Beren e Lùthien

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Voi

Questa è in assoluto la prima volta in cui non aggiungo nessun completamento al titolo dell’articolo. C’è un solo motivo: la musicalità che i due nomi creano insieme non ha bisogno di nessun’altra componente addizionale.

Mi trovo oggi in una situazione molto speciale, mi trovo a scrivere di una storia che avete scelto voi lettori con il sondaggio del 26 giugno in cui venivate invitati a scegliere di quale tra quattro romanzi scelti da noi in uscita a giugno avreste voluto la recensione. La quasi totalità dei voti è andata appunto a Tolkien, seguito da Grisham e con Moccia e Atwood a pari merito.

Un commento

Il modo migliore per descrivere questo racconto lo ruberò proprio da uno dei commenti che una nostra lettrice ha scritto, definendo la vicenda di Beren e Lùthien come “la storia più bella dell’universo tolkeniano”.

Ebbene, sono mediamente appassionato a Il signore degli anelli e a Lo Hobbit, li ho letti come si leggono i classici della letteratura e mi hanno coinvolto a sufficienza per affermare che è vero, Beren e Lùthien hanno una certa magica attrazione.

Filologia

Partiamo con il constatare che quello uscito a giugno non è un vero e proprio romanzo di Tolkien, o meglio non del Tolkien che conosciamo tutti, padre di Frodo e Bilbo e il resto delle compagnie. Beren e Lùthien appare come un tentativo filologico del figlio di John Ronald Reuel, ovvero Christopher, della leggenda dei due amanti.

Egli cerca infatti di esporre nel modo più completo possibile la genesi e i cambiamenti, i coinvolgimenti con i tempi ai più conosciuti di Frodo e della compagnia e i legami ancestrali che questo vero e proprio mito ha, per esempio, con la vicenda più famosa di Arwen ed Aragorn. Non è quindi, a mio parere, un libro per tutti, restringendo il campo ai lettori che più si sono appassionati all’universo della Terra di Mezzo e che desiderano spulciarne tutte le sfaccettature.

La vicenda

La prima versione della storia descrive Lùthien come un’elfa, Beren come uno gnomo, che nell’universo di Tolkien altro non è che un appartenente del popolo elfico dei Noldoli. Beren si innamora perdutamente dell’elfa, tanto da promettere al padre di lei che avrebbe affrontato una terribile impresa per recuperare un silmaril, ovvero una delle tre gemme magiche create dall’elfo Feanor e dal valore inestimabile. Beren rimane intrappolato e riesce a salvarsi solo con l’aiuto di Lùthien che riesce a riportarlo a palazzo.

Il minuzioso lavoro analitico di Christopher ci porta alla conoscenza di tutte le varianti del mito, dall’identità dello stesso Beren che da elfo viene nelle versioni successive descritto come uomo (fulcro importantissimo per il dualismo mortale-immortale che si viene a creare nella coppia) ai nemici che inizialmente sono gatti e poi orchi.

Tolkien il vecchio

Ma al di là della vicenda filologica, ciò che risulta ovvio leggendo le parole di J.R.R. è che davvero la storia di Beren e Lùthien è la più bella dell’universo della Terra di Mezzo, ma a mio avviso anche una delle più pure e intense mai scritte. Tolkien non solo è riuscito a creare una società, con le sue avventure e i suoi colpi di scena, con la sua storia radicata nella mente dei personaggi, ma è riuscito anche a creare, per questo universo, i miti e le leggende con le proprie varianti che le danno allo stesso tempo concretezza e atmosfera fiabesca.

Considerazioni finali

In un tempo in cui sembra che non ci siano più storie da raccontare, che non resta altro che riproporre con metodi nuovi e spesso deludenti avventure già scritte, che non si riesca a fare nient’altro che proporre la novità solo nei modi snaturanti del mondo cinematografico contemporaneo e non nella sostanza delle storie, sapere che qualcuno, tempo addietro, abbia non solo scritto un mito, ma elaborato, in una sola vita disponibile, anche una serie di varianti valide, pone una: quella nella fantasia.

Autore

Di sangue napoletano, di crescita senese, di maturità fiorentina passando per le strade bolognesi, romane e milanesi. Scrivo da paranoico, leggo da affamato. E amo spendere soldi.