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LONDRA 2012: Pronti, attenti, via!

Londra 2012Lo abbiamo annunciato più volte, lo abbiamo ripetuto fino allo sfinimento, le televisioni e i mezzi d’informazione ci hanno bombardato con uno straziante countdown durato quasi quattro anni e alla fine anche noi eravamo lì in trepidazione per quella che è la regina delle manifestazioni sportive: Londra 2012, che ha preso il via ufficialmente mercoledì 25 luglio con le prime partite di calcio femminile – a proposito, bella gaffe con le nordcoreane! – anche se la cerimonia di apertura è avvenuta solamente nella giornata di venerdì. E quindi, ovviamente, i voti di oggi saranno dedicati completamente a questa rassegna che si preannuncia stratosferica.

Fabian Cancellara e Mark Cavendish voto 4

Tra i luoghi comuni dello sport vi è l’assunto secondo il quale le sorprese siano sempre all’ordine del giorno, onde evitare inutili spiegazioni filosofiche su come il caso influenzi la vita delle persone, è lecito portare ad esempio la corsa di ciclismo su strada di sabato ventotto luglio. Britannici favoritissimi, con il fresco vincitore del Tour Bradley Wiggins quotato dai bookmakers poco meno di Cavendish, vero favorito della corsa come succede da qualche anno a questa parte; come detto negli articoli precedenti la cultura dei velodromi e l’assenza di corse su strada interessanti spingono la Gran Bretagna ad allevare i campioncini prima su pista per poi mandarli a vincere le migliori corse, vedi proprio l’ultimo Tour. Detto questo, oltre ai due già citati, ci si aspettava qualcosa anche da Sagan o dal gorilla Greipel. Com’è andata? Gli inglesi non hanno mai avuto il piglio giusto per attaccare e poter tentare una fuga agevole, visto che la tappa era adatta proprio per i velocisti e si sono limitati a una passerella di basso profilo nel gruppo dei battuti. A un certo punto della gara ha preso in mano lo scettro di dominatore assoluto Fabian Cancellara, svizzero velocissimo, che ha vissuto un 2012 sfortunato a causa delle molteplici cadute. L’elvetico si è piazzato nel gruppo di testa insieme ad un altro velocista come Valverde e lì è rimasto fino a pochissimi chilometri dall’arrivo, quando il dio della bicicletta ha punito Cancellara, vuoi per il suo eccesso di foga vuoi per quello di velocità, fatto sta che quello che fino allora sembrava avere al collo la medaglia d’oro si è voltato in curva per vedere gli inseguitori ed è finito dritto contro un cartellone scivolando maldestramente sul selciato londinese. Fuori dalla corsa quindi e le lacrime dello svizzero, dolorante in tutta la parte destra del corpo, fanno male televisivamente parlando. Ed ecco che ancora il fato interviene con un’altra sorpresa, una storia quasi da film: a cinque chilometri o poco più da Buckingham Palace lo scalatore colombiano Uran Uran parte in solitaria seguito da Vinokourov, trentanovenne kazako sul viale del tramonto con alle spalle una bella squalifica e qualche annuncio di ritiro per cadute gravi. La strana coppia al comando dura fino all’arrivo quando il leone Vinokourov scatta magistralmente lasciando sul posto un Uran che a livello di bookies era messo peggio di Mr.Bean e vince una medaglia d’oro sciogliendosi in lacrime al traguardo. Terzo il norvegese Kristoff, mentre gli italiani hanno provato a dare un po’ fastidio ai grandi, ma forse hanno avuto un po’ di timore nel momento dell’affondo decisivo.

E’ il Vino buono!

