L’altra sera al cine: due righe su “Alien: Covenant”

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Sono passati cinque anni da quando il buon Ridley Scott riprese in mano il brand di Alien con Prometheus. Il risultato – nonostante l’ottimo riscontro di botteghino – fece storcere più di qualche bocca. Alcuni rimproverarono al film diversi momenti assurdi o poco chiari (più giù un commento autorevole) altri il palese sottotesto filosofico esistenziale, ma nel complesso il film aveva un suo fascino ed un suo perché, anche nella prospettiva di “episodio” introduttivo destinato a buttare là misteri da sciogliere altrove. Nel frattempo Scott gira qualche altro film, giusto per lasciarci come boccaloni ad aspettare il temuto e agognato sequel. E alla fine arriva.

Riprendiamo la storia qualche anno dopo la fine di Prometheus – escluso un cappello introduttivo riguardo la creazione di David – quando un’astronave di coloni terrestri, in rotta verso un pianeta da terraformare, subisce un guasto che risveglia l’equipaggio dal loro pisolino criogenico, mietendo qualche vittima nel frattempo. I nostri eroi, ormai svegli, captano un messaggio di origine umana su un pianeta vicino, dove succederà più o meno tutto quello che vi aspettate succeda. Come dite?  Uguale sputato Molto simile alla trama del primo Alien?

Già

Scott sembra aver recepito le critiche su Prometheus e decide di riavvicinare questo secondo episodio ai precedenti nella trama e nel titolo, senza voler rinunciare alle disquisizioni filosofico-esistenziali che paiono interessargli di più. L’equilibrio delle due cose però non convince a fondo.

Ritornano qui i temi dell’identità, del cosa ci rende umani, del rapporto creatura/creatore, della macchina che si ribella, etc. Ma dall’altra parte i MACCOSA di cui sopra sono tanti e pure troppi. Ogni personaggio agisce senza istinto di conservazione, senza logica, riducendoli di spessore e trasformandoli solo in pretesti per l’evolversi della trama. Tutti tranne i due personaggi interpretati da Fassbender, ormai vero protagonista del brand, a cui è affidata la parte filosofica della faccenda. L’unione di queste due identità, alla fine della fiera, le penalizza entrambe. Gli elementi grossolani della trama sono resi più evidenti dalle ambizioni “alte” ereditate dal film precedente, e queste ultime paiono pretenziose nel loro insinuarsi nella struttura fanta-horror. La sensazione generale è quella di un “vorrei ma non posso” che cerca di accontentare il pubblico generalista e la critica, riuscendo a scontentare tutti.

A me gli occhi!

Ma, se il film zoppica nelle intenzioni, innegabile è la qualità della sua confezione. Rispetto a prodotti dal budget simile, l’impianto scenografico e la messinscena tutta sono davvero ispirati e regalano un puro piacere nella visione, un esempio su tutti la sequenza iniziale del dialogo fra David-Fassbender e Pierce-Weyland. Anche le scene d’azione e le uccisioni operate dai nostri amici Alien (o Aliens? Vabbè, ci siamo capiti) si fregiano di coreografie che rivelano la mano non banale del buon Scott, ormai veterano dell’industria e a quanto pare decisamente padrone dei materiali che un ricco budget concede.

Insomma nel complesso questo Alien: Covenant risulta un po’ succube delle sue ambizioni, e nonostante qua e là abbia delle idee e regali qualche gioia, non convince fino in fondo e ridimensiona le aspettative sul futuro della saga.

Appunti e pensierini sparsi

  • James Franco appare per 5 minuti d’orologio, e fin da subito pensavo in un suo ritorno da qualche parte così, tanto per giustificare quel milioncino che sarà costato. Vabè.
  • Non ho ancora capito se questa nuova quadrilogia di cui si parla risolverà i nodi della trama oscuri e darà smalto ai temi “alti” su cui Scott insiste, o se alla fine sarà un polpettone chenoncisicapisceniente.
  • Ma perché i membri di un equipaggio addestrato, trovatosi soli e in difficoltà con dei mostri alieni, non chiamano mai rinforzi? Daje!
  • Solo a me il doppio Fassbender ha ricordato il doppio Van Damme di Double Impact?
  • Ah, l’ultimo di Lansdale è una bomba (per dire).

Autore

Volevo avere la classe di Charlie Rose, per ora ho solo la panza di Vincenzo Mollica.