La lingua della mente: La “Lezione di italiano” di Francesco Sabatini

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Chi siamo?

Questo millennio ci sta imponendo una carrellata infinita di figure professionali innovative, a capo delle quali troviamo influencers e bloggers. Ce n’é una però che, subdolamente, come un’edera rampicante il cui unico scopo sembra quello di mangiare le case, si irradia all’interno dei social networks per farne un campo di battaglia.

Sto parlando dei commentatori seriali, quelli che, nella noia di una pausa pranzo o nella noia di un posto di lavoro, si informano su tutto ciò che succede, cogliendo l’occasione immancabile di dire la propria per i più svariati argomenti. Senza entrare nei particolari della legittimità o meno della loro esistenza e essendo consapevole che non si può più ormai arginare e/o interrompere il continuo scorrere delle necessarie opinioni di tutti, ho più volte pensato che fossero necessarie delle basi che rendessero queste escrescenze cerebrali corrette quanto meno grammaticalmente.

Epifania

In mio aiuto è accorsa un’epifania: la scoperta della pubblicazione recentissima dal titolo “Lezione di italiano” curata dal presidente onorario dell’Accademia della Crusca Francesco Sabatini.

Questo appare come il tentativo urgente di limitare gli strafalcioni che vengono sciorinati ogni giorno nelle più disparate bacheche di Facebook o nei topics di Twitter, rendendo importante ciò che proprio la quarta di copertina del libro recita, ovvero “La lingua italiana è dentro di te, ti appartiene. Impara a conoscerla e a usarla pienamente, proprio come fosse un organo del tuo corpo”.

Dal titolo e dall’obbiettivo posto sembrerebbe un mattone noioso, un altro manuale di grammatica che tanto felicemente avevamo abbandonato. Ebbene, non è così.

Contenuti

L’analisi della lingua che viene proposta è attuale e puntuale. Affronta temi di estrema urgenza che riguardano proprio tutti quelli che vorrebbero saper scrivere in italiano ma che non sono sicuri della propria grammatica o del proprio lessico e che vorrebbero far bella figura con chi si trova per caso a leggere qualche traccia lasciata sui social. Molti penseranno che non è utile: “Chi se ne frega se scrivo male” qualcuno penserà, eppure sono convinto che la differenza tra chi scrive correttamente e chi no si trovi proprio nel diverso successo personale.

Gli argomenti sono vari: si parte dall’introduzione sulla costruzione spontanea delle frasi fino ad un’analisi più approfondita, si toccano i temi degli inutili anglismi (quanti di noi usiamo parole inglesi senza nemmeno accorgercene − il sottoscritto in primis − al posto di parole italiane che hanno se non la stessa ma una migliore resa? Per esempio, location invece di sede o follower invece di seguace. Ma parliamo anche di Jobs act e Open government), del vero significato di piuttosto che (da non usare mai come o/oppure) e della scomparsa del congiuntivo (su cui Sabatini si sofferma soprattutto parlando dell’eccesso contrario a cui assistiamo oggi, ovvero all’uso spropositato del congiuntivo anche in ambiti in cui non andrebbe usato), della pomposità in ambito formale delle costruzioni delle frasi che snaturano la semplicità di cui è dotata la nostra lingua.

Sicurezze e provocazioni

La lettura di questo libro risulta scorrevole e piacevole (io personalmente l’ho divorato sulla spiaggia) e riesce a dare quelle sicurezze basilari che noi tutti in qualche maniera ricerchiamo mentre scriviamo e che sappiamo, nel fondo del nostro cuore, di non avere.

La teoria viene intervallata da quelle che vengono intitolate Provocazioni, ovvero dei brevissimi test con cui mettere alla prova la conoscenza di parole e frasi che quotidianamente utilizziamo, spesso in maniera inconsapevole. Per esempio, propongo una parte di una di queste in cui si chiede di trovare l’aggettivo di relazione corrispondente a dei nomi proposti in un elenco:

– oggi: odierno

– pollo:

– uccello:

– oro:

La soluzione la troverete più in basso.

Appendici

Insomma, ci siamo abituati a considerare il telefono come una nostra appendice corporea, ci siamo abituati ad usare la macchina senza nemmeno pensare di possedere dei muscoli e delle gambe, ci siamo abituati a vivere nell’incertezza dopo che le verità assolute dei tempi andati sono cadute per una conoscenza sempre più effimera ed enciclopedica, riusciremo a parlare nuovamente di un’identità sforzandoci di usare un italiano basilare grammaticalmente corretto? Io ho fiducia, soprattutto perché, se è vero che il trend di commentare schizofrenicamente tutto quello che ci capita sotto mano non si può fermare, quanto meno lo si faccia in italiano.

Soluzioni: avicolo, aviario, aureo.

Autore

Di sangue napoletano, di crescita senese, di maturità fiorentina passando per le strade bolognesi, romane e milanesi. Scrivo da paranoico, leggo da affamato. E amo spendere soldi.