Fuoco Nero: vivere live nel mondo di GoT (e uscirne vivi e senza spoiler)

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Fuoco Nero: la prima volta che ho sentito rammentare questo nome è stato nell’ambito delle fiere del fumetto, da un’associazione di GDR live, i Secondi Figli.

Così chiamavano il loro GDR live basato su Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, che per chi conoscesse GoT solo per la serie tv, è il ciclo di romanzi da cui è tratto.

 

Nel mondo di George R.R Martin, cento anni prima

Le vicende di Fuoco Nero hanno luogo nella saga creata da Martin e uscita per la prima volta nel 1996, ma raccontano eventi accaduti cento anni prima, ossia il prologo degli eventi e delle cause che hanno portato i Sette Regni alla situazione inventata da Martin.

Attraverso Fuoco Nero, i giocatori nei live si ritrovano nei Sette Regni dopo la terribile guerra civile e la fallita ribellione dei BlackFire, che sembra ancora avere degli strascichi nelle terre di Westeros.

Entrare in gioco: cosa significare giocare live

Che differenzia un GDR da tavolo da un live?

Oltre al fatto che il proprio personaggio prende vita in carne e ossa (e si vede in molti anche la cura e l’estetica degli accessori e dello stile del PG scelto, nei Live), fare un GDR live in location magari a tema, ricercate e particolari, è un’esperienza unica e particolare.

Per viverla al meglio, sono andato lo scorso weekend a una sessione di Fuoco Nero sopra Bagno a Ripoli, in una struttura conventuale, dove si è svolta una delle sessioni di gioco.

Occasione ghiotta per parlare coi partecipanti e con chi cura e organizza questi eventi. Iniziamo con Virginia e Manuel, esponenti dello staff di Fuoco Nero e sceneggiatori trame.

(Virginia e Manuel in Live)

Come nasce è cos’è Fuoco Nero?

Virginia: Fuoco nero nasce nel 2012 dopo la sperimentazione della mini campagna “Le Cronache”, primo live di Fuoco che avvenne a settembre, ambientato alla Rocca di Ripafratta (PI), quella che in game sarà identificata come una delle Torri di Rocca Spezzata. Fuoco Nero cosa è: sulla nostra pagina è definito “il primo GrV italiano ispirato all’universo letterario fantasy-medievale creato dalla penna dello scrittore americano George R.R. Martin. Per me, invece, Fuoco Nero è un pezzo di cuore, di vita, una famiglia secondaria e una “droga” a tutti gli effetti.
Personalmente l’ho visto nascere, crescere e cambiare; grazie a questo ho conosciuto moltissime persone che sono poi entrate nella mia vita in maniera importante. Fuoco Nero è una vita alternativa a tutti gli effetti, io con i miei personaggi ho provato emozioni talmente potenti da piangere realmente o ridere di gioia.
Fuoco Nero è fatica, perché, specialmente per un Master, l’organizzazione e gestione degli eventi è molto pesante ma è anche e soprattutto soddisfazione. Una soddisfazione nel veder sviluppare le storie, vedere i personaggi e le persone crescere ed evolversi, che ripaga ampiamente la fatica fatta. Fuoco Nero è una parte di emozioni che nella vita reale non potresti provare.

Manuel: Fuoco Nero è una campagna di gioco di ruolo dal vivo (GRV) che nasce nel 2012 ambientata nel mondo del Trono di Spade, circa cento anni prima degli avvenimenti del primo libro. Abbiamo scelto di giocare il periodo delle rivoluzioni Blackfyre, rivoluzioni che tentano di spodestare i sovrani Targaryen dal trono di spade, attualmente è appena finita le seconda ribellione, terminata in una sanguinosa guerra nelle terre dei fiumi (luogo dove si svolge la campagna).

Cosa vi ha avvicinato per la prima volta all’opera di Martin e che differenze avete riscontrato fra i libri e la serie tv?

