“Brain Damage”: a proposito di vermi e droga

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1988

Frank Henenlotter è un simpatico trentenne newyorkese con una grande passione per il cinema d’exploitation, da pochi anni entrato nel circuito con il suo Basket Case, definito nientemeno che  “The sickest Movie ever made” da Rex Reed.  Il film – girato con un budget risibile – viene proiettato a lungo nelle sale di seconda visione e fa parlare molto di sé, al punto da permettere al Nostro di trovare dei finanziamenti  più consistenti per il suo prossimo progetto.

Sempre un horror con un mostro animato, ma questa volta con più ironia, più idee e – soprattutto – con più droga.

Visioni drogose pt.1

Brain DamageLa Maledizione Di Elmer

La trama è lineare e squisitamente delirante. Una coppia di anziani alleva a cervelli animali un mostro chiamato Elmer, simpatico simil-verme senziente, che li ricambia iniettandogli nel cervello una sostanza che apre le loro menti a visioni e piaceri inediti. Elmer però scappa in un altro appartamento abitato dal nostro protagonista, Brian, che, una volta provata la sua dose, non riuscirà a negare alla creatura di usare il suo corpo per una caccia di cervelli, stavolta umani, fino al tragico epilogo.

Salutate Elmer

Il ritmo: impatto assicurato

Henenlotter spinge al massimo tutti i mezzi a disposizione, fra animatroni e stop motion, per regalarci uno spettacolo disgustoso, divertente ed eccessivo, in un continuo oscillare fra serio e faceto. L’amalgama dei toni è riuscitissima, tanto che si passa in pochi minuti dal tentativo di disintossicazione di Brian (forse il momento più intenso del film) così cupo e crudele, a momenti gioiosamente gore, fino ad arrivare e a varie scene che ammiccano alla forma palesemente fallica di Elmer.

Visioni drogose pt.2

La regia

Ma nonostante tutto la tensione non si perde mai davvero e lo spettatore non può fare a meno di ammirare le infinite soluzioni visive messe in scena, sia sul versante degli effetti sia sul modo di inquadrare e di coreografare la scena. Quello che stupisce davvero – il vero salto di qualità rispetto a Basket Case – è l’uso dello sguardo della macchina da presa, sempre così distaccato ed inesorabile eppure così preciso nel disegnare gli spazi e l’azione tanto da ricordare (spero nessuno si scandalizzi) certi momenti del cinema di Carpenter.

Un autore spesso dimenticato

Il film, nonostante fosse un prodotto sicuramente più riuscito e ricercato di quanto non apparisse, fu praticamente ignorato all’uscita e acquistò un certo seguito all’arrivo sul mercato home video (siamo nell’epoca d’oro di vhs e videonoleggi) e il buon Henenlotter spese altri due anni prima di riuscire a realizzare un altro film. Da qui in avanti la sua produzione continuerà puntando sempre sull’unione fra eccessi di violenza e slanci ironici con risultati alterni ma sempre con pellicole di sicuro impatto.

Insomma, Brain Damage è un gioiellino da riscoprire di un autore troppo spesso dimenticato, e ora non avete più scuse per non vederlo.

Prego, non c’è di che.

Autore

Volevo avere la classe di Charlie Rose, per ora ho solo la panza di Vincenzo Mollica.