Con “To the bone” Steven Wilson indica la via della musica

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Lo dico da mesi, o almeno da quando ho ascoltato la prima preview, Steven Wilson è davvero in stato di grazia. L’ultima fatica dell’artista britannico si intitola To the bone  e non ho difficoltà ad affermare che si tratti del disco dell’anno. Un disco colorato, moderno, senza nostalgie, ma con saggi rimandi all’ottimo prog-pop del passato (Peter Gabriel, Tears For Fears, Talk Talk). Una modesta ma chiara presa di posizione contro l’imperante minimalismo della musica leggera odierna.L'immagine può contenere: una o più persone, cielo, folla e spazio all'aperto

L’intuizione di Steven Wilson è illuminante: il terreno su cui si muove da rinascita della musica è il pop di qualità. Ne è la prova il singolo Permanating, per cui alcuni fan di vecchia data hanno manifestato disappunto, accusando Wilson di essersi “venduto” (ma che noia!). Possibile che avendo bazzicato per anni il circuito prog-metal  con I Porcupine Tree Wilson si fosse accattivato la simpatia di metallari testardi e ortodossi, ma quando su una pagina di fan club ho letto un post di nome “Merdanating” ho capito da che parte dovevo stare. Perché se vendersi vuol dire scrivere pezzi così tosti, voglio sapere dov’è che si firma.

Credo che, soprattutto nella musica rock, sia andato perso un certo tipo di approccio in termini di composizione. Questo approccio invece vedo che è ancora presente nell’hip-hop e nell’R&B. Pop e rock a mio avviso sono diventati troppo conservativi. Mi mancano quei grandi album che erano in grado di essere sperimentali e mantenere comunque un’accessibilità senza che questa li rendesse banali. Ci sono ancora artisti di questo tipo ma non certo come un tempo.

Steven Wilson

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Il pezzo forte del disco è Pariah, dove Wilson si avvale ancora una volta della collaborazione di Ninet Tayeb, una bravissima vocalist israeliana con cui lavora già da qualche anno. La voce di Ninet porta davvero il pezzo una spanna più su, e basta dare un’ascoltata alla demo che trovate nella deluxe edition per rendersene conto. Quella della bella Ninet però non è l’unica voce femminile del disco: Sophie Hunger duetta con Steven nella claustrofobica Song of I.

Altra cosa: è particolarmente interessante il modo in cui Wilson ha deciso di impostare la campagna promozionale di questo prodotto. Alla data di uscita del disco metà delle canzoni era già disponibili su YouTube, per mezzo di video ufficiali sul canale VEVO dell’artista. Campagna autolesionista? Tutt’altro. I fan sapevano fin da subito di che tipo di disco si trattava e i biglietti per il tour sono andati a ruba. Wilson è avanti anche su questo, anticipando il dibattito sulla decadenza del disco fisico, Steven Wilson non punta sulle vendite, che pure vanno bene, ma sul mercato digitale e sull’esperienza dal vivo. E non è poco, né da tutti. Buon ascolto.

Autore

Nasco a San Miniato nell'estate del 1990. All'età di tre giorni mi trasferisco a Gavena dove tuttora vivo. Fino a tredici anni volevo diventare il più grande calciatore della storia, l'incontro con il rock ha cambiato tutto. Tra una suonata e l'altra, nel 2014 mi laureo al Dams di Firenze.