Cartoline da Euro 2016

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Dolce ma amaro — Si gioca da 88 minuti a Tolosa. La partita si sta trascinando verso le fine in maniera blanda, noiosa, senza sussulti, seppur la temperatura non sia ostica, per essere primo pomeriggio. Pure il giorno non è propizio: il calendario recita venerdì 17. C’è una rimessa per l’Italia, poco dopo il centrocampo, sulla fascia sinistra. Chiellini esita, nessuno riesce a smarcarsi in maniera sicura e credibile, la stanchezza si fa sentire. Prende la rincorsa, e di slancio lancia una palla in avanti che somiglia più ad un Ave Maria che ad una giocata consapevole, anche se in zona c’è Zaza. In zona, appunto. L’attaccante della Juve si lancia sulla palla con la cattiveria agonistica che lo contraddistingue, moltiplicata per due. Almeno per due, perché Zaza si lancia letteralmente verso la palla con il solo obiettivo di fare una sponda di testa per Eder, poco importa delle conseguenze. Che nella circostanza sono un capitombolo inevitabile all’indietro, ma l’obiettivo è miracolosamente raggiunto, l’anticipo su Johansson è dirompente. La palla per l’oriundo di casa nostra è perfetta, questo converge verso il centro dell’area, salta Granqvist con una finta e lascia partire un destro che va ad insaccarsi sul secondo palo alle spalle di Isaksson, con un’azione che ricorda vagamente il gol di Baggio nella semifinale di Usa ’94 contro la Bulgaria. È il momento catartico dell’Europeo degli Azzurri, una fortuna che ad un’analisi cinica si rivela una condanna, soprattutto quando il giorno dopo avremo la certezza del primo posto nel girone E. Finiamo nella parte sinistra del tabellone, quella con Spagna, Germania, Francia e Inghilterra. Per dire, il Belgio, arrivato secondo, dall’altra parte ha trovato Ungheria, Galles e Irlanda del Nord. Ma soprattutto è un gol che forse ci ha illuso di essere più forti di quello che realmente siamo.

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Sicuro che c’è da esultare?

Cosa cantano quelli in verde? — Will Grigg è un attaccante del Wigan e dell’Irlanda del Nord, che ha raggiunto una clamorosa e storica qualificazione alla fase ad eliminazione diretta. Will Grigg ha segnato 25 gol lo scorso anno, trascinando il Wigan alla promozione in Championship, la seconda divisione inglese. Will Grigg non ha mai giocato un minuto nelle tre partite del girone. Will Grigg non si è mai alzato dalla panchina. Will Grigg è il protagonista del coro tormentone di Euro 2016, il vero e proprio inno della manifestazione: Will Grigg’s on fire, sulle note di Freed from desire, hit dance della cantante milanese Gala (chi?) di fine anni Novanta. Will Grigg’s on fire, your defence is terrified è cantato incessantemente, e ovunque: sui bus, per le strade, sugli spalti per tutti i 90 minuti. La ha cantata persino Eric Cantona. Tutto merito di un tifoso, tale Sean Kennedy, che ha realizzato un video virale in pochissimo tempo, e che come premio ha ricevuto l’abbonamento annuale per la prossima stagione del Wigan. I tifosi nordirlandesi vincono a mani basse il premio per la tifoseria più creativa, anche perché Will Grigg è tutt’altro che “on fire”. E pensare che è un miracolo che siano arrivati fin qua…

Tocca fare le compilation

L’uomo della Provvidenza — Prima della partita inaugurale di Euro 2016, la Francia non giocava una partita ufficiale da due anni. In quanto Paese organizzatore infatti, era qualificata di diritto. Per questo non c’era la reale percezione di quanto fossero forti i padroni di casa. Il 10 giugno allo Stade de France si presenta una squadra non più così convinta del ruolo di favorita che in tanti le avevano cucito addosso, soprattutto per via dei forfait che hanno martoriato la difesa: prima Zouma, poi Varane, infine Mathieu. E l’inizio è balbettante, il primo tempo si chiude sullo 0-0. Nel secondo tempo è Giroud a dare il vantaggio ai transalpini, ma Stancu pareggia dopo pochi minuti su rigore. La stecca all’esordio è vicina. Quando tutto sembra andare verso un deludente 1-1, ecco che al minuto 88 Dimitri Payet diventa eroe di Francia: riceve un passaggio verticale di pochi metri da Kante, “specialità” della casa. È spalle alla porta, al limite dell’area di rigore, stoppa con il destro predisponendosi già per il tiro con il sinistro (lui che in realtà è destro naturale). Il movimento è velocissimo, sembra quasi che Payet sapesse che avrebbe tirato in porta già prima che Kante gli passasse la palla. Che pochi decimi di secondo si insacca all’incrocio dei pali ad una velocità impressionante, con il povero Tatarusanu che nemmeno ci prova. Ed ecco che in un amen l’uomo dall’isola di Reunion oscura la stella di Pogba e diventa uomo della Provvidenza. E pensare che a 18 anni faceva il commesso in un negozio di abbigliamento per arrotondare…

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E intanto piccoli Payet crescono.

Instant classic — Il 25 giugno di 28 anni fa, Marco Van Basten segnava il suo gol più famoso, uno dei più belli della storia del calcio, quello che consacrò l’Olanda campione d’Europa. Ecco, deve essere una data propizia per fare bei gol. Il 25 giugno 2016, la Svizzera si gioca l’ottavo di finale contro la Polonia. È sotto 1-0. Attacca, attacca, e ancora attacca, ma ne ricava poco, a parte un palo. D’altro canto di fronte c’è una squadra che non ha subito gol in tre partite, e ha pure giocato contro la Germania. Ma si sa, il calcio è fatto di momenti. Ed ecco quindi che Pazdan anticipa Derdiyok in area, la palla si impenna e Shaqiri (si, proprio quello che all’Inter pareva un bidone) spicca il volo dandosi slancio con i suoi famigerati polpaccioni. La palla si infila all’angolino basso alla sinistra di Fabianski. Non serve tempo per avere la percezione di avere assistito ad uno dei gol più belli della storia degli Europei. Piccola nota: la Svizzera ha poi perso ai rigori. Ma in fondo importa qualcosa?

Shaqiri

La vedete quella cosa che vola? Ecco, è Shaqiri.

Un paio di riflessioni per concludere. A Ramsey, protagonista di un Galles che è la vera sorpresa del torneo, è stato annullato un gol. Ma non è risorto nessuno. Poi noi: dovessimo battere Spagna, Germania e Francia… a qualcuno importerebbe della finale?

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