Didi Senft, il tifoso più famoso del mondo

0
Condividilo!

Il primo maggio del 1993 si correva la Rund um den Henninger-Turm, in italiano nota come Gran Premio di Francoforte, corsa in linea ciclistica di un giorno, un giro dell’Assia che da Eschborn arrivava, appunto, a Bankfurt, il modo in cui i tedeschi chiamano Francoforte sul Meno vista la sua rilevanza finanziaria a livello mondiale. Quel giorno Dieter Senft, estroso 41enne di un piccolo borgo del Brandenburgo ed ex ciclista dilettante con la passione per il design oltre che per le due ruote, era appollaiato sul divano di casa a guardare la gara sulla ZDF, il secondo canale della TV pubblica tedesca.

Und hier ist das Signal den letzten Kilometer anzeigt, roten Umhang Teufel, roten Umhang Teufel”! Herbert Watterot, il telecronista del giorno, annunciò così il momento in cui il danese (ma italiano d’adozione) Rolf Sorenses detto “il biondo”, di lì a pochi istanti dopo vincitore di giornata per distacco, varcò il cartello che indicava l’ultimo dei 209 chilometri di corsa previsti, segnalato da un triangolo rosso che Watterot definì come “il drappo rosso del diavolo”.

Cos’è il genio? “E’ fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione”, ci fa sapere la voce fuori campo del Perozzi prima di una goliardata del Necchi durante una zingarata in ‘Amici Miei‘. Ecco, Dieter, che in realtà parenti e amici chiamavano Didi ed è così che diverrà famoso, ebbe un’illuminazione: se c’è un drappo, pensò, allora ci deve essere anche un diavolo! Non il morso di un ragno, né un contatto radioattivo: è l’intuizione a farlo supereroe. Quel giorno naque infatti ‘El Diablo‘, il tifoso più famoso al mondo, senza distinzioni di sport.

Si è appena concluso il Giro d’Italia, in un turbinio di emozioni per i colori italiani. Chiunque abbia visto, anche solo di sfuggita, o per sbaglio, una tappa di montagna del Giro, o del Tour de France, o della Vuelta a España, si è di certo imbattuto in questo bizzarro personaggio vestito da diavolo con in mano un enorme tridente rosso che amava posizionarsi nel tratto più duro delle salite più importanti e, ai bei tempi, correva dietro ai corridori anche per un centinaio di metri. E’ uno dei pochi casi in cui uno spettatore è famoso quanto lo spettacolo, è icona del ciclismo quanto (e forse più, visto che a parte alcune rare eccezioni – Pantani, Armstrong – sono pochi gli atleti di questo sport che trascendono i confini della disciplina a livello di popolarità) i ciclisti.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=lh5Y_oCwW-w]

La prima apparizione di Didi ad un grande giro fu al Tour del 1993, quando si presentò con la moglie Magritte su un tandem alto 3 metri: il buongiorno si vide decisamente dal mattino! Correva dietro ai ciclisti che scalavano con fatica le cime più dure, ‘El Diablo’, con l’immancabile tridente e con calzamaglie e mantelli sempre appropriati all’evento (memorabili quelli rosa per il Giro nostrano). Ma sempre con rispetto: conscio della fatica dei corridori, si guardava bene dal disturbarli o essere d’intralcio, come purtroppo spesso succede. Era uno spettacolo di colore e creatività che le regie internazionali non mancavano di immortalare. Lo amarono subito tutti: gli appassionati, i telecronisti, persino gli stessi ciclisti! Memorabile una scena del Giro 2007, quando il messicano Perez Cuapio gli sfilò momentaneamente il tridente per mimare di infilzare i suoi rivali Riccò e Piepoli!

immagine2

Perez Cuapio si impadronisce del tridente!

Quello che non tutti sanno, però, è che Didi Senft è anche, e forse soprattutto, un brillante inventore, una mente brillante e visionaria, probabilmente il più conosciuto designer di biciclette al mondo. Ha costruito più di cento biciclette, molte delle quali lo accompagnavano anche nelle sue comparsate ai grandi giri. La stravaganza delle sue creazioni è leggendaria, tanto da farlo finire per ben due volte nel Guinness dei primati sia per aver costruito la bici più grande del mondo, lunga quasi 8 metri ed alta quasi 4, sia per… la più grande chitarra mobile del mondo, ovviamente a forma di bici!

Ha flirtato anche con il calcio: è stato sia ai Mondiali sudafricani che a Brasile 2014. In quest’ultima occasione costruì un vero e proprio capolavoro: un opera d’arte a due ruote costatagli oltre 100 ore di lavoro, un Cristo Redentore che poggia su un telaio composto da 73 palloni! Possiede anche una galleria d’arte a Storkow, poco a sud di Berlino, che è un autentico gioiellino per i ciclofili.

German bicycle designer Didi Senft, also known as "El Diablo", pushes out his new bicycle creation to commemorate the 2014 FIFA World Cup, in the town of Storkow, southeast of Berlin April 18, 2014. Senft, who has had an entry in the Guiness Book of Records for the world's largest bicycle, worked some 100 hours on this bicycle, he said. REUTERS/Fabrizio Bensch (GERMANY - Tags: SPORT SOCIETY TRANSPORT SOCCER WORLD CUP)

immagine3immagine4

Didi si era “ritirato” dalle sue apparizioni alle corse a fine 2014, a seguito di problemi di salute (nel 2012 aveva saltato il primo Tour dal 1993 a causa di una delicata operazione alla testa per una trombosi cerebrale: “Mi sento come un reattore di Chernobyl”, arrivò a dire dopo la terza radiografia alla testa in tre settimane) ma soprattutto per il mancato supporto degli sponsor: per girare lungo le strade italiane, francesi e spagnole si appoggiava infatti alla TV tedesca, che però negli ultimi tempi si è allontana dal ciclismo e ha smesso di trasmetterlo stanca degli scandali doping che sono venuti fuori nel corso degli anni. In un’intervista alla Bild disse di esser arrivato a prendere solo mance da 500 euro al mese, troppo pochi per coprire le spese, anche per un tipo accomodante come lui che arrivava spesso anche a dormire in auto.

In realtà non è mai riuscito a stare lontano del tutto dai suoi beniamini, tanto da esser stato avvistato alla quinta tappa del Tour de France dello scorso anno e, solo pochi giorni fa, il 5 maggio scorso, il suo tridente ha fatto capolino tra la folla che assisteva alla presentazione del Giro d’Italia 2016 ad Apeldoom, nei Paesi Bassi.

Tridente Didi

Qualcuno ha visto un tridente?

Ora si vocifera sia tornato a pieno regime, appoggiato dalla ditta tedesca di articoli per ufficio Rockfeller, che gli pagherà le spese dei viaggi lungo i percorsi per i prossimi tre anni. E anche se non correrà più dietro ai corridori e dovrà accontentarsi di piccoli show fatti di linguacce e pose bislacche ad uso e consumo delle telecamere, siamo sicuri che continuerà a firmare autografi ai tifosi che si troveranno intorno a lui. Perché si, Didi Senft è l’unico tifoso al mondo che firma autografi agli altri tifosi.

Autore