La patente dell’omofobia

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Oggi è la Giornata Mondiale della Presunzione

Chi lo dice? Noi. Chi ci dà il diritto? Noi. È la Giornata Mondiale della Presunzione: possiamo farlo.
Vista la solennità della ricorrenza, abbiamo deciso di darvi la patente. Vi diremo – in modo del tutto discrezionale – se siete o meno omofobi, con pochi semplici esempi.

Messa in moto: premessa

L’entità della vostra fobia può variare da individuo a individuo.
Si tratta, come per tutte le fobie, di una malattia legata a traumi dell’infanzia o questioni psicologiche irrisolte.
Nel caso dell’omofobia è quasi sempre il risultato di traumi infantili legati ad una distinzione tra femmine e maschi che riguarda non solo l’anatomia, ma anche gusti considerati da alcuni come “innati”. Ad esempio il rosa, le bambole, i trucchi e la cucina per le femmine; la fionda, il calcio, le macchinine e l’azzurro per i maschi.

Ecco, se avete subito questo indottrinamento è molto probabile che soffriate di alcuni dei sintomi.

Potreste pensare che non vi riguardi; penserete che stia facendo riferimento ad altri. Invece no, parlo proprio di voi!

Credete di essere tolleranti? Ecco, questo è il primo segno di omofobia! Se tollerate significa che sopportate qualcosa che vi infastidisce. Quindi se vi infastidisce non vi è indifferente: la vostra è una fobia.

Di seguito alcuni sintomi tipici.

Ilustrazione di Keith Negley

Frizione: il bacio

Non tutti i baci sono belli da vedere, diciamocelo. Sono belli nei film, un po’ meno al parco tra due adolescenti alle prime armi e con gli ormoni in pentola a pressione. Ma un bel bacio o un brutto bacio hanno a che fare con categorie “estetiche”. Un bacio, anche se brutto, ci trasmette positività: è pur sempre un gesto affettuoso! Ecco, se vedere due uomini o due donne che si baciano vi infastidisce, siete omofobi. Non tirate fuori scuse, non ce ne sono. Siete omofobi, punto. Date la colpa alla cultura cattolica, ai media, ai vostri genitori. Ma queste sono le cause, non vi giustificano in alcun modo. Errare è umano, perseverare è diabolico.

Freni: “Ma …”

Il “ma” è pericolosissimo. Il vostro “ma” è omofobo quando seguono considerazioni sulla presunta anormalità di movenze, vestiario e atteggiamenti vari. Ecco quel “ma” discrimina la diversità. La frase tipo è: «Io non ho niente contro i gay,ma…non c’è mica bisogno che si atteggino in quel modo!». In realtà il senso di questa frase è: «Che fastidio che mi dà il modo di atteggiarsi dei gay! Ma se si comportano in modo che non mi ricordino che lo sono possono fare quello che gli pare». Insomma, non mettereste in galera la gente per sodomia. Che bravi!

Norme di sicurezza: i bambini vanno protetti

Se pensi che non sia giusto che tua/o figlia/o nipote – o un qualsiasi bambina/o – veda due gay che si baciano/ prendono per mano/ accarezzano, sei omofobo e stai educando i  bambini in questione ad essere omofobi come te: stai dando da bere a delle creature innocenti un bel frullato di ignoranza e stupidità.

Se poi pensi che vedendo due gay, i bambini possano diventare gay, hai un problema più grande dell’omofobia e non sei un lettore di questa rubrica. Anzi ti invito a non leggerla, non possiamo fare niente per te.

Indicatori di direzione: sei omofobo se…

  •  Se due uomini/donne presi per mano ti fanno ridere o ti infastidiscono, sei (ovviamente) omofobo/a.
  •  Se un uomo con dei modi ‘femminili’/una donna “camionista” ti sembrano ridicoli, oppure ti viene spontaneo trattarli con supponenza, sei (ovviamente) omofobo/a.
  • Se un complimento o una avances di un altro/a uomo/donna ti offende invece di compiacerti, sei omofobo/a.
  • Se eviti lo sguardo di un/a collega gay per paura che si possa fare “strane idee”, sei omofobo/a…e hai pure un discreto problema col tuo ego!
  • Se l’idea di entrare in un locale gay ti spaventa o addirittura ti disgusta -indovina?- sei omofobo/a!

