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Sol chi non lascia eredità d’affetti…

Che una figlia di banchieri di dubbi costumi potesse diventare forse la donna più famosa al mondo a sua insaputa (verosimilmente dopo la fata turchina e qualche personaggio biblico…) probabilmente nessuno se lo sarebbe aspettato. Tantomeno lei, che plausibilmente alla corte spasmodica dalla serie “in chiesa le donne guardàlle FISSE!” di Non ci resta che piangere non aveva nemmeno badato.
E pensare che i tormenti interiori di quell’ uomo che struggeva per lei, le turbe emotive di un omino di fattezze sgradevoli, un po’ gobbo dal naso aquilino, avrebbero creato la mitopoiesi di un mondo fantastico e nessuno si sarebbe mai immaginato che da quel primo incontro di fulgente splendore (per lui ok, un po’ meno per lei…) sarebbe nata una delle pietre miliari della nostra letteratura.

« Sovra candido vel cinta d’uliva
donna m’apparve, sotto verde manto
vestita di color di fiamma viva. »

Parlo di Beatrice e di Dante, l’avrete ormai intuito (se non l’avete fatto cambiate articolo perfavore e non leggete mai più la mia rubrica!!! FORZA!!! SIETE ANCORA LI’?!!! …).

Insomma. Chi l’avrebbe mai detto? Chi l’avrebbe mai detto che Beatrice sarebbe stata ricordata per sempre, passando dal perfetto anonimato alla celebrità eterna? E come lei Laura del Petrarca per esempio. Ma ognuna delle sette muse ha percorsi diversi di questo tipo da raccontare, storie di vita da immortalare, sequenze eternate nell’infinito.

La tradizione vuole che Canova abbia eseguito Le tre grazie prendendo a modelle tre “putte” povere di Possagno che poi compensò con premi in denaro. Pare che successivamente si cominciò un’annuale elargizione di tre “grazie dotali” a tre ragazze povere che si fossero maritate entro l’anno.
E che dire della dolorosa vicenda della solitudine di Eleanor Rigby, che tutti credono frutto della fantasia di Paul McCartney? Provate ad addentrarvi nel cimitero della chiesa di St. Peter nella zona di Woolton (Liverpool)… rimarrete sorpresi

http://www.youtube.com/watch?v=3Dsz4dB6DuM

E che dire di Elisabeth Röckel, ispiratrice della Bagatella in La minore più famosa della storia?

http://www.youtube.com/watch?v=bL_CJKq9rIw

E Francesco “Cecco” Boneri, modello, ispirazione, amante ritratto da Caravaggio in San Giovanni Battista (Giovanni nel deserto), nel Sacrificio di Isacco, nella Conversione di Saulo, in San Matteo e l’angelo, Amor vincitore – Amor omnia vincit e così via, in almeno 10 quadri?


Insomma, c’è chi si sveglia un giorno vivendo la sua vita quotidiana che apparentemente non ha niente di degno per essere tramandata ai posteri, e dopo secoli grazie alla mente di un artista vive e rivive nei pensieri e nella fantasia di ognuno.

Con l’avvento della fotografia poi il fenomeno è diventato ancora più rilevante. L’istantanea per antonomasia perpetua il momento e le persone che vi sono ritratte, (per alcuni gli ruba anche l’anima…) e rende su pellicola una patina di immortalità ai protagonisti. Pensate ai protagonisti della mitica foto di Alfred Eisenstaedtthe kiss” scattata il giorno della resa del Giappone agli USA nel 1945, oppure agli operai sospesi sulle travi del Rockfeller Center in costruzione a New York nel 1932.

Senza contare questa celeberrima foto dell’issata della bandiera stelle e strisce a Iwo Jima, che diventò un simbolo per gli americani (a dispetto della veridicità delle circostanze della vicenda di guerra e di tutte le controversie che ammantarono l’evento, tratteggiate magistralmente dalla cinepresa di Clint Eastwood nel dittico Lettere da Iwo Jima e Flag of our fathers).

