The Desaturating Seven: la svolta psichedelic-funk dei Primus

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Eccentrici, bizzarri, stravaganti, istrionici. Gli aggettivi con cui si potrebbero definire i Primus e il loro stile si sprecano; da sempre a cavallo tra il funk, il metal, e qualche volta anche con venature psicheliche e folk. Nel corso della loro ormai trentennale carriera si sono conquistati la fama e l’apprezzamento del pubblico, grazie anche all’indiscussa abilità al basso e al virtuosismo del suo fondatore nonché frontman Les Claypool. L’anticonformismo e la voglia di essere originali, nel sound come nella scelta dei titoli per i propri album e le proprie canzoni, e anche nell’outfit, ha da sempre contraddistinto Les Claypool e soci. Dopo una periodo di inattività tornano a pubblicare un album di inediti, dal titolo The Desaturating Seven

Primus (Da sinistra: Les Claypool, Brian Mantia e Larry LaLonde)

Reunion e nuovo album dopo tre anni di pausa 

Sono passati infatti tre anni dal loro ultimo album, Primus & The Chocolate Factory With the Fungi Ensamble, tributo alla colonna sonora del film Willy Wonka e la Fabbrica di Cioccolato del 1971, quest’anno sono tornati sulle scene con il loro nono album in studio, The Desaturating Seven, ispirato al libro illustrato per bambini The Rainbow Goblinsscritto nel 1978 dall’italiano Ul de Rico , nel quale sette Goblin tramano per impossessarsi dei colori dell’arcobaleno. Atmosfere fiabesche e surreali perfettamente trasposte in musica da Les Claypool e soci, qui riuniti nella formazione “originale” con Tim Alexander alla batteria e Larry Lalonde alla chitarra. 

Un “viaggio” fra atmosfere oniriche, fiabesche e psichedelia 

L’ultima fatica dei Primus si riallaccia in qualche misura con l’album Green Naugahyde del 2011, contraddistinto da una vena funk-rock più minimalista e scarna rispetto ai lavori precedenti. A farla da padrone qui sono tinte e atmosfere surreali, fiabesche, a tratti psichedeliche e doom. 

Il primo brano, “The Valley”  proietta da subito l’ascoltatore nell’ambientazione surreale e fiabesca del racconto, quasi come se fra la “valle dell’arcobaleno” descritta nel racconto illustrato e quella descritta con le note da Les Claypool e soci non ci fosse soluzione di continuità, il tutto reso ancor più allucinante dalla voce “alterata” di Claypool che ci introduce nel racconto e ci descrive i Goblin nel loro tentativo di rubare l’arcobaleno.

Once there was a land that lived in fear of seven goblins. The goblins fed on color. They plowed the valleys and climbed the highest mountains looking for rainbows. And when they found one, they caught it in their lassoes and sucked the colors up, filling their bellies with its bright liquid. Only one place in the land had never known goblin fear; a hidden valley called the “Valley of the Rainbow,” where great arches of color were born. There, the animals lived in paradise.

The Seven” è un breve caleidoscopio di colori con il quale ci vengono tratteggiati i Goblin nel loro assurdo e perverso progetto di furto dell’arcobaleno, il tutto sorretto dal sostenuto giro di basso e dalla chitarra che dipinge  con gli effetti pennellate psichedeliche. Anche questo brano, assieme a “The Scheme” è stato lanciato come singolo promozionale per l’uscita dell’album.

Si arriva al primo dei tre brani di lunga durata dell’album, “The Trek“, che come suggerito dal titolo stesso, è il viaggio che l’ascoltatore compie per raggiungere la “valle dell’arcobaleno”, unico luogo dove i Goblin non sono ancora riusciti ad attuare il loro folle progetto. Dopo un intro fiabesco e surreale con l’arpeggio di chitarra, inizia un tratto quasi “folk” con i cori di Claypool, il giro di basso e l’effetto cornamusa sullo sfondo, in un susseguirsi di atmosfere surreali, psichedeliche e folk. Uno dei brani più notevoli di tutto l’album.

The Scheme” è un altro brano molto interessante, più corto rispetto al precedente, ma molto coinvolgente e godibile con un ritmo dinamico e incalzante grazie al lavoro al basso di Claypool e al drumming corposo di Alexander. Fra l’altro è uno dei due brani ad essere stato distribuito come singolo di lancio per l’album, una scelta azzeccata.

Con un repentino e improvviso passaggio si arriva a “The Dream“, probabilmente il brano più spiazzante e “disturbante”, con i suoi effetti psichedelici e doom  applicati a chitarra e basso, l’andamento lento di basso e batteria, quasi a voler provocare nella mente dell’ascoltatore un trip dovuto all’uso di acidi o qualche altra sostanza psicotropa. Anche questo risulta uno dei tre brani “lunghi” dell’album e uno dei più riusciti.

The Storm” si apre con un tuono e un ritmo lento e cadenzato, che viene poi ad essere rimpiazzato da un progressivo crescendo di volume e velocità che si dipana per tutto il brano, a voler evocare l’arrivo del temporale, con le sue nubi nere cariche di pioggia, di tuoni e fulmini. Altro brano ben congegnato e costruito da Claypool e soci.

Si giunge poi all’epilogo di questo rapido viaggio con l’ultimo brano, intitolato per l’appunto “The Ends?“, con un punto interrogativo che ben si riallaccia con l’atmosfera onirica, surreale e fiabesca dell’album, quasi a voler instillare nell’ascoltatore il dubbio di trovarsi in un mondo fantastico o nel mondo reale, dove il confine fra realtà e immaginazione è estremamente sfumato e quasi indistinguibile. 

In conclusione, un “trip” funk- psichedelico- onirico targato Primus 

Dovendo tracciare un bilancio conclusivo al termine dell’ascolto dell’album, mi verrebbe da dire che sicuramente non si tratta dell’album migliore pubblicato dai Primus, e che si discosta molto dalle sonorità prorompenti e trascinanti dei loro album degli esordi e degli Anni Novanta, riallacciandosi di più a quel percorso minimalista intrapreso con Green Naugahyde. Un cambio di sonorità che comunque non ha intaccato la fantasia e l’abilità compositiva di Les Claypool, che anche grazie al suo anticonformismo è riuscito a rinnovare il sound della sua band trovando uno stile comunque efficace, che rende questo lavoro godibile, apprezzabile, interessante. Un album coraggioso per certi punti di vista, che probabilmente scontenterà un po’ i fan più ortodossi dei Primus, che tuttavia secondo me troverà modo di essere apprezzato e di ricevere la giusta attenzione del pubblico. Perciò, dico Viva Les Claypool, e viva i Primus!

Autore

Nato nel 1991, studente di Giornalismo e cultura editoriale a Parma, appassionato di motori, sport, calcio e musica. Amante della lettura, del caro vecchio Rock n’ Roll e super tifoso del Cagliari. Scrivo di musica perché sento di essere in debito verso questa nobile arte che tanto mi ha dato e a cui cerco di restituire qualcosa, sperando di render buon servizio.