“Big Little Lies”, un giallo tra i rapporti umani deteriorati

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L’ultimo Festival di Cannes è finito da diverse settimane e le poche cose che ricorderemo dell’evento saranno: Monica Bellucci come madrina, le mille polemiche riguardanti Okja e Netflix in generale e la straordinaria figura che faceva Nicole Kidman ad ogni sua apparizione sul red carpet. L’attrice era in concorso con ben tre film che la annoverano nel cast. Nel 2017, oltre ai film, la Kidman è stata anche protagonista di una delle serie rivelazione di questa primavera: Big Little Lies. Tratto dal’omonimo romanzo (in Italia tradotto come Piccole Grandi Bugie) di Liane Moriarty; Big Little Lies ha fatto la sua comparsa negli schermi americani lo scorso febbraio su HBO. La serie è andata in onda dal mese successivo anche in Italia, su Sky Atlantic.

big little lies

7 sono gli episodi nella quale è suddivisa la prima – e spero unica – stagione. La produzione, oltre alle protagoniste, è affidata, così come la sceneggiatura a David E. Kelley, marito di Michelle Pfeiffer e showrunner di molte serie. La regia è messa nelle sapienti mani di Jean-Marc Vallée, regista canadese candidato all’Oscar per Dallas Buyers Club. Negli anni successivi, poi, Vallée ha diretto Wild (con Reese Witherspoon e Laura Dern, che ritrova entrambe in questa serie); e l’intenso ed emozionante Demolition con Jake Gyllenhaal.

La trama

La storia inizia con l’incontro fortuito tra Madeline (Reese Witherspoon), madre di Chloe, e Jane (Shailene Woodley), madre single di Ziggy, appena arrivata in città. I due bambini hanno la stessa età e frequentano la stessa scuola elementare a Monterey, località balneare californiana. Madeline accoglie Jane sotto la sua ala protettrice e le fa conoscere la sua migliore amica Celeste (Nicole Kidman), madre di due gemelli avuti da Perry (Alexander Skarsgård). In classe con i bambini troviamo anche Amabella, figlia dell’altezzosa e antipatica Renata (Laura Dern), e Skye, figlia di Bonnie (Zoë Kravitz, figlia di Lenny) e Nathan, l’ex marito di Madeline.

Big Little Lies

Tutte le madri protagoniste sono alle prese con vari problemi quotidiani, non sapendoli assolutamente gestire. Madeline è in conflitto con la figlia adolescente Abigail e non accetta il rapporto amichevole che lei ha con Bonnie. Celeste ha un rapporto disfunzionale col marito, fatto di violenze reciproche atte ad aumentare l’eccitazione durante il sesso. Jane è tormentata dai propri demoni del passato ed è alla costante ricerca del padre di Ziggy. Renata non sa gestire i problemi che sua figlia le presenta di volta in volta.

La svolta

Fin dall’inizio di Big Little Lies vedremo in maniera più frequente dei piccoli flashforward. In queste prolessi vedremo una scena del delitto e gli interrogatori di tutti i personaggi secondari. Per tutta la durata della serie ci domanderemo chi sia la vittima e chi sia il colpevole. Nessuna delle protagoniste né i loro mariti appariranno, ma tutti, in un modo o nell’altro, sapranno inimicarsi qualcuno creando tensioni. L’idea del delitto come espediente per incuriosire lo spettatore e tenerlo incollato allo schermo è simile alla serie The Affair. Le due serie, in realtà, hanno più di un punto in comune: sono entrambe ambientate in una località balneare, hanno come protagonisti persone alto borghesi e basano le proprie vite su delle menzogne che raccontano in primis a loro stessi e poi agli altri.

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C’è da dire però che nonostante non ci sia il dualismo dei punti di vista, e la storia sia più lineare e semplice, Big Little Lies riesce comunque a coinvolgere lo spettatore e a farlo ragionare. Non solo sul delitto e sulla scoperta del colpevole, ma anche sui rapporti umani tra familiari e amici, che qui sono portati alle estreme conseguenze dell’incomunicabilità. Litigi, provocazioni, ripicche e vendette perpetuate per dei futili motivi: certe volte ho avuto l’impressione che i genitori si comportino peggio dei loro bambini. Persino la maestra usa metodi sbagliati e controproducenti con i propri alunni. D’altro canto appare fin da subito che personaggi come Ziggy o Chloe siano molto più maturi della loro età.

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Cold Little Heart e la colonna sonora

Uno dei motivi per il quale sono venuto a conoscenza di questa serie è la sigla d’apertura. Nell’ultimo periodo in radio ho sentito spesso una canzone di Michael Kiwanuka, cantante soul inglese che ha molte influenze blues. Questo pezzo è Cold Little Heart che fa da sigla alla serie; e giuro, per sette volte me la sono sentita senza saltare i titoli d’apertura da quanto è bella. In generale tutta la colonna sonora è notevole: Leon Bridges, Janis Joplin, PJ Harvey, Fleetwood Mac e Otis Redding contribuiscono nel difficile compito di distendere la tensione laddove l’aria comincia ad essere tesa. Capiremo presto che ad avere il “monopolio” della musica sarà la piccola Chloe con il suo cellulare. Non è un dettaglio da trascurare che la bambina usi la musica sia come valvola di sfogo, sia per rapportarsi agli altri, ma anche per isolarsi quando avvengono discussioni in famiglia.

Autore

Vedo cose, ascolto tutto, sono attento ai dettagli e preciso per formazione. In realtà non sono mai stato serio in vita mia, ma nessuno è mai riuscito a darmi ragione.