Virginia: Mi sono avvicinata a Martin subito dopo aver iniziato a giocare alle Cronache e ne sono rimasta totalmente folgorata, ho letto sia in italiano che inglese quasi tutto quello che si può trovare cartaceo e online e per me  è una vera e propria passione. La differenza? La differenza è che visto che i nostri giocatori sono fautori del proprio destino siamo arrivati spesso in punto dove la story line principale e tradizionale era per forza cambiata.
Un esempio tra i più eclatanti, l’estinzione della famiglia Tully; per il resto credo che Fuoco Nero e i romanzi siamo molti simili; il livello di immersione nella trama che presentano i giocatori è incredibile e come nel libro sono presenti amori, tradimenti, vendetta, paura, intrighi e morte, tutti elementi caratterizzanti dei libri.
La differenza invece tra i libri e la serie si nota soprattutto nelle ultime serie, dove la mano di Martin non è più pesante. Trovo comunque molto godibile la serie, basta guardare quella e i libri con occhi diversi e comprenderne la differente natura di entrambi.

Manuel: Adesso svelerò un mio segreto: non ho mai letto i libri di Martin, purtroppo quando mi sono interessato a questo mondo mi sono spoilerato tutto il contenuto del libro cercando informazioni su Wiki online per creare al meglio il mio personaggio, facendomi passare la voglia di leggere il romanzo.
Ho invece visto tutta la serie tv e posso dire che si nota una grande differenza tra le ultime serie e  le precedenti. Quelle sotto l’ala di Martin erano meno hollywoodiane, più lente, più descrittive, più caratterizzanti per i personaggi, le ultime hanno dovuto comprimere troppe pagine in poche puntate rendendo tutto molto frenetico e pieno di colpi di scena, salti temporali e combattimenti con effetti grafici da urlo.
Non so dire se mi dia fastidio il cambio di regia o no, so solo che non vedo l’ora che arrivi la prossima stagione.

La serie di GoT ha contribuito molto ad avvicinare al mondo di Martin il pubblico casuale?

Virginia: Assolutamente, con l’avvento della serie, le nostre utenze sono decisamente alzate. L’anno che al Lucca Comix presenziammo con lo stand ed era appena uscita la serie non c’era un passante che non ci riconoscesse come collegati a quello. Sicuramente i libri sono meravigliosi, ma la serie ha aiutato tantissimi a scoprire l’ambientazione, facendoli appassionare e quindi invogliati a leggere i libri e a giocare da noi.

Manuel: La serie tv ha contribuito tantissimo a far scoprire a tutti il mondo creato da Martin, l’ha reso un fenomeno mondiale. Purtroppo non tutti sono in grado di godersi un libro, ma una serie tv è apprezzata da tutti, dai più appassionati ai più pelandroni.

Qual è stata la vostra reazione dopo il primo GDR live che avete fatto?

Virginia: Il primo live fatto è stato appunto uno dei primi live delle Cronache, dopo ho giocato per quasi tre anni come player prima di diventare Master. Dopo la prima esperienza ero completamente esaltata, non credevo realmente di aver vissuto quella giornata con il nome di Lady Theana Bolton, anche perché in quel bosco ci ero finita quasi per caso. Ero talmente entusiasta che cominciai a contattare tutti i ragazzi per capire come entrare in maniera stabile e giocare ancora, e tornata a scuola (all’epoca facevo la quarta superiore) ho cominciato a cercare di coinvolgere tutte le amiche che potevo. Ho persino coinvolto mio fratello di dieci anni, che ha continuato a giocare per diverse sessioni e i miei genitori che hanno provato l’esperienza ed erano molto entusiasti.

Manuel: Il mio primo GDR live è stato con i Secondi Figli, una campagna Beta Test di Fuoco Nero, chiamato “Le cronache”. Ai tempi giocai un bruto di oltre la barriera insieme ad altri ragazzi; era nostro compito rendere difficile la vita degli avventurieri venuti nelle nostre terre, una giornata passata tra attacchi a sorpresa e tentativi di dialogo finiti male. Mi divertii a giocare con queste persone tanto folli da fare tutto questo e mi ritrovai a condividere con loro una passione bellissima.

