Cose da gay

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Di stereotipi si muore

Guerre e pulizie etniche, secessioni e conflitti tra culture sono nati dagli stereotipi. Terribili stereotipi.

Certo, possono essere pure deliziosi, divertenti, rassicuranti e infilare in una scatola con l’adesivo bene in vista questa o quella categoria di cose, rende tutto più ordinato; più gestibile. Ordinare il mondo: ansia perenne e lavoro infinito dei sapiens! Eppure il mondo continua a girare per i fatti suoi, nel suo caos apparente. Lo farà dopo di noi: lo ha fatto prima di noi.

Siamo sicuri che semplificare ci aiuta davvero a capire le cose del mondo? Se assecondassimo quel moto invece di contrastarlo? Se smettessimo di fare scatoloni, scrivere etichette, classificare e schedare ogni cosa? Forse non saremmo più umani. O forse avremmo trovato la via della felicità.

Ma cercare il senso della vita qui, oggi, sarebbe folle. E nonostante qualche avvisaglia, chi vi scrive, conserva ancora l’illusione di aver tenuto lontana la follia.
Ci limiteremo ad elencarne qualcuno, di stereotipo, con un pochino di sarcasmo, perché quando ne scrivi, le cose cambiano di senso. Se sei gay si capisce…

Dolcezza

Se sei gay bevi tutte cose dolci, ti piace la fragola, e i cocktail fruttati (impazzisci per la caipiroska!). Bevi vino bianco e adori le bollicine. Più c’è zucchero meglio è.

Peli

Se sei gay odi i peli. Ogni bulbo pilifero deve essere estirpato. Le sopracciglia devono diventare delle leggere ali di gabbiano pronte a spiccare il volo verso cieli arcobaleno.

Guillermo Diaz, noto attore americano gay, non proprio glabro.

Cura del corpo

Se sei gay devi profumare. Del resto le pubblicità ermetiche dei profumi griffati Armani e D&G le fanno per te!
Le creme sono un toccasana, perché vuoi una pelle morbida e luminosa. Le rughe andranno via tutte, o almeno il tuo inconscio le farà scomparire dallo specchio.
I massaggi e le alghe orientali non sono mode ma le scoperte del secolo. E anche se fossero solo mode, tu non sei mica l’ultimo degli imbecilli!

Il mondo della ‘mUda’

Un gay è sempre alla moda. Segue con meticolosa attenzione le passerelle, gli stilisti emergenti e conosce tutti i negozi per cui valga la pena consumare il tempo. Il mondo fuori non capisce che un poncho è stile e che “oggi vi sembra una cosa bizzarra, ma domani andrete tutti in giro in poncho e noi vi derideremo perché siete già out!”

Alcuni Partecipanti a Pitti Uomo.

Parole

Se sei gay parli diverso. Usi “tesoro”, “amore”, “amo”, “bella” o “love”. Non ti piace, “adori”; non ti vesti ma “scegli un outfit”.

Sport

Se sei gay e ti piace lo sport, giochi a pallavolo, tennis, fai nuoto o danza; odi il calcio, il rugby, il surf e la Formula 1, ma non chi li pratica.

Keegan Hirst, rugbista inglese gay.

Quanto di questa lista ha senso e quanto non lo ha, riguarda voi e solo voi. Quanto delle vostre certezze in materia e frutto di esperienze reali e quanto di un pregiudizio somma di luoghi comuni?

Ecco, ci sono stereotipi veritieri che descrivono usi e costumi della maggioranza di gruppi di persone, che hanno una storia, non nascono sui cavoli. Sono indotti, dai media, da referenti intellettuali, da interessi economici e politici; ma quasi sempre sono il parto semplice di persone comuni che spesso hanno fondamento e almeno i grandi numeri sono lì a confermarlo.

A volte, i nostri stereotipi sono comodi per riordinare ciò che non capiamo. A volte raccolgono la realtà più visibile di una categoria di luoghi cose o persone. Sono superficiali e per questo non veritieri. A volte i pregiudizi sono solo aneddoti divertenti per inventare barzellette: il carbone dell’ironia. Poi ci sono stereotipi deformanti, che occultano la realtà, la descrivono in modo superficiale, a volte discriminante, trasformando ciò che balza agli occhi solo perché si nota di più, in verità indiscutibili.

Gli stereotipi in testa li abbiamo tutti. Ma vanno messi in discussione ogni tanto, o smetteranno di corrispondere alla realtà. A volte questo modo superficiale di uccidere la complessità ci rende incapaci di vedere; spesso ci toglie la curiosità di capire come cambia il mondo.

Ogni tanto dobbiamo revisionare la nostra cassettiera per catalogare il mondo con le etichette che merita.

Autore

Sardo di nascita, vivo a Firenze dai lontani tempi dell’università. Rimango sardo perché mi va e perché fiorentini non si diventa. Mi piace fare tutte le cose banali. Adoro i luoghi comuni, mi sforzo di essere hipster per occultare i mio lato nerd. Vorrei essere più alto. Amo incondizionatamente chiunque nutra la mia autostima. Credo che il mondo sarebbe più bello se fossimo tutti più stupidi.