La cultura unisce: MigrArti è arrivato a Pistoia con “Enea in viaggio”

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A Pistoia il 6, 7 e 8 ottobre vanno in scena i cinque spettacoli di teatro, danza e musica vincitori del Premio “MigrArti spettacolo 2017”, promosso dal MiBACT, un’iniziativa, come spiega il Ministro Franceschini, che cerca

di colmare un colpevole ritardo e favorire la conoscenza delle tante culture e delle diverse comunità che vivono in Italia. Il successo della scorsa edizione è la dimostrazione che c’è tanta voglia di conoscere e riconoscere i nuovi italiani e le loro culture. Ed è una cosa molto positiva perché la conoscenza reciproca aiuta l’integrazione.

Il progetto è nato nel 2016 con l’obiettivo di coinvolgere le comunità di immigrati che stabilmente risiedono in Italia e che fanno parte del nostro tessuto sociale, per favorire il dialogo interculturale, il confronto e l’avvicinamento di culture diverse. Quest’anno il progetto è ospitato dalla città di Pistoia, Capitale italiana della Cultura 2017, insieme all’Associazione Teatrale Pistoiese.

L’incontro di apertura è stato traghettato dai ragazzi di Enea in viaggio ieri sera alle 19:00 presso il Piccolo Teatro Bolognini e in Piazzetta della Sapienza, diretto da Emanuela Giordano e prodotto dal Teatro di Roma-Teatro Nazionale, in partenariato con Associazione Liberi Nantes e Amref Health Africa–Italia, che vede la partecipazione di tredici migranti e degli attori della Scuola di Perfezionamento del Teatro di Roma.
Dal palcoscenico in teatro al camion in strada, Mali, Puglia, Costa d’Avorio, Romania, Calabria, Albania, Lazio, Marocco, Nigeria, Toscana, Cina e tante altre voci si sono elevate ieri al Piccolo Teatro Bolognini e in Piazzetta della Sapienza. Artisti, migranti e cittadini hanno immaginato la fondazione di una città, una nuova città, frutto del viaggio di tutti e di ciascuno, e con la vicinanza, l’apertura e dei gessetti hanno simbolicamente disegnato le sue fondamenta sulle pietre di Pistoia.

Ecco l’eco di Enea,

un uomo sconfitto che viene da lontano in cerca di una terra dove vivere in pace. È un viaggio nel Mediterraneo verso la fondazione di una nuova città, che accoglierà gente proveniente da ogni dove. La leggenda si intreccia con la nostra storia.

Emanuela Giordano, la regista di Il viaggio di Enea che ha coordinato i lavori di Enea in viaggio

E in questo nostro viaggio, abbiamo incontrato due attori della Scuola del Teatro Roma, Gabriele Zecchiaroli e Valerio Puppo, e due migranti, Bakary Dansoko e Lamin Touray, per farci raccontare il loro progetto, le loro esperienze e le loro speranze.

Iniziamo con una domanda quasi di rito: quando e come è iniziato il vostro progetto di teatro integrato?

Gabriele: Il progetto è iniziato ad aprile, e l’iniziativa è stata di Emanuela Giordano, la regista, insieme all’associazione Liberi Nantes. Tutto questo prende spunto da uno spettacolo scritto da Emanuela Giordano e andato in scena al Teatro di Roma: Il Viaggio di Enea. Si è deciso di fare qualcosa come se fosse quasi uno spin-off, ovvero di prendere quel concetto e portarlo veramente in giro, quindi Enea in viaggio, con un camion come questo (indica il camion su cui è seduto).

Valerio: Sì, e andare per strada per mettere in contatto, in condivisione, chi fa parte del progetto, quindi noi attori e i ragazzi migranti, ma anche la stessa cittadinanza insieme a noi, a loro, tutti quanti insieme. Infatti ci sono stati momenti di gioco alla fine della performance.

Gabriele: Il primo step, è importante dirlo, è stato la fase di laboratorio con i ragazzi. Molti di loro non avevano mai fatto nessun tipo di esperienza teatrale.

Valerio: Alcuni non riuscivano a parlare molto bene italiano, come Wang, il ragazzo cinese.

Gabriele: Wang neanche entrava negli esercizi e nei giochi, ma adesso invece ha fatto un suo piccolo pezzo all’interno di questa performance.

Il vostro è uno spettacolo itinerante: dove lo avete portato fin’ora?

