“The Night Siren”: il ritorno di Steve Hackett

0
Condividilo!

I Genesis sono stati come certe squadre di calcio di provincia: amati o odiati a prescindere dalla posizione in classifica e dai risultati. Ma anche adesso che il gruppo non esiste più (anche se manco a dirlo, ogni anno si ventila la possibilità di reunion) i componenti dell’ex prog band sono più attivi che mai. In questo caso Steve Hackett, che uscì dai Genesis precisamente quarant’anni fa dopo il bellissimo Wind and wuthering, ha avuto una carriera solista molto interessante, anche se offuscata dalle ben più fortunate prove dei colleghi cantanti Peter Gabriel e Phil Collins. Il buon Steve ha sempre sperimentato molto, spaziando tra più generi, dalla classica fino ad atmosfere decisamente più heavy, collaborando anche con artisti di grosso calibro, andandosi a creare un “genere” (che parola orribile) tutto suo, una specie di prog metal pomposo (in senso buono) decisamente fuori moda (ancora in senso buono). Insomma, qualche settimana fa è uscito The Night Siren.

Il “problema” di Steve Hackett è sempre stato il fatto di pubblicare materiale inedito di altissima qualità ma di non crederci fino in fondo. Che problema è direte voi, il chitarrista ha sfornato ottimi dischi, ma invece di suonare il suo repertorio, ha intrapreso diversi tour dove ripropone il repertorio ’70s dei Genesis: palazzetti pieni, folle plaudenti ma nulla di nuovo. Dopo l’ottimo Wolflight del 2015 l’aspettativa per il disco successivo di Hackett era come sempre altissima. Almeno per me, la prova è ampiamente superata, e a parte l’uso massiccio di Photoshop per le foto promozionali, il vecchio Steve è sempre in formissima.

Il personnel è vastissimo: venti musicisti, tra cui il fratello di Steve, John Hackett. Turnisti provenienti da tutto il mondo, azeri, israeliani, ungheresi, islandesi… Un disco eterogeneo che parte in quinta con Behind the smoke, suoni potenti, distorsioni e archi orientaleggianti. Oriente che si annusa anche in altri brani come Martian sea o In the skeleton gallery, bello ma se mi posso permettere, il tutto va sempre ad assomigliare a Kashmir dei Led Zeppelin, alla lunga stufa, ma ad avercene di pezzi così… C’è anche dell’ottimo pop, Anything but love potrebbe essere una buona hit, a metà tra un Oldfield di Moonlight shadow e i Genesis degli anni Ottanta. Il repertorio Prog metal  però è quello che risalta di più: Inca terra sta lì a far ricordare i già citati Genesis, come a dire “hey vi ricordate il chitarrista? Ero io…”. 

Riuscirà stavolta il vecchio Steve a scrollarsi di dosso il macigno dei Genesis e ad abbandonare lo spettacolo cover-band-di-se-stesso? La risposta è purtroppo no. Il tour, già annunciato, si chiama ancora Genesis Revisited. Già toccata l’Italia un mese fa col disco in uscita, Hackett tornerà da noi a luglio, palazzetti, piazze o quel che sarà, sold out per l’eterno ex. Dispiace per chi andrà lì solo per quel repertorio, perché Steve Hackett, come abbiamo visto, è molto di più.

Autore

Nasco a San Miniato nell'estate del 1990. All'età di tre giorni mi trasferisco a Gavena dove tuttora vivo. Fino a tredici anni volevo diventare il più grande calciatore della storia, l'incontro con il rock ha cambiato tutto. Tra una suonata e l'altra, nel 2014 mi laureo al Dams di Firenze.