 Perché una persona dovrebbe provare a fare un GDR live?

Virginia: Il Gioco di Ruolo è terapeutico, ci sono moltissimi studi sulla cosa, ho visto letteralmente con i miei occhi ragazzi con forti difficoltà a socializzare o poco sicuri di se stessi cambiare totalmente dopo qualche sessione. Trovare degli amici, un gruppo con cui scherzare e di cui avere fiducia, perché dopo che hai sconfitto un cattivo in armatura non puoi aver paura dei bulli a scuola o della professoressa.
Personalmente mi ha cambiata, mi ha resa più sicura, più forte e fatto conoscere altre persone “strane” come me, quindi sapere che non sei sola è sempre molto bello.
Abbiamo avuto anche ragazzi molto giovani che sono cresciuti con Fuoco Nero e sono maturati tantissimo, inoltre è un’esperienza e come tale non ha senso non provarla almeno una volta.

Manuel: Ho sempre detto che il GRV è un gioco, ma è anche una terapia per ragazzi con problemi di timidezza o con problemi a socializzare. Dietro un armatura non sei più un ragazzo qualunque, interpreti un eroe di guerra, un condottiero, un Lord carismatico, e questa maschera ti aiuta a giocare il ruolo, a parlare come se tu non fossi timido, e di conseguenza ridi quando il personaggio vuole ridere e piangi per la perdita di un compagno di avventure. Tutte queste emozioni ti restano dentro una volta tolta l’armatura, rendendoti una persona migliore, più completa e più sicura di sé. Un saggio disse: “Dopotutto se ho potuto parlare di fronte a cinquanta persone non è merito del personaggio, ma è lui che devo ringraziare se adesso riesco a parlare con te.”

(Agostino durante il Live)

Per andare ancora più a fondo, ho scambiato due parole anche con Agostino, Master e fondatore, e Clara, responsabile media dei Secondi Figli.

Come nasce e cos’è Fuoco Nero?

Agostino: Fuoco Nero nasce sulla scia di “Le Cronache GrV”, una serie di cinque live ambientati nel mondo delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, circa cento anni prima degli eventi raccontati nei libri. Dal successo delle Cronache è poi partita la campagna Fuoco Nero, ambientata pochi anni prima delle Cronache, al termine della ribellione Blackfyre. Rispetto alle Cronache, che avevano una impostazione basata più sulla storia centrale, Fuoco Nero fa della libertà d’azione il suo punto forte. Lo scontro fra giocatori e il rapporto di questi con l’ambientazione è l’asse centrale della campagna, ma appunto la parola chiave è “libertà”: non c’è il “png del master”, immortale e fortissimo, perché, come Martin ci insegna, chi sgarra muore. E la storia seguirà il percorso tracciato dai giocatori, senza forzature o interventi dello staff, che si limiterà a muovere l’ambientazione in modo coerente con le azioni dei giocatori.

Clara: Fuoco Nero è la prima campagna di gioco di ruolo in Italia a tema Trono di Spade, che ha persino avuto la benedizione di Martin. Il nome della nostra associazione, “Secondi Figli”, c’è  stato indicato da lui in persona, con cui abbiamo avuto uno scambio di e-mail.
La campagna di Fuoco Nero nasce a seguito di sei episodi, oneshot a tema GoT, che noi chiamiamo “Le Cronache”, per volontà di tre amici, Mattero Romani, Francesco Bianco e Agostino Isca, che piano piano hanno messo su un gruppo eterogeneo, fino ad arrivare a quelli che siamo oggi.
Visto l’interesse e la voglia dei giocatori per le “Cronache” si è decido di iniziare una campagna, ambientata nella Terra dei Fiumi, cento anni prima dei libri. Il primo live si è tenuto a settembre 2012, presso la Rocca di Ripafratta, in collaborazioni con le associazioni che promuovono la tutela della Rocca. La scelta dei luoghi storici della Toscana come location dei nostri live, è stata una costante volutamente ricercata, perché l’idea di base era riscoprire luoghi poco frequentati ma affascinanti, grazie al gioco di ruolo. Questa scelta ci ha premiato e non sono mancate le collaborazioni con musei e siti storici.