Insomma. C’è un principio democratico nel famoso concetto contemporaneo wahroliano del “quarto d’ora di celebrità” per ognuno di noi. In questo caso ben più di un quarto d’ora. Il sogno di ognuno è quello di trovare la fonte di Eldorado ed abbeverarsene per diventare immortali, o almeno lasciare qualche ricordo positivo nelle persone che ci sopravvivono (come descriveva magistralmente Foscolo in Dei Sepolcri “Sol chi non lascia eredità d’affetti/ poca gioia ha dell’urna”…cineraria s’intende… non elettorale). Gli artisti hanno il grande potere di usare la loro bacchetta magica cristallizzandoci nella forma del presente in eterno. Il retro-pensiero più affascinante è poi nel fatto che ognuno ha diritto nella mente di un’artista ad essere immortalato: dal capo di stato al fattorino, dall’attore allo spazzino, dal magistrato al becchino. In quel momento, nella costruzione del mito fatta di note, di tinte, di parole, di pixel, di materia plasmabile ognuno ha dignità di essere reso immortale, anche il topo di fogna più infimo e reietto dalla società.

Che dire del coacervo magmatico e putrescente dei personaggi dei bassifondi della Los Angeles allucinata descritta da Charles Bukowski nei suoi romanzi? Ognuno, appunto, ha diritto all’eternità. Mi è sempre piaciuto conoscere e capire le storie degli “ultimi” che della “bella gente”. Penso a De André e ai carruggi all’ombra di Genova, delle Bocca di Rosa e dei vagabondi e ubriaconi. Ho sempre pensato che il dramma dell’uomo fosse non poter racchiudere in una teca preziosa l’esperienza di tutti gli uomini che ha conosciuto da poter tramandare ai posteri come archetipo di un’epoca che fu, per farli introiettare al mondo intero.

http://www.youtube.com/watch?v=QbWy7-0Y8Gw

Quando ho sentito che i Gatti Mézzi si esibivano a Riglione non ci ho pensato un secondo. Ero già là. Sapevo che c’era aria di guest star. Ed eccolo, era lì, col gonfiore del tricipite che gn’avevano pinzato sur pettorale: Il Gallaccio. I Gatti Mézzi là, in mezzo alla gente, che rendevano dignità a questi personaggi di periferia, a questi ultimi baluardi a difesa della gente comune. E vedevo in quell’uomo gli occhi di tanti e tanti che prima di lui mi erano passati davanti, per le strade come nei circoli, che avevano qualcosa da raccontare e volevano solo qualcuno che, ogni tanto, li stesse a sentire.

Mi sono commosso come ora che vi scrivo. E adesso anche io, di riflesso, sono un po’ immortale.

Chi è Andrea Graziano

classe ’81, ma più che altro classe da vendere. Millanta da tempo di essere un giornalista e scrittore o un aspirante tale, ma nel frattempo rimane nel Comprensorio del Cuoio e “aspira” ben altro (del resto anche Don Milani lavorava col materiale umano che aveva a disposizione). Si diletta a divincolarsi tra le angherie delle vita pennellando a tinte forti il grigiore del quotidiano. Nel farlo si destreggia agevolmente tra l’eccelso e l’infimo, dal registro aulico alla bestemmia, in perfetto stile dantesco. Incarna, finché il fisico gli regge (ancora per poco quindi…) il motto latino Mens sana in corpore sano, cimentandosi, con scarsi risultati, in tutti gli sport possibili e immaginabili. Ma di attività fisica ne predilige un’altra. [Laureato nel 2007 in lettere, indirizzo di comunicazione linguistica e multimediale. Si occupa di comunicazione, educazione, cultura. Consigliere Regionale Arci Toscana, Arci Valdarno Inferiore, Presidente Circolo G.Monti di Stibbio (PI)]

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