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Le quattro S: Scegliere, Spendere il giusto, essere Soddisfatti e Sfruttare al meglio.

Sembra strano che alle volte le frasi che ti rimangono più impresse sono quelle dette da persone che nemmeno ti sono così vicine nella vita e magari le hanno buttate lì, cercando di sorpassare i luoghi comuni e riuscendo, senza avere la minima intenzione, di impressionare l’ascoltatore così tanto.

Durante la presentazione di un progetto, ho sentito la cosiddetta “frase che cambia la vita” da un ragazzo che gestisce un’associazione che provvede a rimettere in sesto computer vecchi, cercando di sprecare il meno possibile e di tirar fuori il possibile da potenziali rifiuti non riciclabili. Non ricordo la frase nello specifico, più o meno suonava così: è inutile possedere un oggetto potente, costoso e tecnologicamente all’avanguardia di cui si sfrutta soltanto il 10% delle potenzialità quando puoi fare le stesse cose utilizzando un oggetto non all’avanguardia, meno potente ma di cui riesci a sfruttare il 100% dei suoi poteri.

Sembra una banalità, ma l’acquisto di oggetti solitamente è finalizzato ad un suo utilizzo, per necessità personali o collettive. A meno che non sia un regalo inappropriato, gli oggetti che possediamo vengono utilizzati, non importa quanto spesso, ma sappiamo che servono. Il problema arriva con tutti quei prodotti che occupano il reparto “tecnologia” (e non solo) di ipermercati e negozi specializzati, dotati sempre di molteplici funzioni. Un telefono serve per fare chiamate e mandare messaggi, fin qui ci siamo. Uno smartphone serve per fare chiamate, mandare messaggi e tanto altro: viaggiare su Internet, caricare e scaricare contenuti, avere un’agenda che ricordi gli appuntamenti, fare foto, modificarle, registrare ed altro. Per non parlare poi dello sterminato mondo delle app che aggiungono miliardi di funzioni in più.

Un possibile esercizio per le vacanze sarebbe esplorare tutte le funzioni del proprio telefonino che non abbiamo mai utilizzato e che non riteniamo utili, necessarie, che possano accrescere con un servizio la nostra vita quotidiana e risolvere lo 0,1% dei problemi di cui siamo afflitti.

Lo stesso vale per i computer. Talvolta si perde la percezione dell’utilizzo del mezzo che abbiamo. Possedere un Mac solo perchè il Mac non prende virus, non si rompe mai (ammesso che sia vero) ed è potentissimo non mi pare una motivazione valida se si utilizza il computer solo per accedere a Facebook e guardare la mail. E’ un caso limite, lo so, ma rende l’idea. E’ come avere una Ferrari e viaggiarci solo in terza. Tanto vale allora una 126.

Capisco lo sfizio, la voglia sfrenata di possedere che sembra quasi una giustificazione del consumismo. Non capisco lo spreco: di soldi, di tecnologia, di materiale. Vi scrivo da un netbook, il portatile con schermo da 10 o 11 pollici, acquistato perchè avevo bisogno di un computer piccolo, potente il giusto, buono per scrivere e navigare in Internet. Se non avessi avuto bisogno di scrivere avrei acquistato un tablet, se avessi avuto bisogno di elaborare fotografie avrei acquistato un Mac. Il mercato è satollo di oggetti con caratteristiche varie proprio per le esigenze degli acquirenti. E’ un principio basilare dell’economia capitalista, si può non essere d’accordo con l’economia intera ma la varietà è gradita e desiderata.

La frase di cui vi dicevo prima non mi ha proprio cambiato la vita, ma diciamo che l’ha indirizzata su binari che interiormente erano già stati battuti (forse la lettura del Manuale delle Giovani Marmotte ha aiutato anche troppo a intraprendere questo tipo di missione). A questo poi ho trovato il riscontro in musica con questa canzone.

http://www.youtube.com/watch?v=cIe60ufbe8k

Il mio non è un imperativo etico, ma una domanda sensata: siete proprio sicuri di averne bisogno? Siete proprio sicuri che i vostri soldi saranno spesi bene? Utilizzerete il 100% delle potenzialità del vostro apparecchio (sia una macchina, un telefono, un televisore, una lavatrice)? Nel frattempo pensateci, la prossima settimana parlerò di come attuare questo principio nel concreto di ogni giorno.

