Cartolina #1 – Livingstone Independent: la musica italiana indipendente a Bruxelles

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Era l’ora. Finalmente mi sono decisa a parlare della città che mi ospita (e che piano piano diventa sempre più una seconda casa) da un anno e un mese esatto. Il Cuore dell’Europa, la città delle frites, della birra, delle gaufres e degli specouloos, la città del Manneken Pis e dei graffiti nascosti nei vicoli o in cima ai palazzi. La città dove il cielo è sempre grigio, ma che quando c’è il sole si trasforma e ti fa chiedere se per caso qualcuno ti abbia spostato in un altro luogo e tu non te ne sia neppure reso conto. La città fatta da tante altre città (sono ben 19 i comuni che compongono la regione di Bruxelles-Capitale), che ha 3 lingue ufficiali e chissà quante lingue ufficiose. La città in cui nell’arco di una giornata parli come minimo tre lingue diverse, e incredibilmente chi ti ascolta, ti capisce. Insomma, per farla breve, mi sono decisa a parlare di Bruxelles.

Ma se cercate una tradizionale guida turistica – mi dispiace deludervi – non è qui che la troverete. In queste cartoline occasionali cercherò di parlare di luoghi, ma soprattutto di persone. Vi parlerò di chi – spostandosi dal Bel Paese – ha trovato proprio qui il luogo ideale dove realizzare un sogno, un progetto, qualcosa di cui vale la pena parlare (almeno per me).

E da dove potrei partire se non facendo una scelta esclusivamente campanilista? Ebbene sì, la prima cartolina parlerà di Toscana, ma anche di musica italiana indipendente in generale e ovviamente di voglia di mettersi in gioco.

Se siete attenti lettori di 5AVI, sicuramente non vi sarà sfuggito il mio reportage dedicato al Beat Festival di Empoli in cui vi ho raccontato di come mi fossi felicemente imbattuta nel track dell’Osteria Agricola Toscana di Bruxelles, gestita dal sanminiatesissimo Fabio Panchetti. Ebbene, proprio a Bruxelles sua figlia Camilla ha deciso di dar vita al suo sogno: la Livingstone Independent Asbl (qui). Qualche giorno, fa sedute ad un tavolo in osteria e in compagnia di un buon bicchiere di vino che misteriosamente non si svuotava mai, abbiamo parlato insieme di come il suo sogno è diventato realtà.

I clienti dell’Osteria Agricola Toscana in attesa di un concerto dal vivo

  • Bene Camilla, innanzitutto presentati. Chi sei? E che ci fai a Bruxelles? 

Sono Camilla Panchetti, ho 21 anni e sono arrivata a Bruxelles a novembre 2013 insieme ai miei genitori che hanno aperto qui l’Osteria Agricola Toscana, dove da un po’ di tempo ho iniziato ad organizzare degli eventi.

  • Come sono stati i primi tempi a Bruxelles? 

I primi tempi sono stati un po’ duri: mi sentivo un po’ sperduta. Avevo 17 anni e dovevo finire le superiori. Mi sono ritrovata da un momento all’altro all’interno di un sistema scolastico completamente diverso da quello italiano. Per questo dopo qualche mese sono tornata in Italia. Solo dopo aver finito la scuola sono partita di nuovo alla volta di Bruxelles per iscrivermi all’università e ovviamente per lavorare in osteria.

  • L’università è andata meglio? 

Inizialmente mi sono iscritta a economia, ma dopo qualche mese ho capito che non faceva per me. Per fortuna poi ho deciso di cambiare e iscrivermi a Comunicazione e lì mi sono follemente innamorata.

  • È quindi grazie all’università che si è accesa la lampadina dell’organizzazione degli eventi o c’era già qualcosa prima? 

