Che fine ha fatto Shizo Kanakuri?

1
Condividilo!

L’assolutismo morale è probabilmente qualcosa di infantile. Si cresce e viene meno. Non tutti i principi e i valori che consideravamo imperativi categorici rimangono tali con il passare delle primavere. Esistono però delle eccezioni, persone per le quali la moralità è un ambito non negoziabile. Assolutamente non negoziabile. Persone che pongono valori come la dignità e la lealtà sopra ogni cosa e sono pronte all’autopunizione nel caso dovessero, involontariamente, tradirli. O addirittura a nascondersi, a scomparire, a rannicchiarsi in un angolo di una stanza buia abbracciandosi le ginocchia, pur di evitare la gogna della vergogna. Shizo Kanakuri è uno di questi tipi. Shizo scomparve durante una maratona. Disperso, desaparecido. Per completare quella maratona ci avrebbe messo 54 anni, 8 mesi, 6 giorni, 5 ore, 32 minuti, 20 secondi e 3 decimi. Ma andiamo con ordine.

cesi5wxxiaer4as

Che bel faccione simpatico, però!

Siamo a Stoccolma, 14 luglio 1912, si corre l’evento principe della quinta edizione delle Olimpiadi moderne. Si parte alle 13.48 e fa caldo, tremendamente caldo: le colonnine dei termometri segnalano 33 gradi. All’ombra. Oltretutto il percorso, che parte dalla capitale svedese per arrivare a Sollentuna e poi tornare indietro, è ostico: nessuna pavimentazione e tanta polvere lungo il tracciato. Sono 40,2 km (i canonici 42,195 km saranno adottati e resi ufficiali solo nel 1921) di sudore e fatica, in condizioni climatiche difficili e inusuali per essere in Svezia.

Shizo Kanakuri, ventenne giapponese, è considerato uno dei favoriti. È primatista mondiale della specialità con un tempo di 2 ore, 32 minuti e 45 secondi, eccezionale per l’epoca, realizzato nella primavera antecedente i giochi. Solo che le Olimpiadi si svolgono dall’altra parte del mondo e non esiste un organismo disposto a pagare il costoso viaggio. Ecco allora che la Tokyo Normal Higher School, l’università in cui Shizo studia, organizza una raccolta fondi a cui partecipano studenti ed ex studenti, professori e persino il preside Jigoro Kano, fondatore del judo. Il 16 maggio, il nostro prende un treno da Shinbashi per Tsuruga; da qui si imbarca per Vladivostok, prende la Transiberiana per Mosca e arriva a Stoccolma dopo diciotto giorni di viaggio. Pieno di sogni, speranze ma soprattutto riconoscenza verso tutte le persone che hanno reso possibile il tutto: Shizo sa che non può deluderle.

Torniamo al 14 luglio. Fa caldo, dicevamo. Come se non bastasse, l’organizzazione si è premurata di azzerare i punti di ristoro e impedire che qualcuno possa avvicinarsi agli atleti: niente ciclisti al seguito, niente massaggiatori e dirigenti ai bordi della strada. Tutto ciò per evitare un altro caso Dorando Pietri, il maratoneta italiano che quattro anni prima a Londra era stato squalificato perché, mentre era in testa a poche centinaia di metri dal traguardo (era già dentro lo stadio, dove entrò sbagliando strada, in evidente stato confusionale) e con considerevole vantaggio rispetto agli inseguitori, aveva ricevuto soccorsi in seguito a quattro cadute dovute all’immane sforzo fisico fatto. Leggenda narra che fu aiutato anche da Arthur Conan Doyle, che poi avrebbe scritto la cronaca della gara per il «Daily Mail» concludendola così:

La grande impresa dell’italiano non potrà mai essere cancellata dagli archivi dello sport, qualunque possa essere la decisione dei giudici.

pietri

Barcollo ma non mollo. In realtà Pietri sverrà subito dopo aver tagliato il traguardo.