Gabriele: Lo abbiamo portato nelle periferie un po’ più problematiche di Roma, che sono Tor Bella Monaca, Quarticciolo, Pietralata e una parentesi a Corcolle, una zona che sta vicino Tivoli, dove in realtà ci sono stati dei problemi molto forti con la cittadinanza.

Che tipo di problemi ci sono stati a Corcolle con la cittadinanza?

Valerio: Siamo stati quasi cacciati via dalla cittadinanza. Ma lì il problema era serio perché c’è stato un precedente centro di accoglienza che è stato proprio preso di mira, perché è una zona lasciata a se stessa, e loro, come diceva Valentina (altra attrice, ndr) durante la performance, sono gente povera in una situazione disperata, che si ritrova altri disperati. E in quel momento non c’è razionalità, il dire “siamo sulla stessa barca diamo loro una mano”, no, uno va contro l’altro.

Gabriele: Abbiamo iniziato la performance sul camion, in una piazza deserta, dove non c’era nessuno ad aspettarci, solo cinque persone. È arrivato, dopo neanche cinque minuti, un gruppo di circa trenta persone.

Valerio: Alla fine nulla di pericoloso, ma c’era chi inveiva, e questo ha alzato gli animi e anche i ragazzi si sono un po’ agitati, ma fortunatamente è finito tutto bene, siamo andati via e non è successo nulla di grave, però abbiamo affrontato anche queste situazioni. Ma per fortuna negli altri quartieri abbiamo trovato la comunità che li abita molto accogliente. Soprattutto i bambini, al Quarticciolo, che partecipavano; quella è stata l’esperienza più bella delle tre.

Gabriele: Una cosa che tengo a dire è che la performance che si faceva nelle piazze cambiava a seconda di chi incontravamo. Non era mai la stessa performance.

Valerio: A Pietralata c’era così tanta gente che la performance si è allargata tantissimo, com’è successo qua (in Piazzetta della Sapienza, ndr)  e a Tor Bella Monaca molte persone si sono avvicinante per conoscere i migranti,  capire lo loro problematiche, abbiamo giocato a pallone con i ragazzini,…

Gabriele: Tutto era molto naturale, non c’era niente di forzato, dipendeva da quello che accadeva sul momento. Poi abbiamo fatto uno spettacolo finale al Teatro India, un progetto migranti con duecento cittadini che sono stati invitati a teatro, perché lo scopo era andare nelle piazze e nelle periferie e invitare le persone a venire a teatro, e molte di loro e altre nuove sono venute là a festeggiare con noi, e poi… siamo venuti qui.

E cosa sperate che facciano le persone che sono venute qua stasera?

Gabriele: Che siano più sensibili a certe tematiche. So che potrebbe sembrare retorico e scontato ma in realtà non lo è. Abbiamo visto la forza comunicativa che può avere il teatro, sia in positivo che in negativo e quindi se siamo riusciti ad accendere qualcosa stasera…

Valerio: Ma pensando anche ai bambini che giocavano con noi, bambini piccoli di quattro o cinque anni, che stavano lì tranquillamente. L’idea è quella che se un bambino riesce a stare tranquillo a giocare con un migrante, nel futuro ci saranno meno contrasti, chiamiamoli così va’.

E adesso tocca a voi Bakary e Lamin, da dove venite?

Lamin: Io vengo dal Gambia.

Bakary: Io vengo dal Mali.

Vi è piaciuto partecipare a questo progetto?

Lamin: Molto, moltissimo, perché è una cosa importante per noi.

Bakary: Io pure, mi è piaciuto molto, perché attraverso questo credo alcuni italiani sapranno che noi non siamo quello che di solito si pensa che siamo. Non si può sapere se uno è buono o cattivo se non si ha una relazione, se non si prova a parlare con lui e sapere i suoi problemi. Questa può essere una strada che spiega chi sono i migranti e cosa è l’immigrazione.

Lamin: Questa è una cosa che per noi ha valore, perché magari uno che non ha la possibilità di andare a scuola può imparare da questa cosa, anche per conoscere altre persone, non solo fratelli nostri, ma anche altri italiani e altre persone che vivono nel territorio. Questo a noi fa molta voglia di fare questo spettacolo, perché Enea in viaggio parla di come noi abbiamo affrontato il nostro viaggio da Africa fino qua, le cose che abbiamo subìto, quello che ci è accaduto e come noi migranti viviamo e abbiamo vissuto questo mondo. Per far sì che la gente sappia e veda la verità, perché oggi veramente diciamo tante cose sulla migrazione e sui migranti, anche chi non conosce i migranti. Io sono contento di essere qui e di essere questo.