C’era già qualcosa prima. Quando ero ancora iscritta a economia ho organizzato il primo evento in osteria: il concerto di Cecco e Cipo. Mi è piaciuto così tanto occuparmene che ho deciso di continuare. Pochi mesi dopo mi sono messa alla ricerca di nuovi gruppi da portare in osteria spulciando Youtube in lungo e in largo. Grazie al suggerimento di un’amica ho invitato a suonare Gli Amanti e da lì non mi sono più fermata. Per questo motivo babbo mi ha proposto di aprire un’ASBL e iniziare a fare le cose per bene.

  • Ma che cos’è un’ASBL? 

ASBL sta per Association Sans But Lucratif , ovvero “associazione senza scopo di lucro” . Si tratta di un tipo di associazione, che come si evince dal nome, non permette di realizzare dei guadagni ma che ha uno scopo sociale ben definito. Quello della Livingstone Independent consiste nella promozione di musica indipendente a livello internazionale tramite eventi, workshop e conferenze. Ancora non riesco ad occuparmi di tutto, ma almeno ho fatto un primo passo grazie ai concerti che organizzo qui. In qualità di presidente dell’associazione potrei percepire uno stipendio, ma questo – almeno per ora – non è il mio caso! È anche vero che sono all’inizio e per il momento ciò che più mi interessa è promuovere qui la musica indipendente che scopro e che mi piace far scoprire agli altri.

Il logo della LIvinstone Independent

  • Quando è nata esattamente l’ASBL? E perché si chiama Livingstone Independent? 

La Livingstone Independent è nata nell’aprile 2017. Si chiama così perché l’osteria si trova in Rue Livinstone e perché l’associazione mira a far conoscere la musica indipendente. Il logo rappresenta una barchetta ed è un omaggio allo stesso David Livingstone, esploratore scozzese che ha vissuto nell’800.

  • Qual è la parte che più ti piace nell’organizzazione degli eventi? 

Mi piace mettermi alla ricerca dei gruppi da far suonare. Ma mi piace molto anche far vivere loro l’esperienza del concerto in osteria. Quello che offro alle band è fondamentalmente una vacanza a Bruxelles,  durante la quale hanno anche l’occasione di poter suonare e far conoscere la loro musica ad un pubblico diverso e con cui riescono a stare a stretto contatto. Nel locale infatti non c’è un palco e i clienti sono vicinissimi ai musicisti: si viene sempre a creare un’atmosfera familiare in cui tutti si sentono a loro agio.

  • Qual è stato l’ultimo evento che hai organizzato?

Ho organizzato l’ultimo evento sabato 30 settembre con il concerto de La Gerberette – gruppo di Siena che ho scoperto per caso su Facebook e che ho sentito dal vivo qualche anno fa. Dopo averli riascoltati nei mesi scorsi ho deciso di invitarli a suonare. Il live è andato davvero bene, i ragazzi hanno saputo coinvolgere tutti! In più abbiamo deciso di omaggiare la città di Livorno colpita da una tremenda alluvione i primi di Settembre, e lo abbiamo fatto a modo nostro. Prima del live ho distribuito tra i tavoli il testo di Madame Sitrì di Bobo Rondelli e chiesto alla band di imparare gli accordi. A fine serata tutti, dal gruppo al pubblico fino ad arrivare allo staff si sono messi a cantare la canzone. È stato un momento davvero magico ed emozionante.

  • L’osteria non è frequentata solo da clienti italiani ma anche da molti stranieri, qual è la loro reazione quando si trovano davanti degli artisti italiani, per lo più di nicchia e poco conosciuti anche in Italia?  

Inizialmente è stato difficile fare questo tipo di proposta al pubblico straniero. Ma le finestre del locale aperte sulla strada hanno decisamente aiutato. I passanti, incuriositi da quello che vedono – e sentono – hanno cominciato ad affacciarsi e ad entrare, rimanendo sempre positivamente colpiti dai gruppi che suonano. Pensa che ormai abbiamo un cliente che viene appositamente per i concerti e che si compra tutti i cd delle band!

