha il coraggio di dirlo), creando un clima positivo (le aspettative negative della persona vengono disilluse) che permette di affrontare le situazioni temute con sempre maggiore serenità.

Com’ è riportato nella Bibbia: In origine le parole erano magiche.

Autore

Psicologo e Psicoterapeuta. Specializzato in Psicoterapia Breve Strategica. Membro dell’Istituto di Psicoterapia Strategica- Interazionista con sede a Livorno. Esercita la libera professione a Livorno, Empoli e Lucca.