Per te ha valore essere un migrante?

Lamin: Sì per me ha valore, e io sono contento di esserlo. Essere migrante, essere profugo, ha valore, perché io non sono una persona guerriera ma una persona pacifica e voglio salvare la mia vita e gli altri. Non voglio guerra. Abbiamo i dittatori, i presidenti che non sanno quello che devono fare per noi, e allora noi lasciamo loro là. Andiamo in un posto dove magari quello che sappiamo, quello che vogliamo fare, ovvero far sapere quello che noi siamo. E noi siamo pieni di talenti che vogliamo dimostrare, ma se non ci conoscete o non parlate con noi non è possibile far conoscere i nostri talenti, ma per noi è un grande onore conoscervi, conoscere le persone che sono venute qua. Siamo molto contenti di questa cosa. Grazie a voi e anche grazie a Pistoia, perché ci avete dato un bel sostegno. Insieme ci siamo divertiti e abbiamo ballato.

Io non dovevo nemmeno essere qua, dovevo lavorare, ma sono felice di esserci perché avete fatto uno spettacolo bellissimo

Lamin: Eh, hai visto, hai visto!

Bakary: Pensiamo che Enea in viaggio sia la teoria, quindi noi siamo la pratica. Perché io sono uno che ha fatto lo stesso viaggio di Enea, in teoria, ma io sono la pratica. Se uno mi chiede come hai attraversato il deserto, il mare,… io dico: se fossimo stati più responsabili forse non ci saremmo ridotti così. E questo voglio dire prima di concludere l’intervista. Grazie a Pistoia e al Teatro di Roma che ha avuto questa idea di mettere insieme i migranti e gli italiani. Noi e gli autori italiani siamo come una grande famiglia e questa è una bella cosa. Grazie a Pistoia e grazie a voi.

Lamin vorresti aggiungere qualcosa?

Lamin: Quello che mi fa un po’ male e che mi fa soffrire molto è vedere che oggi l’umanità ha perso valore, perché l’umanità è una cosa grande. Si vede la gente soffrire e questo non colpisce: tu hai da mangiare mentre molti bambini non ce l’hanno e vivi la vita come se questo non fosse niente. Per me, a volte dico, in che mondo viviamo? Noi umani siamo diversi dagli altri animali, abbiamo cervello, abbiamo uno sguardo bellissimo. Dio ci ha creati in un modo spettacolare, e magari posso dire “io sono brutto”, ma ci sono tante persone che non hanno nemmeno questo perché sono morte. Io sto vivendo, per me questa è una grande cosa. Io non sono più bravo di altri, io non sono niente, solo che devo dare a me stesso il mio valore, il valore di umanità, amicizia, la felicità, perché sennò… perché siamo venuti qua? Vedo uno che prende il fucile e spara a un’altra persona, ne vedo un’altra vivere nel terrore. Tu non puoi costringere tuo figlio a fare quello, a essere quello per forza. Uno deve essere libero. Il mondo dovrebbe essere così ma oggi non è così, capito? Anche i governi faticano nel creare una legge che ci possa mettere sulla strada giusta: sempre si portano leggi sbagliate, che non si capiscono, che portano violenza fra le persone. Se anche una persona pensa che una legge sia ingiusta la segue lo stesso. Non dovrebbe essere così. Possiamo però pensare di valutare le cose prima, con i cittadini, lavorando insieme. Adesso stiamo andando a cenare, sennò stiamo qua fino a domani e ti racconto tutto tutto. Grazie.

E mentre ci congediamo torna Gabriele e dice: «Lamin, andiamo, non ha tutto il giornale!».

Per Aristotele e Platone il thauma, la meraviglia, era il fondamento della conoscenza. Quella tensione (e diffidenza) del nuovo, del diverso, dell’altro che è lì, pronto per essere conosciuto. E che cos’è l’esperienza (ex-per-iri) se non questo continuo ritrovarsi e viaggiare?

MigrArti continua con gli spettacoli al Teatro Manzoni e al Teatro Bolognini oggi e domani. Qui trovate il programma completo. Inutile dire che vale proprio la pena di andare.

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