“American Gods”, tra visionarietà e nuova mitologia

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Era più o meno l’anno scorso quando scrissi un articolo sulla figura di Dio nelle serie tv. Parlai di Preacher e Hand of God, che avevano come tematica centrale l’Onnipotente, sebbene in forme e modi differenti tra loro. Giusto l’altro giorno ho finito la prima stagione di una serie che parla anch’essa di un dio, o meglio di alcuni dei. La serie in questione è tratta dal romanzo omonimo di Neil Gaiman, scrittore e fumettista inglese, famoso per le storie di Sandman e Coraline. Grazie ad American Gods, questo il titolo sia del romanzo che della serie, Gaiman ha ricevuto i premi più importanti riservati alla letteratura di genere.

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Neil Gaiman, autore di American Gods

Prodotto dal canale via cavo Starz e distribuito nel resto del mondo da Amazon Video, American Gods ha visto la luce a partire dallo scorso Maggio. Gli ideatori della serie sono Bryan Fuller (sceneggiatore di Star Trek e Hannibal) e Michael Green, che ha scritto Logan, l’ultimo film su Wolverine, e il nuovo Blade Runner. Durante gli 8 episodi della prima stagione, chi non ha letto il libro si troverà un po’ spiazzato dai seppur pochi eventi che accadono. Dopotutto sono state trasposte solo un centinaio di pagine che sono servite ad introdurre i protagonisti e a farci capire la struttura degli episodi.

Di cosa parla American Gods?

Nell’introduzione ho scritto che American Gods non parla del Dio cristiano, ma di molti dei, nuovi e antichi, derivanti dai culti pagani. Il protagonista della serie è Shadow Moon (Ricky Whittle), un carcerato che viene rilasciato qualche giorno prima della fine della pena per partecipare al funerale della moglie Laura (Emily Browning, già vista nel film Una serie di Sfortunati Eventi). Nel viaggio di ritorno a casa, Shadow incontra Mr. Wednesday (Ian McShane), un singolare signore che sembra sapere molte cose su di lui. Wednesday altri non è che il dio norreno Odino (in inglese il mercoledì è il giorno dedicato a lui). Il suo obiettivo finale è quello di condurre una guerra contro i nuovi dei; quelli creati dal mondo moderno come Media (Gillian Anderson, la Scully di X-Files), il Ragazzo Tecnologico (Bruce Langley) o Mr. World (Crispin Glover, George McFly di Ritorno al Futuro).

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Shadow verrà assunto da Wednesday come guardia del corpo e autista in un viaggio che li farà girare gli Stati Uniti alla ricerca di altri dei che li supportino. Troveranno lungo il loro cammino personaggi come il leprecauno sfortunato Mad Sweeney (Pablo Schreiber), il dio della distruzione slavo Chernobog (Peter Stormare) o il dio greco Vulcano (Corbin Bernsen). Molti di loro si riveleranno neutrali allo scontro imminente, mentre altri addirittura avranno aperto le braccia al cambiamento e al nuovo. Nel frattempo, Laura tornerà sulla Terra con un aspetto “zombiesco”, un pelo di forza in più, e l’obiettivo di cercare suo marito.

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La struttura degli episodi

Ogni episodio parte ovviamente dalla sigla. Le immagini di apertura di American Gods mostrano elementi simbolo delle religioni classiche mischiati a simboli moderni. Vedremo ad esempio le statue di Buddha e Ganesha con intorno siringhe, pasticche e altre droghe; la testa di Medusa con fibre ottiche in mezzo ai serpenti ed un astronauta crocifisso. Questi e altri elementi, illuminati da luci al neon coloratissime formano un totem con in cima un’aquila simbolo dell’America. Immagini e musica creano quell’effetto straniante e disturbante che poi la faranno da padrone nella serie.

L’episodio, poi, si apre su una storia del passato raccontata da Mr. Ibis, personificazione del dio egizio Thot, che insieme a Mr. Jacquel (il dio della morte Anubi) gestiscono un’impresa di pompe funebri. Le storie di Ibis descrivono talvolta l’arrivo in America degli dei, perpetuato da chi credeva in loro. Avremo pertanto l’arrivo dei vichinghi nel nono secolo che porteranno con loro il culto di Odino; l’arrivo di Anansi, l’eccentrico dio ragno della mitologia africana insieme agli schiavi; l’arrivo delle creature celtiche ad opera di Essie MacGowan (la sua toccante storia durerà un intero episodio); ma anche l’arrivo ai giorni nostri dei messicani che portano il loro Gesù.

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L’estetica è una parte fondamentale di American Gods. La fotografia e le scenografie utilizzate sono ad altissimi livelli. Particolare è poi l’uso dei fenomeni atmosferici come la pioggia o la neve, che creano una cornice all’immagine per esaltare i volti. Allo stesso modo, il sangue che scorre a fiumi e inonda i volti di chi è davanti, incrementa la drammaticità e l’eroicità. Anche a livello sonoro hanno lavorato molto per raggiungere un aspetto cinematografico paragonabile, nelle serie, solo a Twin Peaks.

Dei e uomini

Con American Gods, Gaiman ha ricreato una nuova mitologia mescolando elementi vecchi e nuovi. Similmente agli dei greco-romani, anche questi si manifestano sotto forma di persone o animali, e hanno vizi e virtù umani. La differenza fondamentale sta nell’ateismo di fondo che è alla base della creazione degli dei. Infatti loro sono ben consci di essere frutto del credo umano. Specialmente i nuovi dei (media, nuove tecnologie e globalizzazione) sono pure e semplici invenzioni umane. Viene spiegato in uno degli arrivi in America che un dio muore nel momento nel quale viene dimenticato. L’assenza di fedeli, simboli e preghiere porta il dio all’oblio, e questo, nella serie, sta accadendo a chi non si adatta, come Wednesday. Tributi e sacrifici rafforzano il dio e lo rendono benevolo verso gli uomini, elargendo persino piccoli miracoli.

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La prima stagione di American Gods è solo un antipasto di quello che sta per accadere. Gli eventi mostrati sono pochi, tante scene sono lunghe digressioni che spiegano ciò che l’autore non ha approfondito. Ciononostante si nota una straordinaria fedeltà al romanzo e alcune scene restituiscono la poetica presente nelle pagine, come ad esempio l’incontro tra Shadow e Zorya Polunochnaya, dove lei gli regala la Luna per trovare la strada giusta.

In sostanza, American Gods ha tutte le carte in regola per diventare un successo grazie alla sua visionarietà e alla poliedricità degli attori.

Autore

Vedo cose, ascolto tutto, sono attento ai dettagli e preciso per formazione. In realtà non sono mai stato serio in vita mia, ma nessuno è mai riuscito a darmi ragione.