Le condizioni, quel pomeriggio svedese sono proibitive. Al km 30 un portoghese, Francisco Lazaro, si accascia al suolo su una collinetta, colto da una insolazione. Come da regolamento, non ci sono soccorsi. Lo ritroveranno qualche ora dopo, in preda a febbre e convulsioni. Il mattino dopo morirà in ospedale. Dei 69 atleti al via, ben 52 non arrivarono al traguardo. Tra questi anche Shizo Kanakuri. Con una piccola differenza: gli altri furono tutti ritrovati, Shizo no. Shizo non c’è e non se ne sa nulla. Dopo diverse ore dalla fine della gara viene allertata la polizia ma niente, di Kanakuri non c’è traccia. Qualche settimana dopo si rassegneranno anche le forze dell’ordine, inserendo il suo caso tra quelli delle persone scomparse.

Il suo nome divenne leggenda in Svezia, gli avvistamenti avvenivano a cadenza regolare: c’è chi narrò addirittura di averlo visto in compagnia di due ragazze svedesi che gli fecero passare la voglia di tornare in Giappone. Fatto sta che fino al 1962 di Kanakuri non si hanno notizie. Sarà il direttore di un giornale di Stoccolma ad inviare un suo reporter in Giappone alla caccia del maratoneta scomparso, in occasione dei 50 anni dalle Olimpiadi svedesi, con l’ordine di trovarlo. E Shizo, effettivamente, c’è. Insegna geografia in una scuola pubblica della sua città natale, Tamana, nel sud del Giappone. E finalmente racconta come andarono le cose quel 14 luglio del 1912.

Intorno al km 30, Shizo Kanakuri è nelle prime posizioni, ma soffre, soffre da matti: decide quindi di abbandonare momentaneamente il percorso e accettare l’invito a bere un bicchiere di succo di lampone da parte di uno spettatore che stava guardando la gara dal proprio giardino. Solo che il divano su cui beve quel succo doveva essere particolarmente comodo, perché Shizo si addormenta stremato, e si sveglia solo molte ore dopo, quando la gara è già finita. Nel crescente senso di colpa provocato dall’inadempienza, nel senso di colpa stesso, trova la volontà di non rispuntare fuori! L’intervallo tra azione e rimorso diminuisce rapidamente, tanto da farlo diventare un fascio di rimorso incapace di agire. Meglio restare in disparte, e pazienza se qualcuno là fuori mi cerca! Muore di vergogna, sente di aver tradito la fiducia dei suoi sostenitori. Eccola, l’autopunizione: imbarazzato per avere deluso chi aveva creduto in lui, decide di imboccare la via del furtivo.

ci3wowlwoaas3r6

Tanta voglia di succo di lampone!

Kanakuri venne ospitato a casa dello spettatore con il succo di lampone e tornò in Giappone qualche settimana dopo, in nave ed in incognito, senza dire niente a nessuno. Cinque anni dopo, ormai 76enne fu invitato in Svezia per… completare la maratona! Inaugurò un grande magazzino a Stoccolma, poi fu portato allo stadio Olimpico dove, incitato dalla folla in tripudio, tagliò il traguardo. Dopo 54 anni, 8 mesi, 6 giorni, 5 ore, 32 minuti, 20 secondi e 3 decimi. Il vincitore, il sudafricano Kennedy McCarthur, ci aveva messo 2 ore, 36 minuti e 56 secondi. Ma se il tempo è veramente infinito, allora 2 ore e 54 anni ne sono entrambi una frazione infinitamente piccola.

Il vocabolario Treccani, alla voce “maratona”, recita: “in senso figurato […] con uso più generico, qualsiasi avvenimento, attività, partecipazione, serie di incontri e sim., che si protragga nel tempo e impegni faticosamente”. Ci mettiamo la foto di Shizo Kanakuri accanto?

Autore

1 commento

Lascia un Commento