La storia dell’italianissimo Teatro Ariston di Sanremo

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Siamo usciti dalla cinque giorni sanremese con l’inaspettata vittoria di Francesco Gabbani e il suo karma occidentale. Purtroppo o per fortuna quest’anno non sono riuscito a vedere le serate della kermesse e solo sporadicamente ho ascoltato dei brani quando passavano alla radio, senza poter godere della “monumentale” scenografia utilizzata per l’occasione. Però, oltre alla competizione canora, è fondamentale considerare e conoscere un altro aspetto, ovvero il  luogo dove Sanremo viene ospitato: il Teatro Ariston.
È famoso soprattutto perché ospita il festival, ma il suo sipario non si apre solo in quei cinque giorni in febbraio ma è protagonista di una vera e propria stagione teatrale e cinematografica.

La storia

Il teatro Ariston è stato inaugurato il 31 maggio 1963. È un cinema-teatro composto da 1960 posti, suddivisi tra platea e galleria, e la bellezza di 16 palchetti laterali. La storia dell’Ariston è indissolubilmente legata alla figura della famiglia Vacchino. Il terreno dove sorge il teatro fu acquistato negli anni Quaranta e Cinquanta e vide la luce nella sua forma completa e definitiva solo una ventina di anni dopo. L’obiettivo della famiglia Vacchino era quello di creare una struttura che alternasse la rappresentazione teatrale a quella cinematografica. L’Ariston doveva anche raccogliere l’eredità artistica dello storico Teatro Principe di Sanremo, di proprietà comunale dal 1877, ma gestito dalla famiglia Vacchino. Quest’ultimo venne distrutto durante i bombardamenti dei francesi il 20 ottobre 1944.
Dal 1952, quando Aristide Vacchino ottenne i primi permessi, ci sono voluti precisamente undici anni prima che il suo sogno potesse diventare realtà. Il risultato è sontuoso, magistrale: un palcoscenico alto ventiquattro metri e profondo quindici, una situazione capace di ospitare più di cento musicisti, trenta camerini e tre cameroni destinati alle compagnie di ballo. Senza scordarci dell’elemento artisticamente più interessante: il soffitto, magnificamente affrescato dal pittore Carlo Cuneo. Da quel 31 maggio si sono alternati spettacoli teatrali e proiezione di numerosi film che ancora oggi continuano ad animare lo spazio.

La programmazione

             Una locandina di uno spettacolo in cartellone nel 2015.

Dopo essere stato inaugurato dalla visone dell’attesissimo film Gli ammutinati del Bounty con un immenso Marlon Brando, il teatro ha ospitato numerosissimi artisti (e non solo) da tutto il mondo. Dai grandi match della boxe a livello mondiale ai balletti del grande Rudolf Nureyev, dalla serata Tenco a cura di Patty Smith al Comedy ring (spettacolo che vede in scena vari comici provenienti dai programmi televisivi come Zelig o Colorado). Il teatro, con le sue programmazioni, mira a coprire una fascia di pubblico più ampia, che va dai giovani attirati dalla comicità televisiva ai più “maturi”, soddisfatti dai cantanti commerciali di respiro nazionale. Peccato per la mancanza di una vera e propria stagione teatrale (quindi di performance, teatro di prosa,…) e per il non riuscire a soddisfare una richiesta artistica più profonda e sperimentale.


Il teatro Ariston rimane un simbolo dell’Italia. Un luogo dalla storia importante e dal fascino irraggiungibile. Un luogo che riesce per cinque giorni all’anno ad attirare l’attenzione su di sé da parte di tutti i mass media e di gran parte della popolazione italiana. Un luogo che purtroppo offre situazioni più “vendibili” che culturalmente elevate, di quelle che non riescono a creare domande ed emozioni forti nel vasto pubblico. Peccato.

Autore

“Possiamo correre, non sapere cosa fare/
Metterci in salvo e poi metterci a piangere/
Possiamo leggere e non sapere niente/
Guarire le ferite, sparare sulla gente/
Cantare ninne nanne, scatenare guerre/
Poi riparare ai danni, dare nomi alle stelle.”

Brondi Vasco – Le Luci della Centrale Elettrica