“Bojack Horseman” e il disagio dell’uomo spiegato con un cavallo

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Quando eravamo bambini, accendevamo sempre la tv in cerca dei cartoni animati. Spesso non sapendo neanche il titolo, né avendo visto altri episodi. Ci bastava vedere quelle immagini colorate in movimento, immedesimarci negli eroi, emulare fin dove possibile le gesta. Talvolta ci imbattevamo nei cartoni animati di MTV: quelli che davano nelle ore serali, quelli non adatti ai più piccoli. Per un bambino la cui massima trasgressione televisiva era rappresentata dai Simpson, si trattava di un nuovo livello. Cartoni come Beavis and Butthead, South Park, e Celebrity Deathmatch hanno solcato la linea tra gli show politically correct e quelli no. Man mano che crescevamo ci veniva anche più facile capire quelle battute e quell’ironia che solo i grandi potevano comprendere. Negli ultimi anni, è emersa una serie dura da vedere anche per molti adulti. Sto parlando di Bojack Horseman.

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Cos’è Bojack Horseman?

Nata nel 2014 da un’idea di Raphael Bob-Waksberg e prodotta da NetflixBojack Horseman conta 3 stagioni – con la quarta in arrivo questa estate – e uno special natalizio. Una particolarità che lo differenzia da molte altre serie animate è la presenza di una forte trama orizzontale. Non esistono episodi autoconclusivi, sono tutti parte di una macrostoria che varia da stagione a stagione. Protagonista degli eventi è Bojack (doppiato da Will Arnett, che abbiamo visto apparire in Una Serie di Sfortunati Eventi); un cavallo antropomorfo di mezza età che vive di rendita grazie allo show in cui era protagonista, Horsin’ Around. Sono passati venti anni dalla fine della sit-com e Bojack vive nella sua villa di Hollywood insieme a Todd (Aaron Paul, il Jesse di Breaking Bad), un ragazzo che si è imbucato anni prima e che non vuole andarsene.

bojack todd

Le giornate di Bojack passano tra un episodio di Horsin’ Around in DVD e una sbronza. La Hollywood (o meglio, Hollywoo) in cui vivono i nostri personaggi è una società nella quale convivono uomini e animali antropomorfi, dove questi ultimi possiedono gli stereotipi degli animali dai quali derivano. Per esempio, l’amico/rivale di Bojack, Mr. Peanutbutter (Paul F. Tompkins), è un labrador sempre allegro e positivo. La svolta avviene quando la gatta Princess Carolyn (Amy Sedaris) fidanzata e agente di Bojack, lo costringe a scrivere un’autobiografia con l’aiuto di una ghostwriter, Diane (Alison Brie), oltretutto fidanzata di Mr. Peanutbutter.

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Lo star system messo alla berlina

Non era la prima volta che vedevo un cartone animato prendere in giro le star di Hollywood. In passato ci avevano già pensato i cartoni citati all’inizio di questo articolo. Inoltre ci fu anche un minishow durato solo 8 episodi, chiamato Where My Dogs At? del 2006. In questa serie due cani randagi vagano per Hollywood, trovavano di volta in volta ospitalità da varie celebrità che venivano imitate portando agli estremi i loro caratteri.

Lo star system in Bojack Horseman è rappresentato similmente al nostro, con vip in ascesa e in declino, chi è sulla cresta dell’onda e chi è implicato in qualche scandalo. Anche qui l’immagine, l’apparenza, sono gli aspetti primari e fondamentali nella società. Molte star addirittura hanno prestato la propria voce o a personaggi inventati (J.K. Simmons, Lisa Kudrov, Olivia Wilde e Alan Arkin), o alle loro controparti animate (Margo Martindale, Paul McCartney, Naomi Watts e Daniel Radcliffe).

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Persino la sigla iniziale ci dice molto sulla serie. Per gran parte di essa Bojack è in primo piano al centro dell’inquadratura. Intorno a lui accade tutto ciò che è abituato a vedere: la casa, gli amici, così come i flash dei paparazzi e le feste mondane. Lui rimane impassibile e passivo, salvo poi risvegliarsi nella sua piscina, da solo. Non ci sono parole, solo una base ritmica e un sassofono.

La depressione e altri temi

In un episodio dei Griffin, Peter dice la famosa frase: «I cavalli sono persone orribili», seguito da uno sketch dove un cavallo con sorriso malefico avvelena una vecchietta. Ora, il nostro Bojack non è malvagio, ma è sicuramente orribile. Egli ha la straordinaria capacità di farsi terra bruciata intorno, di troncare nel peggiore dei modi qualsiasi relazione umana. Il nichilismo lo inghiotte e lui si lascia andare, almeno da una parte, quella più esposta. Perché se questo suo atteggiamento negativo alla vita è propedeutico alla sua immagine di self-made (horse)man che non ha bisogno di altri se non di sé, il cui ego è alimentato dalla solitudine e dai ricordi di ciò che era, dall’altra parte, più nel profondo, Bojack è costantemente alla ricerca di aiuto e si rammarica ogniqualvolta vede una relazione sfumare o fa una scelta sbagliata.