Cosa vi ha avvicinato per la prima volta all’opera di Martin e che differenze avete riscontrato fra i libri e la serie tv?

Agostino: Di Martin ne ho sentito parlare fra amici, gli stessi con i quali poi abbiamo fatto partire Le Cronache. Le differenze fra serie tv e i libri sono talvolta irrilevanti, talvolta importanti, ma sono due prodotti diversi, rivolti ad un pubblico diverso e con mezzi narrativi diversi. In tv non si possono rendere le elucubrazioni mentali di questo o quel personaggio o usare tante comparse quante ve ne sono nei libri, per cui si deve ricorrere ad altri espedienti, più o meno efficaci.

Clara: Non conoscevo il mondo di Martin fino a quando non ho aiutato i ragazzi citati sopra alla realizzazione delle Cronache e poi dei live di campagna. Non ho letto tutti i libri di Martin, solo alcuni, perché poi ho iniziato a seguire la serie tv e le differenze erano notevoli. Sicuramente la narrazione dei libri è più dettagliata e meno sbrigativa, ti permette di comprendere pienamente le sfaccettature di un personaggio, che spesso nella serie sono solo abbozzate. Personalmente preferisco i libri, perché posso spaziare di più con la mia fantasia. Ormai la serie ha superato i libri, quindi seguo quella, convinta che Martin non finirà mai i suoi libri.

 La serie di GoT ha contribuito molto ad avvicinare al mondo di Martin il pubblico casuale?

Agostino: Assolutamente sì, senza la serie non avrebbe mai raggiunto questa popolarità mondiale.

Clara: Si, assolutamente. Io per prima non lo conoscevo come autore, ma perché non ero abbastanza nerd. Grazie ai miei amici e poi alla serie che ha reso ancora più famoso il nome di Martin, ho letto anche altri suoi libri.

(Clara durante una fase del Live)

Qual è stata la vostra reazione dopo il primo GDR live fatto?

Agostino: Era il lontano 2003 e mi ricordo di essere frastornato, perplesso, non capivo cosa stesse succedendo intorno a me e come si potesse fare così tanta interazione con una realtà fittizia. Ora mi sento un fesso a non averlo capito a suo tempo!

Clara: Il primo GrV l’ho giocato in Sicilia. Era un live fantasy Medievale e fu come entrare in una puntata di Fantaghirò (si, sono cresciuta bene durante gli Anni Novanta), con maghi, bardi, armigeri e incantatori. La cosa che mi colpì subito era lo stile di gioco, libero da “chiamate”, dove potevi interpretare un personaggio in maniera del tutto libera, con poche regole da seguire. Fui subito conquistata da questo mondo, dove per una sera, per un giorno o per cinque, potevi lasciarti tutto alle spalle ed essere un’altra persona.
Il primo live della campagna Fuoco Nero, con lo stesso stile di quello giocato in Sicilia, libero e con poche regole base, lo ricordo come fosse ieri. Ero un png che aiutava lo staff, ero in ansia e speravo che i giocatori presenti quel giorno si divertissero. Non era stato semplice organizzare il primo live, quindi ero carica e volevo fare bene, produrre emozioni e dare inizio a qualcosa di bello. Dopo cinque anni di campagna e la gente sempre più entusiasta, posso dire che la voglia di far bene e l’ansia non mi hanno lasciato, ma sicuramente sono cresciuta sia come organizzatrice, sia come giocatrice.

Perché una persona dovrebbe provare a fare un GDR Live?

