Le vacanze di Natale

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Mi sono svegliato stamani pensando alle vacanze di Natale. Ho pensato a quelle che facevo fino alla quinta superiore. Mi riferisco al periodo dal 22/23 dicembre fino al 7 gennaio dell’anno successivo. Poi ci sono quelle di cui fino a qualche anno fa sentivo parlare gli adulti, quelle a cui si sono ispirati i cinepanettoni.

Ho rintracciato il motivo principale di questo pensiero nel fatto che non si fanno più le vacanze di Natale di una volta. O meglio, occorre distinguere. Gli alunni, vivendo in un paese che invecchia, sono sempre meno. Quindi nel periodo intercorso tra l’ultima e la prima settimana dell’anno sarà facile aspettarsi meno microvandali in giro per strada dopo una certa ora la notte. Salvo ricorrere alla retorica xenofoba delle bande armate, dei violentatori e così via.

Per quanto invece riguarda la vacanza di Natale da adulto c’è la questione impoverimento. C’è la questione cancellazione-della-classe-media, la questione crisi e tutto quanto. Chiaro: se non lavori, da cosa te le prendi le vacanze? Si predicherà, suppongo, che sia giusto tornare alle antiche e genuine tradizioni delle feste in famiglia, della frugalità. Tradizioni per certi aspetti giuste e legittime.

Quest’anno si parla poco – per ora – di influenza. Se ne parla poco nei canali che seguo almeno, se ce ne sono di aperti e succulenti, istruitemi. Sì, ci sono già state le prime avvisaglie di meningite qua e là, ma tutta roba più che altro adatta a riempire qualche colonnina di giornale rimasta inassegnata e evasa da pubblicità invendute.

Autore

María de Montserrat Viviana Concepción Caballé i Folch è un soprano spagnolo.