Costatazione amichevole: ho un amico gay

A questo punto siete pronti per una rivelazione. Se avete parlato una volta con un omosessuale o una lesbica non avete un amico gay. Se un amico/a del/della vostra ragazza/o è gay, non avete un amico/a gay. Se poi usate la frase: «Io non ho niente contro i gay, ho tanti amici gay», ecco, che vi sia chiaro: non avete amici gay, avete qualcosa da farvi perdonare se dovete inventarvi una amicizia inesistente e probabilmente siete pure omofobi. E non è il vostro unico problema: dovete ripassare il capitolo “differenza tra amici e conoscenti”.

Manutenzione: la cura

Se ti riconosci in uno di questi casi e sei stato/a classificato come “omofobo/a”, non temere, la tua malattia si può curare. Ammettere di avere un problema è il primo e più difficile passo verso la guarigione.

A tua discolpa è giusto dire che l’educazione che hai ricevuto e il contesto culturale nel quale hai vissuto hanno una parte di responsabilità. Ma non usarla come scusa: siamo nel 2017, non nel medioevo! Vedi di fare uno sforzo. Primo perché indietro non si torna e comunque ti ci dovrai abituare. Secondo, perché vivi meglio tu. Sarà sempre uno sforzo infinitamente piccolo, il tuo, rispetto a quello di una persona gay che ha dovuto superare mille ostacoli per ritagliarsi uno spazio nel mondo dove non essere incarcerata, picchiata, insultata, cacciata di casa o emarginata; per il solo fatto di essere ciò che è.

Rifletti prima di parlare, smettila di usare i “ma”, impara a lavare via i mille pregiudizi di genere che hai dalla tua mente, rifletti su quanto ha senso e quanto non ne ha ciò che pensi sul tema.

Noi abbiamo fiducia in te; crediamo che tu ce la possa fare!

Rottamazione: la cura shock

Se queste righe non ti sono servite a guarire e proprio non riesci a controllare le tue reazioni, abbiamo la soluzione per te: la cura shock. Prendi il telefono e contatta quel/la tuo/a c-o-n-o-s-c-e-n-t-e gay e fatti invitare alla migliore serata gay della città: scoprirai molte cose. Primo, quanto sono noiose le serate etero. Secondo, se hai qualche desiderio inconfessabile represso. Se non è così, rimarrai -banalmente- eterosessuale, ma avrai buttato nel cestino del non riciclabile tutta l’omofobia che è in te. Patente compresa.

Il valore della leggerezza

Il problema dell’omofobia è una cosa seria. Coinvolge moltissime persone in tutto il mondo, spesso le annienta come esseri umani, costringendole a vivere una vita di segregazione; a volte di insoddisfazione e ipocrisia; altre volte non gli permette di vivere e basta. Oggi le vittime dell’omofobia in occidente, soffrono prevalentemente di una pressione psicologica costante e di una discriminazione indegna di una società civile. Quella pressione psicologica, in troppi casi, porta al suicidio e ancora oggi ci sono persone uccise o malmenate per non essere maggioranza.

Abbiamo rischiato, trattando un tema importante con sarcasmo e ironia. Abbiamo provato a dare un po’ di leggerezza ad un problema che pesa tanto. Lo abbiamo fatto perché crediamo che non dovrebbe avere il peso che ha, dato che non esiste alcun buon motivo per continuare a considerare la diversità un problema. La nostra patente è un espediente, frutto di una voluta e dichiarata presunzione, per invitarti alla riflessione, al rispetto e alla consapevolezza.

Dovremmo imparare, tutti, a vivere con leggerezza gli altri e a sorridere della diversità che arricchisce il mondo.

N.B. Abbiamo deciso di scrivere “omofobo/a” per chiarire fino a farvi diventare dislessici – sempre che non lo siate già – che i pregiudizi non hanno sesso… anche se di angelico hanno poco!

P.S. Vi consigliamo di leggere o rileggere Viaggio alla scoperta delle identità, intervista a Filippo Romanelli: fa pensare e fa anche bene alla salute!

Autore

Sardo di nascita, vivo a Firenze dai lontani tempi dell’università. Rimango sardo perché mi va e perché fiorentini non si diventa. Mi piace fare tutte le cose banali. Adoro i luoghi comuni, mi sforzo di essere hipster per occultare i mio lato nerd. Vorrei essere più alto. Amo incondizionatamente chiunque nutra la mia autostima. Credo che il mondo sarebbe più bello se fossimo tutti più stupidi.