L’amore, Vol.3: l’amor proprio

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Dopo la seduzione della femme fatale, l’esposizione dei corpi, il voyeurismo, lo scandalo e l’erotismo, continua il viaggio dell’amore nell’arte.

Il self-caring, l’amor proprio, l’orgoglio e la fierezza: l’arte di Renée Cox

Quale strano, complicato, laborioso e sfuggente concetto l’amore. La prima, forte connessione a cui pensiamo è sicuramente l’affetto inter-humanos. Senza dilungarsi troppo sulle sfumature di genere, razza e orientamento, l’essere umano resta la figura principale. Ma che sia passionale o familiare, esso è sempre indirizzato da un individuo verso un altro/a o verso una molteplicità. Ciò che spesso non è subito connesso al concetto di amore, è il self-caring. L’amor proprio. Verso se stessi, la propria identità – culturale, sessuale, geografica o sociale che sia. Valorizzare, apprezzare ciò che si è e lottare per questo risulta più complicato di quanto sembri. E Renée Cox, artista giamaicana, ha fatto dell’orgoglio e della lotta il suo stendardo.

Nera, fiera, potente

È riassumibile con queste tre parole il credo artistico di Renée Cox. Constatando la poca presenza di personaggi neri nella storia dell’arte, soprattutto non relegati a stereotipi di schiavitù, decide di ricreare immagini e quadri –spesso rinascimentali – tramite la fotografia. Al centro, protagonista indiscussa, lei stessa. Nuda, fiera, potente. Nascono così lavori come Yo Mama’s Last Supperironica ripresa de L’ultima Cena.

O ancora la serie Yo Mamacon riferimento alle numerose Madonne con Bambino e alle Deposizioni di Cristo.

Ma nell’evoluzione artistica di Renée Cox, si assiste anche a storie di soprusi, di indagine della sessualità e degli stereotipi. Nella serie American Familyl’artista esplora le numerose identità – fittizie o reali – che ha assunto durante la sua vita. Da studentessa in una scuola cattolica, a moglie e madre in grado di provare pulsioni sessuali, ad artista e avvocato contro le discriminazioni razziali e di genere. Una protesta in pieno stile Black Lives Matter, in aggiunta a quelle che sono ulteriori problematicità collegate al sesso e al genere.

In alcuni casi ci sono delle vere e proprie provocazioni esplicite, come nel caso di Housewife.

Quello di Cox è un lavoro di ricerca, esplorazione e accettazione del proprio corpo e di se stessi. È un atto di amore verso il proprio io, la propria identità e razza. Il lungo percorso di scoperta di sé è però spesso travagliato e impervio. Proprio adesso è appena passato il mese dei Pride e dell’orgoglio. Orgoglio verso la propria identità, il proprio essere. Ma essere orgogliosi e fieri di sé è un atto di forza che va imposto ogni giorno, ogni ora, ogni secondo. E il miglior modo di urlarlo e spiattellarlo in faccia al mondo è quello di farlo sempre, con naturalezza, spontaneità. Stando così, come Renée Cox: nudi, fieri, potenti.

Autore

Sono una persona che ha molte difficoltà nel descriversi, meno difficoltà nel ciarlare ed infinite nel relazionarsi col mondo. Eterno ignorante, fra mille dubbi l'unica certezza rimasta è che la dieta la inizio lunedì prossimo.