Il gioco di Federer: solo “The King”?

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Chi sia Roger Federer penso lo sappiano tutti, anche chi di tennis ne sa tanto quanto io ne so di nuoto sincronizzato (prometto, mi aggiornerò su tale disciplina. Forse). Sarebbe superfluo rimarcare il suo palmares e il suo talento; con questo articolo non starò a decantarvi Wimbledon dopo Wimbledon le sue vittorie ma proverò ad immedesimarmi in un avversario di Federer per tentare di capire cosa voglia dire affrontare il più grande tennista di tutti i tempi, analizzando aspetto dopo aspetto il gioco del Re.

Sudditanza

 

Nel tennis sei da solo, come arma una racchetta, come nemico un uomo più o meno conosciuto, a separarvi una rete. La condizione psicologica è fondamentale per avere la meglio sull’altro, è come una partita di scacchi senza pedine: mossa-contromossa, attacco-contrattacco fino a che un pertugio si apre o l’avversario commette un errore. Lucidità e calma, facilmente rintracciabili quando di là dalla rete c’è un uomo. Ma se ci fosse un Re dall’altra parte? Un giocatore dall’aura talmente smisurata da incutere timore nonostante lo charme e i modi  da gentleman svizzero? A quel punto comincerebbero i dolori: ti sentiresti schiacciato dalla pressione, dalla necessità di fare la partita perfetta senza avere alcuna garanzia di vittoria, come sott’acqua con poco ossigeno a disposizione. Federer le partite comincia a vincerle da quando entra in campo, passo dopo passo, mentre raggiunge la linea di fondo.

Voglia di rinnovarsi

 

Il tennis è cambiato molto da quando lo svizzero ha mosso i primi passi nel circuito: se prima i match erano più veloci e incentrati sul Serve & Volley (servizio e corsa sotto rete per chiudere il punto prima possibile), con l’avvento di Nadal e Djokovic le partite sono diventate più lunghe e incentrate sul logoramento. Uno stile assolutamente deleterio per un purista come il nostro Re. Si è trovato nella metamorfosi e nonostante avesse già vinto tutto il possibile non ha mai smesso di allenarsi e di provare a migliorare ogni colpo del suo infinito repertorio, adattando lo stile di gioco all’avanzare dell’età e lavorando sui difetti, seppur piccoli, che aveva e ha. Grazie a questo spirito Roger si è presentato ad inizio 2017 con un rovescio tutto nuovo, acquisito durante gli intensi allenamenti della passata stagione, sorprendendo i propri avversari e distruggendoli uno dopo l’altro. Sapete cosa vuol dire giocare contro un avversario dal numero pressoché  illimitato di colpi e non sapere mai in che modo affrontarlo? Posso solo immaginarlo.

Supremazia tecnica

“In un mondo di batteristi Federer suona il piano”.

Ho letto questa frase (di cui mi sfugge l’autore) e mi sono trovato subito d’accordo: Roger quando colpisce la palla sembra la massaggi. Perfetto. Niente di più giusto di tale aggettivo. Con la racchetta dipinge traiettorie impossibili (chiedere a Roddick per conferma) e lo fa con una naturalezza disarmante. Ha l’eleganza di Ludovico Einaudi e la precisione di Chris Kyle; un mix ipnotico che fa innamorare continuamente milioni di appassionati. La sua padronanza tecnica è tale da colpire incroci impossibili, di rispondere con uno smash ad una schiacciata subita, di poter mettere fuorigioco chiunque solamente con un colpo di polso. Perché il suo non è un polso qualsiasi, è il polso.

Feliciano Lopez, avversario di Federer nel circuito ha detto

Quando sta in campo è perfetto, non ha una gamba o un braccio fuori posto, cosa che noi giocatori normali facciamo.

Davanti a una postura così un rivale sa già cosa lo aspetta e, dinanzi a una tecnica troppo superiore, si può solo soccombere.

Di più

Probabilmente, anzi, sicuramente non sarò riuscito a trasmettervi il senso di inadeguatezza che invade chi si trova contro un concentrato di talento e perseveranza come Roger Federer, un uomo capace di far riaccendere le luci sul tennis, sport caduto un po’ in basso dopo le ere Sampras e Agassi. Nemmeno io posso capire cosa significhi avere davanti uno degli sportivi più importanti mai nati, però posso dirvi cosa sento quando accendo la tv e vedo quell’uomo suonare l’Aria sulla quarta corda con la racchetta, mentre dipinge diagonali inimmaginabili e macina trofei su trofei. Venerazione. E posso solo ringraziarlo per averci donato un po’ del suo talento, facendoci credere che si può essere elegantissimi nonostante i vestiti pieni di terra rossa e sudore. 

Grazie Re.

Autore

29 anni con tentativi falliti di diventare giornalista, musicista, giocatore, astronauta, porno attore e He-Man. Ad ora sono un umile operaio col mutuo sulle spalle per pagare le rate della Morte Nera.