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Le soluzioni semplici

Temo che troppe persone tendano a confondere la parzialità con la sintesi. Per questo Piet Mondrian è il mio artista preferito.

La parzialità è un solo punto di vista, tendenzialmente superficiale, che tende a rispondere semplicemente a domande talvolta estremamente complesse. Accontentando colui che si pone certe domande, con abbondanti dosi di approssimazione e dozzinalità. Ma sappiamo che i punti di vista sono tanti quante sono le persone a farsi domande sulla stessa questione.

La sintesi al contrario è lo scheletro sul quale è costruito tutto il formulario di domande che ci iniziamo a porre e allo stesso tempo l’obiettivo che ci guida: da dove partiamo e dove vogliamo arrivare.

“A metà” tra la parzialità e la sintesi, possiamo spesso trovare il compromesso. Mi piacerebbe riassumere questo schema così: dobbiamo attaccare il phon alla presa di corrente distante un metro e qualcosa dallo specchio. Ma il filo ha un nodo e di conseguenza si accorcia. Se attacchiamo alla corrente il phon non riusciamo ad arrivare a guardarci allo specchio. Se ci guardiamo allo specchio, non riusciamo ad arrivare con il filo alla presa di corrente. Particolare importante: abbiamo fretta. Possiamo quindi scegliere (direi stupidamente) per grado di importanza: è più importante specchiarsi (e quindi asciugarsi con l’asciugamano “alla bell’e meglio” lasciando “finire il lavoro” al vento e pettinarsi accuratamente rischiando qualche mal di testa o qualche starnuto) o alimentare l’apparecchio (e rischiare capelli asciutti, ma disordinati)? http://www.youtube.com/watch?v=9fmiKOOvLUo

Gli “estetici” si sbilanceranno sull’opzione A, gli “etici” sull’opzione B. Il buon senso ci suggerirebbe che l’obiettivo non è discutere sulla precisione dell’acconciatura o la funzione dell’apparecchio, ma sciogliere il filo, a costo di “perdere” 5 minuti, forse non così essenziali. Il compromesso potrebbe intervenire, trovando una prolunga di cinque metri da applicare al nostro filo intrecciato. Che tradotto significa spesso spreco.

Scendo nel concreto.

Sarebbe bello prendere ad esempio il caso dell’ILVA di Taranto, vederlo in bianco e nero e scegliere con chi stare: salvaguardare l’ambiente (e la  salute) o i posti di lavoro. http://www.youtube.com/watch?v=8BVjtdDXCeY

Sarebbe bello anche se dipendesse esclusivamente da questi due fattori. Ma tutti sanno che non è così. Chiudere l’impianto non significa restituire al Mar Ionio la “purezza” perduta né tanto meno intervenire con soldi pubblici per i salari degli operai o per interventi (dubbi e “avventurosi”) di ristrutturazione significa salvare l’azienda e chi ci lavora.

Per contro, resta altrettanto impossibile lasciare le cose come sono. Ovvero l’azienda con i sigilli e il mare inquinato. A dare quell’aggiunta di impossibilità, il nostro vecchio amico/nemico di sempre: sua maestà il denaro (per citare un Battiato d’annata) http://www.youtube.com/watch?v=7dWysmpb9yA

I modelli bi-cromatici di questo tipo sono infiniti e riassumono, nel suo insieme, la grande confusione della nostra società. Che non riesce più, almeno per il momento, a realizzare la sua estrema sintesi, il benessere collettivo, attraverso il filtro di tutti i punti di vista (e forse non è mai stato possibile). Una sintesi astratta è però teorizzabile. Anzi, riassumibile nei due obiettivi fondamentali di ogni ricerca artistica e espressiva: equilibrio ed armonia.

Lascio tutto così, con il beneficio di mille dubbi che chiedo a tutti, come me, di porsi ogni giorno…

Chi è Michele Baldini

Sono un essere umano, di sesso maschile, che ha da poco superato i trent'anni, ha una laurea piuttosto inutile, sa abbastanza bene tenere in mano una chitarra e poco suonarla, ha un rapporto molto conflittuale con il resto della propria specie (a volte amore, altre disprezzo, mai odio, perché l'odio presuppone la stima) e che crede in alcune cose tra cui la fedeltà, l'arte e soprattutto la curiosità.

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