I cd delle band che si sono esibite in osteria

  • Anche per gli stessi gruppi immagino sia una bella emozione e soprattutto un’occasione … 

Certo! Una cosa che faccio per far entrare tutti nel mood del gruppo che suona è quello di mettere in sottofondo la loro musica prima del concerto: così tutti – per primi anche noi dello staff – in qualche modo imparano le loro canzoni e le cantano una volta che il live inizia. Immaginati questi gruppi italiani che a migliaia di chilometri da casa trovano un pubblico che sa le canzoni, compra il loro cd e vuole addirittura l’autografo!

  • Puoi raccontarci qualche episodio che ti è capitato e che ti è rimasto in testa? 

Due cose in particolare penso non mi scorderò più. La prima è successa con Gli Amanti. Dopo il concerto decido di portarli in giro per la città, straconvinta ormai di conoscerla perfettamente. Peccato che al momento di rientrare – pur fingendo di sapere esattamente dove fossimo – mi accorgo che ci siamo persi e di non aver assolutamente idea di come tornare a casa. Alla fine mi sono dovuta rassegnare e chiamare un taxi, ma è stata una sconfitta personale! Lo scorso luglio invece ho rischiato di dover annullare una serata già programmata da mesi. Pochissimi giorni prima dell’evento in questione – il concerto degli Juredurè – scopro che proprio il giorno del concerto sarei dovuta tornare in Italia a tutti i costi. Dopo qualche attimo di panico decido di provare a spostare il concerto al giorno dopo: di domenica, quando di solito l’osteria e chiusa e il quartiere – quello europeo – è ovviamente spopolato.  Durante la prima mezzora il locale era completamente deserto ed io ero terrorizzata. Poi la magia della musica ha fatto il suo dovere: in poco tempo l’osteria si è riempita e il concerto è stato un vero successo!

  • Quali sono i prossimi artisti che chiamerai a suonare in Osteria? 

Il prossimo 28 ottobre si esibirà Angelo Gregorio, musicista jazz italiano che vive a Bruxelles che ha appena pubblicato il suo primo disco. Il 25 novembre arriverà invece il vicentino – anche se non si direbbe – Phil Reynolds, che mi è stato consigliato dalla stessa amica che quando tutto è cominciato mi segnalò Gli Amanti. Inoltre, mi sono già messa a lavoro per trovare altri musicisti per il prossimo anno e sto anche iniziando a pensare concretamente di organizzare degli eventi anche al di fuori dell’Osteria, in altri locali di Bruxelles. Per finire, vorrei – e potrei –  iniziare a gestire in prima persona i tour in giro per l’Europa di qualche artista italiano. Ancora non si sa come andrà, ma ci sto lavorando e speriamo bene!

Camilla, i cd … e il vino!

  • Ultima domanda: chi è l’artista che vorresti a tutti i costi portare a suonare in Osteria? 

Sono tanti gli artisti che vorrei! Mi piacerebbe un sacco Motta, ma anche Mannarino o i Management del Dolore Post Operatorio, ma anche gli España Circo Este! Se mi metto a pensare a qualche nome non finisco più!

A Camilla non posso che fare un in bocca al lupo grandissimo e tutti i miei complimenti per essersi lanciata in quest’avventura che è appena iniziata ma che ha tutte le premesse per arrivare molto in alto. Sognare in grande non è mai sbagliato, specialmente se ci si mette la faccia e si prova a far diventar reale quello che abbiamo in testa.

A tutti voi invece do l’appuntamento per la prossima cartolina, e chissà … forse le strade delle Cartoline da Bruxelles si incroceranno di nuovo con quelle della Livinstone Independent!

 

Autore

Laureata in Relazioni Internazionali, grafomane convinta, amante delle lingue straniere, della comunicazione e della politica. Con la testa perennemente tra le nuvole, mantengo i piedi per terra osservando il mondo e provando a raccontarlo.