Gesù dall’analista: Christoph Turcke e la psicoanalisi del Nuovo Testamento

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Introduzione

Far accomodare Gesù Cristo sul lettino dell’analista è un’operazione assai complessa e poco pratica. Si tratta di una figura alquanto “ingombrante”. Prendetela a vostro modo; da laici o credenti quali siate, questo personaggio è capace di suscitare sentimenti di qualsivoglia tipologia a qualsiasi uomo sulla Terra. Per questo serve un lettino parecchio resistente e dai piedini ben saldi. L’analista, poi, deve muoversi con prudenza e mestiere per evitare il rischio di trasformare una seduta esplorativa in un collage di luoghi comuni. Badate bene: che l’analista sia di scuola freudiana. Che sappia perfettamente la classica tripartizione dell’apparato psichico tra Io, Es e Super-io, e che conosca a menadito le complesse relazioni che si intrecciano fra questi tre elementi. È quello che tenta di compiere il filosofo Christoph Turcke ne Il sogno di Gesù. Il libro ci presenta infatti un “Gesù storico” lontano da quello familiare all’iconografia e alla predicazione cristiana, arricchito e filtrato dal metodo con cui Freud ha insegnato a interpretare i sogni e la loro stratificata elaborazione delle sofferenze subite.

Un esempio: il rapporto con il Battista

L’autore individua nel contrasto con Giovanni il Battista il trauma lacerante in grado di illuminare la condotta pubblica del profeta. Turcke ci dice che non sappiamo a quale età Gesù si sia recato dal Battista nel deserto, cosa l’abbia affascinato in quell’uomo vestito di pelli di cammello, se egli abbia visto in lui l’agognata figura paterna di cui era stato privato durante la sua infanzia o se possa aver trovato in lui il maestro cui doveva la sua intera formazione. Intuibile è soltanto che la separazione dev’essere stata violenta e l’importante era far sì che non emergesse il ricordo della grande considerazione in cui Gesù aveva tenuto Giovanni e quanto fosse stato duro l’essersi separato da lui. E, tuttavia, solo mediante questa separazione Gesù divenne in un certo senso se stesso: qualcuno con un proprio messaggio e un proprio seguito. Nei vangeli canonici è il periodo chiamato ministero pubblico di Gesù, quando appunto, una volta battezzato nel fiume Giordano dal Battista, Gesù fu allontanato e si ritirò nel deserto dove dovette fronteggiare il demonio per tre volte. È qui che iniziò la sua predicazione che lo portò a morire in croce. Secondo il nostro autore, da qui in poi Gesù non riuscirà più a liberarsi dall’ombra del Battista. Sentiva gravare su di sé la maledizione di un’espulsione che aveva vissuto come ingiusta. Gesù doveva dimostrare a Giovanni e a tutto il mondo che l’allontanamento colpiva un innocente. E la dimostrazione della sua innocenza dovette assumere la forma di un’espiazione dimostrativa.

Conclusioni

Il filosofo C. Turcke

Vi sono poi altri casi che esaminerà il libro che possono essere utili a cristiani e non cristiani. A sua volta, nella rielaborazione del trauma patito dai suoi discepoli per via della crocifissione del maestro, è identificata l’origine della fede nella sua resurrezione e dell’interpretazione della sua fine atroce nella formula “morte per i nostri peccati”. Anche l’immagine di Paolo che Turcke ci offre esula dalle interpretazioni tradizionali dei Vangeli: a motivare il suo instancabile apostolato è una segreta lacerazione interiore – l’incomponibile doppia fedeltà al giudaismo e alla cittadinanza romana – che trova pacificazione solo nell’audacia del sogno ad occhi aperti, di offrire alla signoria di Cristo tutto l’impero da Oriente ad Occidente. Alla base, quindi, i cosiddetti “pensieri onirici latenti”, ossia quelle forze desideranti che costituiscono il sogno e che, in qualche modo, si esprimono nel suo contenuto manifesto, ma al contempo vi si nascondono. La loro scoperta fu una delle conquiste decisive di Sigmund Freud, che al fine di raggiungere il nucleo incandescente del sogno, approntò una specifica strumentazione. In questo nostro saggio il metodo freudiano si rivelerà, sorprendentemente, di grande utilità per risalire al cuore desiderante del cristianesimo.

Dunque arrivati alla fine della seduta, l’analista avrà sì qualche risposta in più, ma soprattutto parecchie nuove domande. Servirà davvero una terapia? Quale percorso psichiatrico dovrà intraprendere? Alcune sedute sarebbero necessarie, forse qualche consulto con i colleghi. Intanto però al nostro analista non rimarrà che osservare il suo “gigantesco” paziente che si alza dal lettino e si avvia verso l’uscita.

Autore

È uno studente laureato in Storia Contemporanea presso l’Università degli studi di Pisa