I’m Prada, You’re nada

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Opulenza, sfarzo e arte contemporanea alla Fondazione Prada di Milano

Ebbene si, l’ho fatto. Ho compiuto quel grande, grandissimo passo che mi ha portato alla Fondazione Prada Milanese. Le dita fremevano, il mio Instagram era caldo e pronto a ricevere le miriadi di foto da caricare. Ma una volta lì, ho scoperto qualcosa di inimmaginabile, di terribile. La Fondazione Prada è un Centro di Arte Contemporanea. Ed esiste un’intera struttura rimessa a nuovo. E sì, si estende al di fuori del Bar Luce, Social Centre per eccellenza. Senza nulla togliere a quest’ultimo, che si presenta anzi come un meraviglioso recupero architettonico, progettato non di meno che da Wes Anderson in persona.

La struttura, un’ex distilleria degli anni Dieci del Novecento, urla sfarzo e OPULENTIA su tutti i fronti. Dalla torre ricoperta in foglia d’oro fino alle divise appena uscite dalla settimana della moda, l’ambiente coniuga antico e nuovo, vintage e modernità. Proprio la torre, soprannominata Haunted House, contiene forse la parte più interessante della visita. La Casa degli Spiriti ospita infatti le installazioni di due artisti contemporanei: Louise Bourgeois e Rober Gober. La mostra, situata su più piani, affronta vari temi fra cui la sessualità, le relazioni umane, la natura, la politica e la religione. Sebbene non sia espressamente chiarito il messaggio, data la volontà di Gober di non spiegare i propri lavori.

Louise Bourgeois

A partire da Cell (Clothes) del 1996, Louise Bourgeois mostra la sua poetica. Un’intera stanza viene ricreata utilizzando vecchie porte, alle quali non è possibile accedere. Lo spettatore, voyeur, può solo spiare e osservare dall’esterno, dalle fessure e dai vetri delle porte quanto contenuto all’interno. Lì un insieme di manichini e abiti sono appesi nella stanza. Ma in questo caso, si avverte una presenza materica e organica che prende vita dai tessuti. Forme antropomorfe si sviluppano in una camicia, gonne e pantaloni che dovrebbero essere vuoti contengono rigonfiamenti che mostrano i segni di un passaggio umano, o quasi.

Ed è poi con Single III, sempre del 1996, che la corporeità raggiunge un nuovo stadio. Un manichino deforme, ricucito e spettrale è disteso al centro della sala. Un manichino che contiene entrambi i sessi, il maschile e il femminile, e due teste. Una destrutturazione del genere che sembra incarnare la violenza della scelta, dell’assegnazione ad un binarismo di genere prestabilito, in cui si avverte la lacerazione dell’identità.

Robert Gober

I piani successivi della Hounted House della Fondazione Prada sono dedicati a Rober Gober, sicuramente più complesso ed enigmatico da decifrare. Gober come sempre non spiega le proprie opere, nessun suggerimento o indizio, sebbene anche queste possano rientrare in un’ottica della destrutturazione. Corpi amorfi si stagliano nelle varie sale, braccia e gambe emergono dalle pareti. Il corpo, la sessualità e il genere fanno da caposaldo all’intera collezione. Sebbene non sia facile ricostruirne il pensiero, Gobber resta però spesso legato al mondo dell’infanzia, come con Untitled 1993-1994: un’enorme scatola di cereali esposti al pubblico.

Fuori dalla Hounted House, si entra poi in altre strutture ospitanti la mostra TV 70 – Francesco Vezzoli guarda la Rai. Proiettati all’interno di studi televisivi, siamo portati a vivere un luogo di magia, plasticismo e finzione. Ma la Casa degli Spiriti resta forse l’esperienza più significativa. Un’esperienza che non solo ci mostra i passaggi di presenze arcane, ma che tocca il nostro, di spirito. E sta a noi scegliere con quale animo affrontarlo. L’importante è, comunque, lasciarsi andare, esplorare e scoprirsi.

Autore

Sono una persona che ha molte difficoltà nel descriversi, meno difficoltà nel ciarlare ed infinite nel relazionarsi col mondo. Eterno ignorante, fra mille dubbi l’unica certezza rimasta è che la dieta la inizio lunedì prossimo.