Agostino: Ho sempre visto il GrV come una palestra di vita: si impara davvero tanto sull’empatia, sulle interazioni sociali, sulla politica; può insegnare a parlare in pubblico a chi non è in grado, ad imporsi a chi è remissivo. Lavorare di fantasia e progettare le prossime mosse per ottenere il risultato che ci si è prefissato e doverlo fare coinvolgendo altre persone: il divertimento è condiviso. È inoltre incredibilmente utile per guardare la realtà con occhio critico e non accettarla passivamente, per esempio nel capire come si sviluppano le trame e che queste, e dunque la realtà delle cose, è più complessa di come appare. Si potrebbe sintetizzare che il GrV aggrega, fa gruppo ed unisce. È vero sia per i giocatori che per lo staff; non per niente uno staff unito e affiatato riesce sempre a dare di più e questo i giocatori lo percepiscono, dando anche loro il massimo e creando armonia e fiducia reciproca, che è la base imprescindibile per il GrV.

Clara: È una bella domanda, ma la risposta è semplice: perché si può sognare e volare con la fantasia. Giocare di ruolo vuol dire diventare un’altra persona e fare cose che nella vita normale non faresti. Dimenticare il tuo carattere, il tuo essere ed entrare nella mentalità e nella psicologia di un personaggio, può aiutare ad essere più estroverso, ad interagire con altre persone, senza aver paura di non piacere o di non essere adatti. Quando giochi sei libero, puoi essere chiunque tu voglia e alla fine avrai conosciuto un lato di te che non pensavi potesse esistere. Ho visto tanta gente acquistare più sicurezza grazie al gioco di ruolo, ad esternare meglio le loro emozioni, ad essere più aperti verso gli altri. Potrei dire, in base alla mia esperienza, che il gioco di ruolo è terapeutico e lo consiglio a tutti. Inoltre, il gioco di ruolo ti permette di avere tanti amici, come nel mio caso.  In questi sette anni, tra oneshot e campagna, ho conosciuto gente meravigliosa, proveniente da diverse regioni italiane, che ad ogni live con il loro affetto mi scaldano il cuore. Poi se sei fortunato come me, giocando, giocando conosci l’amore della tua vita e continui a giocare con lui, contro di lui o a fare trame per far giocare gli altri.
In conclusione, per me il Gioco di Ruolo è la porta su infiniti mondi, che ti permette di creare una vasta rete di relazioni sociali e scoprire siti e location dall’alto valore storico e artistico che difficilmente avrei raggiunto.

Fuoco Nero è una bella esperienza (e sono ancora vivo)

 Alla fine della giornata, dopo vari colpi di scena, tradimenti, avvelenamenti e morti più o meno violente (ed essere ancora vivo per raccontarlo), posso dire che, se siete appassionati dell’opera di Martin, Fuoco Nero è il GDR live fatto per voi.

Vi cala a trecentosessanta gradi nel mondo di Westeros, delle sue trame e delle sue storie e siete voi a decidere il vostro destino, se siete scaltri a sufficienza da evitare le alleanze e le amicizie in live sbagliate.

(Non è una saga ispirata a Martin se non ci sono morti…)

Foto © Enrico Bertelli “Taigermen”

Come, sempre qualche utile link se volete avvicinarvi a Fuoco Nero e ai Secondi Figli:

(Foto di gruppo dei Secondi Figli a fine Live)

Pagina FB Secondi Figli: https://www.facebook.com/SecondiFigli/

Sito Ufficiale Secondi Figli: http://www.secondifigli.org/

Pagina FB Fuoco Nero: https://www.facebook.com/FuocoNeroSF/

Autore

Nato e cresciuto nel Valdarno. Appassionato di Fotografia, Fumetti, Musica & Festival. Segue con la sua macchina fotografica le principali fiere del fumetto italiane e gli eventi musicali in Toscana. Fra le altre passioni, Cinema, Serie TV e segue e documenta la scena italiana del Wrestling da diverso tempo. Dal 2015 faccio parte di questa grande famiglia di 5Avi, con Nerd 4 Dummies.