“Pariah”: Steven Wilson è davvero in stato di grazia

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Non c’è più nessun dubbio sul fatto che Steven Wilson sia uno tra gli artisti più interessanti di questo decennio. Quando con i Porcupine Tree il processo creativo sembrava esserci inceppato (The incident sembrava un compitino per casa) Wilson ha deciso di intraprendere la carriera solista. Dal 2011 non ha sbagliato un colpo: il concepHand.Cannot.Erase, uscito nel 2015, racconta la storia di Joyce Carol Vincent, una ragazza che fu ritrovata morta nel suo appartamento a due anni di distanza dalla morte, fu definito da alcuni giornali del settore come “il The Wall della generazione di Facebook“.

Forse l’artista più “avanti” nell’ambito extra-pop, Wilson ha recentemente firmato un nuovo contratto con la Caroline International, per un nuovo disco co-prodotto da Paul Stacey. L’album uscirà il 18 agosto e si intitolerà To the bone. La terza traccia del disco, Pariah è uscita in anteprima l’8 maggio e figura una collaborazione con la cantante israeliana Ninet Tayeb, che i fan di Wilson conoscono già dai tempi di Routine. Il pezzo, manco a dirlo, è bellissimo. Non è cambiato molto dall’ultimo , l’EP dello scorso anno, ma il prog-pop (nessuno si azzardi a chiamarlo prop!) di Wilson è la musica più adatta per questi tempi cupi, digitali, alienanti. Parlando del disco, Wilson dice che sarà un tributo ai dischi che più lo hanno ispirato durante la sua giovinezza, So di Peter Gabriel, Colour of spring dei Talk Talk e Seed of love dei Tears for fears. Volendo fare un paragone, o volendo spendere un altro nome pesantissimo, questa “visione” musicale era, ahimè, la stessa che stava prendendo il grande Bowie con Blackstar e con il postumo No Plan.

Vista l’attenzione che Wilson dedica agli spettacoli dal vivo, non mi sorprenderebbe vedere potenziato l’assetto audio-video che Wilson aveva adottato per il tour europeo che si terrà nel corso del 2018. Uno show totale: quadrifonia, scene semoventi, laser e video in sincrono a far da commento alla musica. Come tutte le realtà in ascesa, è sempre più difficile che artisti come Steven Wilson tocchino il nostro paese con tanti concerti ben distribuiti sulla penisola: il tour invernale toccherà Milano (9 febbraio agli Arcimboldi) e Roma (il 10 all’Atlantico).

Autore

Nasco a San Miniato nell’estate del 1990. All’età di tre giorni mi trasferisco a Gavena dove tuttora vivo. Fino a tredici anni volevo diventare il più grande calciatore della storia, l’incontro con il rock ha cambiato tutto. Tra una suonata e l’altra, nel 2014 mi laureo al Dams di Firenze.