Chi è Elia Billero

Studente agli sgoccioli, appassionato di hi-tech, storia, musica e giornalismo, viene da San Miniato. Scrive anche in altri portali: per 5avi.net è Direttore Editoriale e cura la sua rubrica di costume e società Il Caso Volle

6 Responses

  1. Michele Baldini scrive:

    ottima politica del “bisogno”, che però trascura quella del “sentimento”. Il marketing come al solito insegna (ma anche Roland Barthes, se vogliamo fare gli eruditi) che un oggetto non è solo “funzione” ma soprattutto “simbolo”. Un Mac, uno smartphone, una ferrari, non sono solo oggetti o utensili, ma status, modelli che (anche secondo me erroneamente, beninteso) identificano un alto livello di benessere e un elevato grado di affermazione sociale, aldilà della loro reale utilità e della competenza d’uso del loro proprietario.

    Bisognerebbe rendere desiderabili i bisogni reali, per combattere il superfluo e l’inutile. Ma questa è sociologia, non educazione tecnica…

  2. andrea graziano scrive:

    il noblesse oblige è una delle piaghe più grosse del nostro tempo…ma anche il principio del consumismo in genere ci mette del suo… l’altro giorno non mi ricordo a che proposito si parlava di un oggetto per la casa, e non so chi mi diceva “certo non mi serve, ma sai… per comprare qualcosa e levarmi lo sfizio”. Ed io ribattevo “certo, se stai a guardar questo il 99,9 periodico degli oggetti attorno a noi sono assolutamente inutili o quasi.” e la cosa preoccupante è che è vero.

  3. Elia scrive:

    @Michele: l’oggetto è funzione e simbolo, ma qui stiamo parlando in prima istanza delle molteplici funzioni, rimandando per ora comunque la questione simbolo e bellezza. Indipendentemente dall’oggetto, esso avrà miriadi di funzioni che non conosciamo o non siamo interessati ad avere o abbiamo usato qualche volta ma non ci dà soddisfazioni. E questo indipendentemente dalla marca. Se guardiamo ancora una volta al mercato degli smartphone, Samsung, Nokia, Apple e simili si stanno facendo una lotta senza quartiere che non riguarda le questioni estetiche (infatti la Samsung è bene che ci stia attenta d’ora in poi perchè l’hanno accusata di plagio).
    Un altro problema è l’affidare i mezzi giusti alle persone giuste: pensate che a un tredicenne o a mio zio serva davvero l’iPhone? Se lo possedessero sarebbe un vero e proprio spreco, per non parlare dei rischi: potrebbe essere usato e maneggiato in malo modo, rompendosi subito.
    Detto questo, non volevo fare un supercommentone ma ormai l’ho fatto e parte delle argomentazioni le riuserò in futuro…

  4. Michele Baldini scrive:

    Sono il primo a dire che essere liberi non è fare ed avere ciò che si vuole, ma fare e avere ciò che ci serve…

    Dicevo che la “desiderabilità” solo adesso sta andando nella direzione del necessario e dell’utile, fino ad ora erano (e per molte cose lo sono ancora) lo spreco e il superfluo a fare da padroni, in quanto modelli di affermazione e inserimento sociale.

    Chi sa usare bene un pc scrauso o vecchio è un NERD
    Chi usa l’iPhone per andare su facebook è un FIGO

    • Elia scrive:

      Adesso: Nerd = Figo.
      Chi sa usare bene un pc scrauso o vecchio è un POVERACCIO
      Chi ha l’iPhone è FIGO
      Chi usa l’iPhone per cose superiori a Instagram è un FISSATO

  5. Michele Baldini scrive:

    osservazioni suggestive. ci rifletterò

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