Piero della Francesca. La rappresentazione sacra di una leggenda.

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Una visita alla Cappella Bacci, affrescata dal maestro precursore della realtà virtuale, è un’esperienza mistica che non potete perdervi.

– Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? – chiese Kublai Kan.
– Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra – risponde Marco – ma dalla linea dell’arco che esse formano. Kublai Kan rimase silenzioso, riflettendo. Poi soggiunse:
– Perché mi parli delle pietre? È solo dell’arco che m’importa. Polo risponde:
– Senza pietre non c’è arco.
(Italo Calvino, Le Città invisibili, Dialogo tra Marco Polo e Kublai Kan)

Bisogna attendere il XX secolo perché l’opera di Piero della Francesca abbia un’esplosione di popolarità. Dal ‘600 al ‘900 venne considerata arcaica e marginale, primitiva. Gli studi di Bernard Berenson, di Adolfo Venturi e soprattutto di Roberto Longhi più avanti, restituirono al pittore il posto che merita nella storia dell’arte: uno dei più importanti artefici del Rinascimento italiano. Per i suoi studi sulla geometria e la prospettiva, addirittura un precursore della realtà virtuale.

Una delle ragioni di questo recupero sta nel fatto che nell’opera di Piero della Francesca si trovano elementi, come la semplificazione geometrica delle forme e la loro disposizione bilanciata, che saranno di fondamentale importanza per lo sviluppo dell’arte moderna, adesso lo si accosta addirittura ai cubisti.

Ma ciò che è davvero sicuro è la data di morte di Piero, 1492, la stessa di Lorenzo il Magnifico, lo stesso anno della scoperta dell’America. E che, ad alzare gli occhi all’interno della Cappella Bacci, nella basilica di San Francesco in Arezzo, si ha un senso di sublime vertigine.

Storie della Vera Croce, basilica di San Francesco, Arezzo, foto di Davide Bortuzzo

Storie della Vera Croce, basilica di San Francesco, Arezzo, foto di Davide Bortuzzo

Le affascinanti scene della Leggenda della Vera Croce, dipinte sulle pareti dell abside tra il 1453 ed il 1464 si ispirano alla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, un testo in lingua volgare del 1200, le cui storie di santi e martiri, insieme alle pagine dedicate alle principali feste cristiane, hanno fornito un repertorio di storie e di materiali iconografici sia la stesura di sermoni e poemi, sia la realizzazione degli apparati decorativi di molte chiese. Queste leggende infatti erano meglio conosciute dal popolo rispetto ai testi sacri e quindi attiravano un maggior numero di persone in chiesa che di conseguenza aveva maggiori finanziamenti.

Ma cosa racconta in breve la leggenda? Racconta la storia del legno sul quale venne crocifisso Cristo. Ha inizio con Adamo che, prossimo a morire, manda il figlio in Paradiso per ottenere l’olio della misericordia come viatico di morte serena. L’Arcangelo Michele, invece, gli da i semi dell’albero della vita per collocarli nella bocca di Adamo al momento della sua sepoltura. L’albero crebbe e il legno estratto dall’albero dopo varie vicissitudini venne ritrovato dagli israeliti che lo utilizzarono per la costruzione della Croce di Cristo. A questo punto la leggenda inizia a confondersi con la storia. Nel 312, la notte prima della battaglia contro Massenzio, l’imperatore Costantino I ha la mitica visione che porrà fine alle persecuzioni dei cristiani: una croce luminosa con la scritta In hoc signo vinces. L’imperatore decide allora di utilizzare la croce come insegna e il suo esercito vinse la battaglia di Ponte Milvio.
Costantino inviò la madre Elena a Gerusalemme per cercare la Croce della Crocefissione. Elena rinvenì, dopo aver fatto parlare Giuda (non Giuda Iscariota) le tre diverse croci utilizzate il giorno della morte di Cristo. Per identificare quella sulla quale era morto Gesù, Elena sfiorò con il legno un defunto e questi resuscitò. A questo punto separò la croce in diverse parti di cui la principale venne lasciata a Gerusalemme.
All’inizio del VII secolo l’Impero bizantino visse una profonda crisi e subì l’attacco di re Cosroe II che nel 614 riuscì ad espugnare Gerusalemme e a trafugare tutti i tesori e le reliquie. L’imperatore bizantino Eraclio, raccolte tutte le forze, decise di partire personalmente alla guida del suo esercito per sconfiggere i persiani e recuperare la Vera Croce. La guerra con i persiani durò diversi anni e solo nel 628 Eraclio li sconfisse, decapitò Cosroe II ed ottenne la restituzione della Croce che venne riportata dallo stesso Eraclio (scalzo e vestito da pellegrino) a Gerusalemme il 21 marzo 630 tra l’esultanza del popolo.

Piero della Francesca, Storie della Vera Croce, Annunciazione

Piero della Francesca, Storie della Vera Croce, Annunciazione

La vicenda narrata pittoricamente attraverso 12 episodi principali, inseriti nei diversi registri che compongono il ciclo, comincia dalla morte di Adamo, rappresentata nel lunettone della parete destra e si conclude con l’esaltazione della Vera Croce, nel lunettone della parete sinistra, e l’Annunciazione. L’Annunciazione in realtà sarebbe esterna al ciclo e al posto del solito giglio bianco simbolo di purezza, l’Angelo porta a Maria una piuma simbolo di vittoria e martirio.

Piero della Francesca, Storie della Vera Croce, Il sogno di Costantino

Piero della Francesca, Storie della Vera Croce, Il sogno di Costantino

Alcune curiosità sulla realizzazione degli affreschi: gli assistenti di Piero fecero due errori nel riportare dal cartone alla parete il progetto.
Il primo sulla destra nella rappresentazione de Il sogno di Costantino. L’opera, considerata per anni il primo notturno della storia, in realtà sarebbe un’ alba. Lo si evince dalla costellazione delle pleiadi nel cielo in alto a destra. Essa che era rimasta nascosta per molto tempo, poiché gli assistenti l’avevano riportata al contrario.
L’altro errore sta nelle ombre della sezione che descrive la Tortura dell’ebreo (Giuda). Piero della Francesca fu attentissimo nel riportare le ombre e le luci considerando la luce del sole (reale) che proveniva dalla finestra centrale. Qualche assistente però, a quanto pare, in questo caso non ha fatto un buon lavoro, riportando tutte le ombre dalla parte opposta.

Piero della Francesca, Storie della Vera Croce, Il supplizio di Giuda

Piero della Francesca, Storie della Vera Croce, Il supplizio di Giuda

Vale la pena, durante la vostra gita ad Arezzo, una visita al Duomo, dove è conservato un altro affresco di Piero, la Maddalena. Qui si individua bene lo stile del maestro nel rappresentare personaggi femminili, con un viso dolcissimo ma con una fisicità possente, forte, accentuata da una delle gambe che muove un passo verso di noi (stessa posizione che ritroviamo nella Vergine dell’Annunciazione di cui vi ho parlato precedentemente).

Piero della Francesca, Maddalena

Piero della Francesca, Maddalena

Una visita la merita anche il crocifisso di Cimabue nella Chiesa di San Domenico, alto esempio di arte medievale, eseguito dal maestro di Giotto.

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