“Atomica Bionda”: non è oro tutto quel che luccica, potrebbe essere biondo platino

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Una rapidissima recensione estiva

Voi non avete voglia di leggere. Io non ho voglia di scrivere. Il mio computer non ha voglia di rimanere acceso…

“Salva bozza”.

In fondo è agosto un po’ per tutti, no? E proprio perché è agosto e Lucifero picchia duro, ho pensato bene di rifugiarmi al fresco di un multisala. In questo periodo dell’anno c’è penuria, lo sappiamo bene. Ma devo dirvi la verità, credevo di aver fatto il colpaccio.

Io ed un paio di miei amici che crediamo di aver trovato l’oro del Klondyke non appena veniamo a sapere che c’è un anteprima del film “Atomica Bionda”. In un cinema provvisto di aria condizionata…

Sono andato a vedere Atomica Bionda

Secondo lavoro da regista di David Leitch, uno dei due papà di John Wick, il film prometteva stramaledettamente bene. Un Wick al femminile, altrettanto letale e con un bel paio di tette? Dove devo firmare? La pellicola si candidava come film-rivelazione dell’estate 2017. A mani basse. E poi con un trailer del genere…

… chi si aspettava che sarebbe stato così deludente?

Ebbene sì, Atomica Bionda mi ha deluso

Avevo delle aspettative piuttosto alte, lo ammetto. Ma come ho detto, le premesse erano ottime. Scene d’azione perfette, un gran rispetto per il genere, un cast di lusso e un precedente di totale rispetto (il già citato John Wick). Cosa poteva andare storto?

Non sempre complesso è meglio di semplice

Berlino, 1989. L’Europa sta vivendo gli ultimi attimi di una Guerra Fredda che sembrava sarebbe durata in eterno. Uno 007 britannico viene ucciso a Berlino Est. La Corona decide allora di mandare sul posto una delle migliori agenti, la biondissima Lorraine Broughton, ad indagare. Obiettivo principe: ritrovare un orologio.

Non è “Split”, ma McAvoy, spalla della Theron, sembra essersi calato bene nella parte dello schizoide. Performance niente male.

Già dalla trama si sentono i primi scricchiolii. David Leitch dimostra tutta la sua inesperienza nel gestire una storia ben più complessa rispetto a quella che vedeva coinvolto il sicario Keanu Reeves nella sua precedente pellicola. Gli intrighi internazionali e i giochi tra spie de La talpa o Il traditore tipo sono lontani anni luce, e così Leitch si rifugia dietro ad uno dei più banali e noiosi cliché, quello dell’interrogatorio-flashback. Che puzza de I soliti sospetti da lontano un miglio. Fatto sta che ci si annoia. Molto.

Per lo meno si menano

Unica salvezza sono le scene d’azione. Si vede che dietro alla macchina da presa c’è un ex stuntman: le coreografie sono fluide, ben orchestrate, c’è tanta fantasia. Ogni oggetto sul set diventa un’arma contundente. Le scazzottate tra la nostra eroina e la STASI sono puro divertimento. E vedere esplodere le vecchie macchine d’epoca dà un malsano senso di gratificazione. Ma c’è poco altro.

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Modi alternativi di utilizzare una sistola d’irrigazione.

Charlize Theron è una bomba

Quel che sicuramente è presente, è la performance di Charlize Theron, mai così in forma. Si sarà anche fatta ricrescere i capelli, ma non ha certo perso la voglia di prendere a calci un po’ di culi che aveva quando interpretava Furiosa. A proposito: quanto è stato un elisir di giovinezza Mad Max per la carriera della Theron? Pazzesco. Come pazzesche sono le scene di limone duro che ci riserva con la conturbante Sophia Boutella. Delle scene così profonde e toccanti da ripagare ampiamente il prezzo del biglietto. 9 stelle su 10 su Pornhub.

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Anche le lesbicone ne “La vita di Adele” non erano male. Ma qui ci sono le luci al neon…

Plagio, primo scivolone

Il problema è che il film inciampa un altro paio di volte. E sono queste ad essere fatali. Prima di tutto: chi cazzo ti credi di essere Tyler Bates (è quello che si è occupato della colonna sonora)? Come ti permetti di plagiare il lavoro di un grande come Cliff Martinez? Parandoti per giunta il culo. Con il film che, tra l’altro, deve la sua ragione di esistere all’estetica fatta di neon e sintetizzatori rilanciata in grande stile dal capolavoro che è The Neon Demon.

Fatemi un favore: prima che andiate a vedere Atomica Bionda a partire dal 15 agosto, quando uscirà al cinema in tutta Italia, ascoltatevi questo brano. E ditemi se non sono pazzo.

Qualcuno chiami gli avvocati di Refn, santo cielo.

Revisionismo storico, secondo scivolone

Avete rotto con questa storia che gli americani sono i salvatori dell’Universo, ok? Non è vero, è una delle più grandi cazzate che si possano concepire. E per questo è inammissibile che Reagan, uno dei più spietati guerrafondai che la Terra abbia mia visto, venga dipinto fin dalle prime scene del film come la nuova Madre Teresa di Calcutta. Ed è ancor più inaccettabile che l’intera vicenda si concluda (mini-spoiler) con un mega-spiegone che fa passare gli Stati Uniti come i veri artefici del disgelo dalla Guerra Fredda, dietro addirittura al crollo del muro di Berlino. Questo si chiama revisionismo storico. Ed è inammissibile, perfino in film in cui la gente si mena per la maggior parte del tempo.

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Il buon Ronald che dichiara di aver sventato un conflitto atomico e di aver salvato l’umanità intera. Per l’ennesima volta.

Concludendo la recensione

Voi mi direte: cosa ti aspettavi, Tarkovskij? Ovviamente no. Ma magari qualcosa che assomigliasse un po’ di più anche solo al secondo capitolo di John Wick sì. Era chiedere troppo? Ci dobbiamo arrendere al fatto che nel duo Stahelski-Leitch quello bravo è Stahelski? Riguardo al film di quest’ultimo, John Wick – Capitolo 2, vi rimando all’articolo del collega Leonardo Celli.

Posso parlare all’infinito, ma finché c’è LEI sullo schermo come può essere un brutto film? Dico bene?

Sono sicuro che il buon David Leitch non vuole che arriviamo a pensare questo. Giusto Leitch? Senti, lo capisco, vuoi entrare a far parte dell’esclusivo club dei cinefili caga-cazzo. Lo ammiro, credimi, ma ci vuole ben altro per impressionarmi. Diciamo che ti aspetto al varco del terzo lavoro. Come dite, sarà un cinecomic? Maledizione!

Ad ogni modo sappiate che citare Tarkovskij non è del tutto fuori luogo. Una volta visto il film capirete.

Autore

Mezzo slavo, con il nome di Gorbachev e con in tasca una misera laurea al DAMS di Bologna. Che mi fa illudere di capirci qualcosa di Cinema: non è così.
Dicono di me: che sono spocchioso, presuntuoso e pesante. Ma in compenso so fare delle uova al tegamino strepitose (neanche questo è vero).
Oltre a guardare film bellissimi e scrivere, mi piace disegnare e leggere le etichette degli shampoo (miei imprescindibili alleati nella battaglia giornaliera contro le doppie punte), ma non disdegno anche libri e fumetti.
Faccio questo e tanto altro, ma tutto rigorosamente male.