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Un suo grande difetto è quello di non prendersi mai le responsabilità delle proprie azioni, incolpando sempre gli altri. La sua immagine carismatica ne risentirebbe se ammettesse di aver sbagliato fin dalla più tenera età. Bojack è incapace di scrivere nella sua autobiografia quanto meschini erano i suoi genitori, causa principale del suo brutto carattere. La depressione lo porta a gesti di autodistruzione sia sociale, come visto finora, sia fisica con il consumo spropositato di alcol, droghe e cibo spazzatura. Toccare il fondo equivale per lui ad una richiesta di sostegno. Purtroppo questo fondo è stato raggiunto e scavato più volte senza che una vera svolta abbia aiutato Bojack a rialzarsi.

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Attenzione! Da questo punto in poi ci saranno spoiler sulla serie. Non continuate se non siete in pari

Oltre alla depressione, la serie tocca molti temi che difficilmente si vedono in una serie animata. Aborto, molestie sul lavoro, lutto, cancro e tossicodipendenza sono alcuni degli argomenti che verranno fuori durante la serie. È proprio intorno a questi temi che si sono sviluppati gli episodi più belli ed emotivamente intensi. Il quarto episodio della terza stagione è un piccolo capolavoro che cita Lost in translation di Sofia Coppola. L’incomunicabilità la fa da padrona e in quasi tutto l’episodio non viene pronunciata parola. Ci sono solo una melodia costante e i suoni ovattati a far da sottofondo a una storia avventurosa ma malinconica. Alla fine dell’episodio Bojack, che è stato sobrio tutto il giorno, ha un momento di lucidità nel quale capisce che:

In questo mondo terrificante, ci restano solo i legami che creiamo.

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L’altro lato del rimorso

Persino quando vuol fare ammenda per le proprie azioni, Bojack ostenta il proprio egoismo e complica inevitabilmente la propria situazione. Ce ne rendiamo conto in quattro nitide occasioni:

  1. Nella prima stagione, quando va a chiedere perdono a Herb per averlo fatto licenziare, non vedendo però il quadro d’insieme: venti anni fa, Herb non perse solo un lavoro, perse soprattutto un amico.
  2. Nella seconda stagione, quando fugge da Los Angeles per andare da Charlotte con la quale spera di trovare una sorta di pace interiore, finendo per rovinare una famiglia intera ed un’altra amicizia.
  3. Nella terza stagione, nel decimo episodio, quando chiede scusa a Todd per essere andato a letto con la sua ragazza. Todd gli rinfaccia che è il suo atteggiamento la causa dei suoi mali.
  4. Nella terza stagione, nel penultimo episodio, quando sotto le droghe più pesanti va da tutte le persone che ha ferito. Inutile dire che con tutti ha compromesso i rapporti, oltretutto senza neanche capire perché. Infatti l’episodio è pieno di blackout ed ellissi che avvengono sul più bello.

Il finale di quell’episodio (3×11) è una delle scene più drammatiche e poetiche della serie. Bojack porta Sarah Lynn al planetario di Los Angeles, dove lei morirà di overdose, mentre lui capirà quanto sia importante il presente, l’attimo che stanno vivendo. Delicatamente, con uno sbadiglio Sarah Lynn spira, Bojack la chiama più volte nel silenzio e poi, nero. La scena con sullo sfondo un cielo stellato e le silhouette dei due personaggi è molto simile alla scena di ballo (nel medesimo osservatorio) presente in La La Land, che a sua volta citava Moulin Rouge. 

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Perché vedere Bojack Horseman

Quando decisi di iniziare a vedere Bojack Horseman tutto mi sarei aspettato tranne che uno show così vicino all’animo umano. Uno show che mostra quanto in basso si possa cadere se solo ci si lasciasse andare. Uno show che fa leva sui legami e ci mostra cosa non fare per distruggerli. Se togliessimo a Bojack Horseman la componente animale e lo facessimo recitare da persone reali, sarebbe una delle serie più seguite e apprezzate del mondo.

Perché ciò che fa andare avanti lo show non è la parte comica, ma quella drammatica. Quei pugni nello stomaco che ogni tanto ci arrivano e che non possiamo evitare. Così come fa male non sentirsi dire ciò che vogliamo sentire o, peggio, sentirsi dire la verità. Durante la visione vi domanderete se sia giusto o no biasimare Bojack. Persino voi vi chiederete se sia troppo tardi cambiare la vostra vita e non essere più schiacciati dalle vostre paure. Per quanto finto un cartone animato possa essere, Bojack Horseman è molto più vero e sincero di qualsiasi altra cosa vista finora.

Autore

Vedo cose, ascolto tutto, sono attento ai dettagli e preciso per formazione. In realtà non sono mai stato serio in vita mia, ma nessuno è mai riuscito a darmi ragione.