“Sense8”, buona (anche) la seconda. Rimarrà un’incompiuta?

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Si dice che ognuno di noi abbia almeno sette sosia sparsi per il mondo. Le probabilità di incontrarsi sono decisamente scarse, specialmente se non viaggiamo, né incontriamo altre persone. Ma la curiosità spinge molti a domandarsi (semmai esistessero) se oltre ad una somiglianza fisica ne corrisponda anche una caratteriale. E se avessimo tutti qualcosa in comune? Una sorta di empatia che è comprovato appartenere ai gemelli. Avrà pensato sicuramente a questo Lana Wachowski, che insieme a sua sorella Lilly e a J. Michael Straczynski hanno creato Sense8.

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I fratelli Wachowski, creatori della serie

Già alla fine della prima stagione Leonardo scrisse un articolo nel quale paragonava Sense8 ad un formaggio, laddove Lost era un pranzo completo. Lungi da me fare altri confronti culinari, la mia intenzione è fare una comparazione tra prima e seconda stagione; uscite a 2 anni di distanza e inframezzate da uno special di Natale. Sense8 è anch’esso un prodotto Netflix, che ha fatto la sua apparizione nel giugno 2015. Nonostante qualche dubbio e qualche naso storto, la serie è riuscita dopo pochi episodi ad ingranare non finendo etichettato come prodotto di nicchia come tutti i film delle Wachowski successivi a Matrix. Purtroppo però ciò non è bastato a far desistere la piattaforma dal cancellarla senza darle una conclusione quantomeno necessaria.

Di cosa parla Sense8?

La premessa è abbastanza semplice: otto individui sparsi per il mondo iniziano ad incontrarsi tramite connessioni telepatiche. Quattro uomini e quattro donne, diversi sotto ogni aspetto, ognuno con un proprio, difficile passato; sono loro i sensate, i nostri protagonisti i cui incontri iniziano di punto in bianco, dopo aver visto una donna bionda dall’aspetto trasandato, Angelica (Daryl Hannah). Questa è la loro “madre”, colei che ha attivato i loro poteri e che, braccata, si è tolta la vita. Inizialmente l’immedesimazione con gli otto è totale. Noi, come loro, non capiamo come avvengano queste connessioni, come si controllano né perché sono stati scelti proprio loro.

Sense8

C’è un momento però, nel quale ti dimentichi tutte le domande e ti lasci andare, proprio come fanno i protagonisti. Quello è il momento di svolta della serie, nel quale l’empatia tra i sensate li porta ad essere un’unica entità. Perché se è vero che la complicità è un effetto dell’empatia, la quale deriva dalla condivisione di un’emozione; allora si può dire che da quel preciso momento i nostri protagonisti smettono di subire passivamente i sentimenti altrui, cominciando a condividerli ed elaborarli come se fossero loro. Da un punto di vista psicologico, all’empatia si aggiunge la simpatia. Tutto ciò si ha a partire dal finale del quarto episodio della prima stagione, quando in una scena corale tutti cantano What’s Up delle 4 Non Blondes. Si dà il caso che quando consiglio Sense8 ai miei amici, aggiungo una nota: “migliora dopo il quarto episodio.”

La seconda stagione

La seconda stagione fu annunciata solo pochi mesi dopo la prima. Già allora sapevamo che avremmo dovuto aspettare tempi biblici per fruirne. Il fatto di essere girata da tutto il cast in location sparse per il mondo, rende Sense8 una serie sì unica per originalità, ma anche per lentezza di riprese. Questa spasmodica attesa è stata alleviata in parte lo scorso Natale con l’uscita di uno special di 2 ore. Lo special, che poi sarebbe il primo episodio della nuova stagione, non aggiunge molto alla storia. Si limita a fare un riepilogo delle situazioni lasciate in bilico dopo il finale di un anno e mezzo prima. Il resto della stagione è uscito il 5 maggio scorso, e subito è stato binge watching.

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Dopo aver posto le basi nella prima stagione, introdotti i personaggi con le loro storylines così come l’antagonista Whispers (Terrence Mann), e dopo aver dato assaggio delle potenzialità del progetto, con la seconda stagione di Sense8 si è voluta aggiungere altra carne al fuoco. Ma se era impossibile allargare il campo di gara, è stato scelto di aumentare i concorrenti. Faranno l’entrata in scena in questa stagione molti altri sensate appartenenti ad altri cluster (una tra tutti Lila interpretata da Valeria Bilello). Inizieremo anche a capire qualcosa di più sulla storia di questi uomini speciali e di come fin dall’alba dei tempi siano perseguitati.

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Cosa è cambiato?

Tra le due stagioni di Sense8, specie se le guardiamo a distanza ravvicinata, si possono notare alcune differenze abbastanza marcate. La prima stagione è quella che tasta il terreno, quella che va con i piedi di piombo e ci permette di conoscere i personaggi. La seconda si prende molte più libertà, non ha più il fardello dell’imbarazzo del primo incontro, i protagonisti sono rodati. Così come sono rodati i meccanismi che li cacciano fuori dai guai o che li aiutano nella loro opera di controspionaggio. Se la prima stagione è più concettuale e riflessiva, nella seconda si lascia spazio agli istinti e all’azione. Adrenalinico e forse un po’ troppo sbrigativo è il finale della seconda stagione; che ci lascia con un immenso cliffhanger. 

La tematica dell’omosessualità viene inizialmente presa con delicatezza grazie anche al contributo autobiografico della regista. Le paure, la determinazione e la capacità di affrontare problemi sono portati sullo schermo con grande maestria. Dal fare coming out al prendere coscienza del proprio essere, fino a dichiararsi amore eterno; l’aria in quelle scene è intrisa di orgoglio che solo in rare occasioni, alla fine della seconda stagione, scadono nel volgare.

Ma in fin dei conti, qualsiasi piega prenda Sense8, è una nuova sfaccettatura che si aggiunge ai già tanti meriti che ha. Non tutte le serie possono permettersi di vantare un così grande coinvolgimento da parte del pubblico. Era dai tempi di Sons of Anarchy che non vedevo un affiatamento tale da sfociare in fratellanza, sia dentro che fuori dal set. In questo caso è anche più importante come caratteristica, poiché i SAMCRO venivano più o meno dalla stessa zona e dalla stessa estrazione; invece i sensate hanno come unica cosa in comune quella di aver condiviso il primo respiro alla nascita.

…e adesso?

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È il 1 Giugno quando sto scrivendo quest’ultimo paragrafo. Un paragrafo che non avrei mai voluto scrivere. Netflix ha deciso di non rinnovare Sense8, lasciandoci di fatto con un finale tronco. Probabilmente la cancellazione è dovuta agli altissimi costi produttivi di cui sopra. Netflix non è HBO, e questo, più di ogni altra cosa ce lo insegna. L’unica cosa che ci rimane è sperare che un’altra emittente compri i diritti e produca, se non una terza stagione, almeno uno special che chiuda tutte le sotto-trame ancora aperte. Le possibilità che ciò accada? Più alte di quelle di un ripensamento dovuto ad una petizione; ma abbastanza basse da non vedere una luce alla fine di questo tunnel.

Autore

Vedo cose, ascolto tutto, sono attento ai dettagli e preciso per formazione. In realtà non sono mai stato serio in vita mia, ma nessuno è mai riuscito a darmi ragione.