Le librerie di Firenze – Parte III

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Todo modo para buscar la voluntad divina

L’ambiente urbano

Todo modo è una libreria a pochi passi dal ponte alla Carraia, su un tratto che compio giornalmente per andare a lavoro. Ho la fortuna, quindi, di assaporare la serranda mezza alzata prima dell’apertura, con le luci soffuse della vetrina che lasciano il tempo ai titoli ricercati per riprendersi e per catturare gli sguardi assonnati dei passanti che quotidianamente percorrono quel tratto trafficato. E ho la possibilità, a fine giornata, di raccogliere le briciole lasciate da chi, dopo una presentazione di un libro o un evento culturale organizzato dai proprietari di questo spazio, le dissemina sul marciapiede con l’appagamento di un impulso soddisfatto.

Le volte necessarie

Per i miei orari di lavoro, mi è risultato difficile poter partecipare ai numerosi e vari appuntamenti che vengono sciorinati durante la settimana e presentati (fortunatamente in anticipo per i programmatori seriali come il sottoscritto) sul sito della libreria. Sono stato in questo posto tre volte. La prima con un’amica, la seconda con un amico, la terza da solo. Nessuna in occasione di un evento. E penso che l’ultima sia stata la migliore.

Gli ambienti

L’entrata ti prende a schiaffi. La varietà di titoli presenti in uno spazio così piccolo è impressionante, e nessun senso di disordine e di approssimazione rovina l’atmosfera elegante e intellettuale che si percepisce appena varcata la soglia, con il guardiano-cassiere che ti scruta con curiosità o ti ignora. Punto positivo per me che amo passeggiare in solitudine senza essere interrotto da nessuna gentilezza costruita.

In fondo, si entra nell’area del bar (nominato Uqbar, come un racconto di J.L.Borges). E qui, insieme all’intensa attività social, sta l’innovazione a mio parere più grande: il bar non è isolato, non è chiuso in se stesso in uno spazio circoscritto e, per quanto sia pubblicizzato all’entrata con il menù in vetrina e con un’insegna al neon subito visibile nel vano principale, non si ha mai l’impressione di essere in un ristorante, perché immerso in uno spazio invaso dai 15000 titoli di cui la libreria si vanta anche sul suo sito web.

Un palco a scaloni sfoggia la sua bellezza, imponente nella struttura e accogliente allo stesso tempo. I libri sono facilmente individuabili tramite dei bollini colorati che stanno ad identificare la natura del titolo: per esempio, bollino blu è libro usato, bollino verde è bibliografia consigliata.

Quando la prevenzione risulta inutile. Cioè sempre

La prima volta sono stato prevenuto. Per quanto Firenze mi piaccia e l’abbia scelta come mia città privilegiata di adozione, penso sia piena zeppa di posti fintamente intellettuali: mi viene in mente una scena de La grande bellezza, quella dello spettacolo dell’attrice nuda marinaabramovic-oide che prende a testate un’architettura romana.

Ecco, questa è stata la sensazione che, ahimè, ho avuto nell’entrare la prima volta in “todo modo”. L’individuo all’entrata che non saluta e squadra (forse ero vestito male quel giorno, chissà), un elemento particolarmente eccentrico che mangia biologico e una stramba in tunica bianca che sfogliava un libro d’arte sui gradoni. Chi dice che la prima impressione è quella che conta si sbaglia, e non poco.

Solo ora capisco che “todo modo” è uno spazio in cui chiunque abbia qualcosa da esprimere può entrare e sentirsi benevolmente ignorato e semplicemente se stesso. E questo si riflette ancora una volta nella varietà degli appuntamenti che toccano tanti temi eterogenei e che si riassumono in un unico progetto: la fruizione culturale e libraria.

Ma, alla fine, che significa?

Il nome non a caso è preso da un contesto molto interessante. È una citazione di una citazione: Sant’Ignazio di Loyola professa «ogni mezzo per cercare la volontà divina». Egli fu il fondatore dell’ordine dei Gesuiti che pensavano che una cultura elitaria fosse necessaria. La stessa ideologia la espose Sciascia nel suo libro intitolato appunto “todo modo”: tra i personaggi un sapientissimo don Gaetano che incarna il “todo modo”, l'”ogni mezzo”, nella giustificazione di ogni azione, anche l’uccidere, per salvare la Chiesa.

La “todo modo” fiorentina non è né assassina, né religiosa, ma professa la stessa determinazione nel divulgare l’acculturazione e la coesione intellettuale. A tutti i costi e, allo stesso tempo, mi sento di aggiungere, con ogni sfumatura.

( Qui e qui trovate la prima e la seconda parte del mio tour nelle librerie fiorentine).

Autore

Di sangue napoletano, di crescita senese, di maturità fiorentina passando per le strade bolognesi, romane e milanesi. Scrivo da paranoico, leggo da affamato. E amo spendere soldi.