La città dei lettori: Firenze e la nuova cultura fruibile

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“Saremo tutti vincitori nella partecipazione di questa partita chiamata cultura” – Associazione culturale Wimbledon.

La città dei lettori

Ho inseguito gli eventi organizzati da “La città dei lettori” per circa due mesi, senza avere mai l’occasione di parteciparvi, a causa di impegni di lavoro e di indolenza.

Non so come, ancor prima che avesse avuto luogo il primo incontro, io ero già fan dell’iniziativa su Facebook. Già solo il nome mi aveva spronato a seguirli almeno virtualmente. E mi trovai incredulo, leggendo le dinamiche del festival, che fosse così semplice, per tutti noi che ci aspettiamo una fregatura in ogni cosa che facciamo, in ogni momento in cui decidiamo di compiere un qualsiasi passo. Stavolta, però, sono stato positivamente abbattuto.

Già avevo espresso le mie considerazioni sulla necessità per Firenze di avere più eventi culturali, soprattutto letterari, che non fossero stantii, che non si riducessero in sporadici e statici incontri in librerie e biblioteche, piatti, senza emozioni, cristallizzati in un tempo che ormai non ci appartiene più.

Questa è la sensazione che ho avuto quando, infelicemente, ho sbattuto contro l’essere piatto di “Firenze libro aperto”. Ma questa è un’altra storia.

L’evento

La città dei lettori è una serie di eventi organizzati dall’associazione culturale Wimbledon (che ha tra l’altro la sede a due passi da casa mia, in Santo Spirito), con una formula talmente immediata da rendermi felice: in un posto di Firenze (a mio parere sempre azzeccato, come il Santarosa bistrot, il Deposito bagagli, l’Easy living, l’Aurora, per citarne alcuni), siamo invitati a bere qualcosa in un ambiente completamente informale e, con un leggero sovrapprezzo del drink, ci viene regalato un libro tra quelli esposti, e non libretti qualsiasi, ma di case editrici come Sellerio o Sur Edizioni.

L’evento a cui ho partecipato io, quello di Mercoledì 5 luglio al bistrot Santarosa, organizzato dalla rivista fiorentina Lungarno, mi ha lasciato un’emozione intensa: vedere i libri legati all’iniziativa sparsi su tutti i tavolini, con alcuni degli invitati immersi nella lettura e con altri che semplicemente ascoltavano la musica o chiacchieravano. Ed un’altra emozione è stata quella di aver fatto scoprire il Leopardi a me capitato alla mia amica americana.

Lettura

Ho sempre ritenuto la lettura un modo per astrarsi, per crearsi un proprio mondo isolato in cui sentirsi al sicuro, niente di nuovo, niente di originale. Adesso, perché la lettura e di conseguenza la cultura si evolvano, probabilmente è arrivato il momento che anche i libri siano trattati come un drink, da noi abituati a condividere tutto, celebrando un’evoluzione di un atteggiamento che renda la cultura fruibile veramente a tutti.

Penso sia questo l’obbiettivo posto a “La città dei lettori”, un’iniziativa a mio parere più che necessaria a una città che ha bisogno di scrollarsi di dosso il Rinascimento almeno un po’, per diventare contemporanea almeno un po’.

Leopardi e moscow mule

E magari Leopardi potrà essere letto non solo e non più solo al buio, in una stanza, da un dannato, fumatore, ma all’aperto, seduti su una sdraio e con in mano un moscow mule.

La serata del 5 luglio è stata un successo, non solo a mio avviso, considerando l’immediata sparizione dei libri e la massiccia affluenza. Che altro dire? L’iniziativa durerà fino a maggio prossimo, sperando nel successo che si merita perché continui oltre i limiti.

Autore

Di sangue napoletano, di crescita senese, di maturità fiorentina passando per le strade bolognesi, romane e milanesi. Scrivo da paranoico, leggo da affamato. E amo spendere soldi.