Architettura e propaganda: lo stalinismo in URSS (parte seconda)

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Il fine comune dei regimi totalitari dal punto di vista dell’architettura è trasformarla in uno strumento di propaganda. Come ho già avuto modo di spiegare nel precedente articolo, punto comune di questi governi autoritari è creare consenso. Sebbene la matrice ideologica opposta rispetto ai regimi di destra, anche lo stalinismo mira a creare un’architettura di propaganda.

Vladimir Tatlin, Monumento alla Terza Internazionale, 1919. Questo progetto costituisce un esempio d'arte d'avanguardia prima dello stalinismo. Foto tratta da Pinterest

Vladimir Tatlin, Monumento alla Terza Internazionale, 1919. Questo progetto costituisce un esempio d’arte d’avanguardia prima dello stalinismo. Foto tratta da Pinterest

Il rapporto con le avanguardie

La svolta totalitaria all’interno del regime comunista si verifica con il consolidarsi del potere di Stalin. In concomitanza con gli anni Trenta dal punto di vista artistico si stringe la morsa nei confronti delle avanguardie; in realtà, agli albori della rivoluzione, il rapporto con queste nuove forme di espressione era radicalmente diverso. Lo Stato, infatti, promuoveva la libera ricerca di nuove soluzioni: inoltre, la promozione di una campagna di lavori di costruzione aveva rinnovato la fiducia degli architetti. In questo periodo nascono avanguardie sovietiche come il Suprematismo e il Costruttivismo. La statalizzazione delle scuole d’arte e la creazione dei liberi ateliers architettonici universitari sembrano costituire il felice preludio di una fertile stagione artistica. Purtroppo la realtà dei fatti sarà ben diversa.

Stalinismo e architettura

Boris Iofan, Progetto per il palazzo dei Soviet, 1931, espressione del linguaggio artistico dello stalinismo

Boris Iofan, Progetto per il palazzo dei Soviet, 1931, foto tratta da bdonline.co.uk

Il linguaggio architettonico deve infiammare le masse verso il lavoro e la crescita del paese. Lo stile delle avanguardie è considerato di difficile comprensione per le masse operaie, per cui non è idoneo. Ciò che meglio esemplifica questo passaggio tra l’avanguardia e la nascita di uno stile ufficiale di regime è il concorso per la costruzione del palazzo dei Soviet, vinto dall’architetto Boris Iofan. Al concorso, svoltosi nel 1931, partecipano anche artisti come Gropius e Le Corbusier. I loro progetti, tuttavia, vengono scartati perché troppo moderni. L’opera concepita da Iofan, invece, è su scala monumentale e ripropone un classicismo di proporzioni giganti che molto ha in comune con quanto disposto da Hitler. Anche gli intenti sono pressapoco gli stessi: celebrare la grandezza del regime, renderla evidente agli occhi del popolo e del mondo.

La chiesa di Cristo Salvatore

Distruzione della chiesa del Cristo Salvatore, Mosca, 1931.

Distruzione della chiesa del Cristo Salvatore, Mosca, 1931. Foto tratta da Wikipedia

Il rapporto con le costruzioni precedenti al regime è esemplificato dalle vicissitudini della chiesa del Cristo Salvatore. L’edificio, commissionato nel 1817 dallo zar Alessandro I per commemorare la sconfitta delle truppe napoleoniche, viene fatto saltare in aria nel 1931. Ritenuto espressione del gusto della vecchia nobiltà moscovita da Iofan come da Stalin, il sito avrebbe dovuto ospitare il nuovo palazzo dei Soviet – mai realizzato per le dimensioni colossali dell’edificio, la scarsa attitudine del terreno a supportare carichi così elevati e per l’inizio della seconda guerra mondiale. La cattedrale viene ricostruita in situ nel 1990, secondo le proporzioni e l’estetica del vecchio edificio.

Possiamo renderci conto del carattere comune che lega stalinismo e nazismo: l’avversione verso il linguaggio moderno. Espressione di concezioni architettoniche ed artistiche libere, il modernismo non poteva asservire alla sete di consenso del totalitarismo; nel prossimo ed ultimo articolo sull’architettura dei regimi totalitari, analizzerò il caso del fascismo, dimostrando come presenti caratteri peculiari rispetto agli altri autoritarismi.

Autore

Sono una storica dell'arte amante dell'architettura, che studio con passione all'Università di Pisa. Amo leggere, passeggiare con i miei cani e trascorrere le giornate in tranquillità all'aperto. Spero di diventare, in futuro, una ricercatrice nell'ambito dei beni culturali.