Visioni da Cuba: ¿Entonces?, Aguas, Retratos e La Isla

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VISIONI DA CUBA, Raices Comunes

Grande successo per la mostra Visioni da Cuba, organizzata dall’Associazione Tra i Binari presso il Circolo Arci di Brusciana, inaugurata il 16 settembre scorso e visibile fino al 15 ottobre. L’idea della mostra è nata in seguito al progetto Raices Comunes (Radici Comuni) della Compagnia Teatri Tra i Binari diretta da Francesco Mugnari, con lo scopo di cercare altre forme di produzione ed un altro sistema di organizzazione della proposta culturale. Il grande progetto, tutto autofinanziato, ha condotto otto giovani artisti a intraprendere due viaggi a Cuba tra il 2016 e il 2017, grazie all’Associazione Amicizia Italia-Cuba che ha reso possibile questo incontro e interscambio culturale con alcune realtà teatrali e performative del luogo.
I tre giovani fotografi Simone De Fazio, Simona Fossi e Martin Hidalgo hanno collaborato alla realizzazione del documentario Cuentame Cuba di Filippo Ficozzi, che sarà proiettato l’ultimo giorno della mostra in una veste rinnovata rispetto al primo montaggio, oltre a perseguire una propria ricerca, sfatando i luoghi comuni che circondano Cuba e i suoi abitanti.

Retratos, Martin Hidalgo

ONE SHOT

I tre progetti fotografici, ¿Entonces? di Simone De Fazio, Aguas di Simona Fossi e Retratos di Martin Hidalgo, mostrano attraverso 18 fotografie, sei per ogni artista, tre diversi sguardi narranti. Altre immagini selezionate dagli artisti sono state stampate su cartoline acquistabili in loco, come ricordo della mostra. Abbiamo incontrato i tre fotografi per capire come hanno vissuto questa esperienza e parlare del loro personale lavoro di ricerca, ponendo a tutti la stessa domanda.

Cosa hanno rappresentato per voi questi viaggi intrapresi a distanza di poco tempo? Quali sono i temi sui quali vi siete maggiormente soffermati e che avete scelto di esporre nella mostra?

Simone De Fazio: Nel concreto questa esperienza ci ha lasciato questa mostra. È stata un’esperienza ricca, ci sono state anche molte interviste che abbiamo fatto per realizzare un documentario. Per me era la prima volta che andavo a Cuba e nei miei lavori ho voluto prendere le distanze dall’idea dei Caraibi. Con uno sguardo azzerato, senza preconcetti, ho cercato la normalità della vita dei cubani, attraverso gli occhi della strada. Ho lasciato che ciò che avveniva in strada mi catturasse. Il mio progetto si intitola ¿Entonces? e vuol dire Quindi? A Cuba ci sono il ballo e il canto, ma sono attrazioni proposte per il turista, in realtà c’è molto altro dietro. In questi lavori noi fotografi abbiamo cercato di rompere quei clichè, restituendo la stessa esperienza, ma vista da tre occhi diversi.

Aguas, Simona Fossi

Simona FossiOgnuno di noi come fotografo voleva essere testimone di quella realtà con i propri occhi, cogliere la nostra esperienza personale e raccontare le storie di cui eravamo testimoni. Da quest’idea sono nati tre progetti e spunti differenti. Personalmente ho trovato alcune storie parlando con le persone locali: pescatori, persone che ho incontrato lungo il fiume o nei villaggi sul mare, che avevano in comune l’acqua, da qui Aguas, rompendo i clichè. Durante la ricerca tutti abbiamo realizzato una serie di fotografie che abbiamo deciso di stampare in formato cartolina, messe in vendita all’entrata, che per i visitatori sono un ricordo della mostra. Se dovessi continuare questa ricerca vorrei realizzare un libro con tutte le foto che ho realizzato.

Martin Hidalgo: Il mio lavoro, Retratos, era incentrato sulla ricerca del vero cubano, la cubania, quello che balla, parla tanto, ma che per mantenersi arriva ad esercitare anche tre lavori. Con Retratos ho voluto rompere i clichè. Da ogni persona che ho fotografato mi sono fatto raccontare la loro vita. Ogni fotografia mi portava via almeno un quarto d’ora di tempo per parlare con le persone delle loro esperienze di vita. Il cubano è uno che lotta ogni giorno per vivere e io ho voluto riflettere questo nei miei lavori. Nessuno di noi era stato a Cuba e questo per noi è stato un lavoro di immersione, senza saper nuotare.

Chissà? Questo nuovo viaggio

In occasione dell’inaugurazione è stato presentato lo spettacolo La Isla, di Francesco Mugnari, con la partecipazione di Maria Capezzone, Simona Fossi e Martin Hidalgo. Durante il viaggio a Matanzas i giovani artisti della Compagnia Teatri tra i Binari hanno collaborato con il drammaturgo Ulises Rodriguez Flebes allo spettacolo Isla, avente per tema il viaggio, in senso lato. Lo spettacolo terminava con il testo di Josè Saramago, Il racconto dell’Isola sconosciuta, nel quale un uomo chiede una barca al re per intraprendere il viaggio verso l’isola sconosciuta. Ne La Isla i viaggiatori di Saramago sono sbarcati sull’isola sconosciuta.

Parole, immagini, azione

Da subito un’atmosfera surreale pervade la sala. Due donne con passo incerto e instabile sopra tacchi alti, entrano tra il pubblico seduto a terra, come due esploratrici. Una scenografia semplice formata da una panchina di legno e una grande rete da pesca, sono le co-protagoniste di uno spettacolo performativo, corporeo e viscerale. Tra attese, azioni ripetute con rigore quasi maniacale e silenzi, la prima parte de La Isla ricorda il teatro fisico moderno pervaso da un’aria orientale. I grandi ventagli usati ritmicamente dalle due donne e l’uso di una luce di contrasto le rende sagome scure, bloccate in un tempo che sembra infinito. Un cambio di luce netto, le urla isteriche di un bambino intento a giocare a domino e che non vuole andare via, una musica della santeria cubana, segnano il passaggio dalla performance alla parola. Ricordi, confessioni, delusioni, memorie e un amore dal retrogusto amaro, travolgono lo spettatore invitandolo a riflettere sull’umano.


Prendo in prestito le parole di Daniel Stein, traduttore e insegnate americano:

Penso che il teatro fisico sia molto più viscerale e che i pubblici siano influenzati molto più visceralmente che intellettualmente. La fondazione di un teatro è un’esperienza viva, umana, che è diversa da qualunque altra forma d’arte che io conosca. Il teatro vivo, dove esseri umani reali sono in piedi di fronte ad esseri umani reali, riguarda il fatto che tutti abbiamo messo quest’ora da parte; la condivisione va in entrambe le direzioni. Il fatto che sia una forma molto fisica, viscerale lo rende un’esperienza molto diversa da quasi qualunque altra cosa a cui partecipiamo nelle nostre vite.

Uno spettacolo e una mostra che noi di 5AVI consigliamo vivamente, per intraprendere un viaggio verso questo affascinante luogo magico, oltre i luoghi comuni.

Autore

Studentessa in Storia delle Arti Visive e dello Spettacolo presso l’Università di Pisa. All’età di 6 anni ho abbracciato l’affascinante mondo della danza e del teatro, che tutt’ora continua a regalarmi grandi emozioni.
“Che cosa è il teatro? Una delle testimonianze più certe del bisogno dell’uomo di provare in una sola volta più emozioni possibili”.
(Eugène Delacroix)