Cerimonia inaugurale voto 5

Lo sfarzo è d’obbligo in alcune circostanze e in tali casi i soliti anche chi, come i soliti indivanados, grida allo sperpero di denaro in occasione di parate varie, si attaccano allo schermo del televisore e gioiscono di fronte alla magniloquenza di questi spettacoli. Rispetto alle ultime due edizioni la pomposità della cerimonia non è scesa di un solo millesimo, anzi se si pensa a quella un po’ ingessata di Atene o alla novità di Pechino, la spettacolarizzazione londinese orchestrata da Danny Boyle fa venire i brividi: Kenneth Branagh che legge Shakespeare è un tuffo fra i teatri di Leicester Square emoziona a non finire; lo sketch con lo 007 Daniel Craig che va a recuperare la regina Elisabetta per poi gettarsi insieme da un elicottero sullo Stadio olimpico – tutto finto, purtroppo – è stato una piacevole e divertente sorpresa, così come il divertentissimo Rowan Atkinson nei panni di Mr. Bean, uno che strappa un sorriso anche quando dorme; l’accensione del fantastico braciere olimpico dopo che Beckham aveva portato la fiaccola dal Tamigi è stato anch’esso un momento da pelle d’oca, per non parlare del finale con il concerto di Paul McCartney (sempre che sia lui il vero Paul McCartney) e l’esecuzione di una “Hey Jude” cantata da tutti i presenti. Gli atleti erano tutti raggianti ed è stato un bel vedere, la delegazione italiana è parsa festosissima con una splendida Vezzali portabandiera che sembrava quasi più un’hostess che una schermitrice. Tutto davvero bello e, bene ripetersi, altamente emozionante, e allora perché bocciare la cerimonia con un cinque che sa tanto di compito sulle disequazioni lineari? Semplice, per due motivi, abbastanza personali: il primo riguarda l’immagine della Gran Bretagna che ne vien fuori, ovvero tutta Mr.Bean, Mary Poppins e James Bond, un po’ come se in un’ipotetica olimpiade di Roma si osannassero la pizza, la mamma e il mandolino e quindi la domanda sorge spontanea, perché non parlare anche dell’assenza di bidet? Il secondo motivo riguarda la musica, visto che nel medley delle canzoni rappresentative del Regno Unito mancavano, udite udite, nomi come Genesis e Pink Floyd e questo è veramente troppo anche se nel finale sono risuonate le note di “Eclipse”. Ultimo interrogativo: ma il delegato tedesco fa il saluto nazista???

Al servizio di sua maestà

Federica Pellegrini voto 5.5

E’ un po’ di tempo che la nostra Federica non riesce ad ingranare la marcia giusta, nonostante alcune vittorie come a Debrecen la Pellegrini pare un po’ la Balotelli del nuoto, si parla tantissimo di lei fuori dalle vasche e rimaniamo delusi quando non riesce a ripagare le aspettative e questo è un peccato perché sappiamo quanto sia illimitato il potenziale della nuotatrice veneta. Forse paga un po’ troppo l’esperienza all’interno del nuoto, vale a dire che, pur essendo giovane, la Pellegrini è dentro a questo mondo da moltissimo tempo e quindi dovrebbe iniziare a ridimensionarsi e cercare di rilanciarsi ulteriormente, perché, bene ripetersi, si tratta di un vero e proprio fenomeno. Questo sono solo ipotesi però, nulla più. Se guardiamo i risultati nei quattrocento metri femminili stile libero ci accorgiamo di come abbia deluso Federica e abbiamo anche un piccolo dejà vu, dato che anche a Pechino quattro anni fa la Pellegrini partì male e finì quinta con un tempo molto simile a quello di ieri sera (nel 2008 fu 4’04”56 mentre a Londra 4’04”50). Già nelle qualificazioni si era notata una prestazione sottotono, forse la pressione su quest’atleta è diventata troppa, chi lo sa, l’unica cosa certa è che adesso bisogna rimboccarsi le maniche e tornare a stupire. I 400 sl sono stati vinti dalla francese Camille Muffat, brava sì, ma un’allieva al confronto della Pellegrini di qualche tempo fa, così come la seconda qualificata Schmitt, mentre il terzo posto è appannaggio della padrona di casa Adlington, dalla quale ci si aspettava un briciolino di più, ma almeno lei si è portata a casa una medaglia. Fede dopo la gara annuncia di volersi prendere una pausa di riflessione per valutare se continuare a nuotare o meno, speriamo valuti con attenzione e faccia la scelta giusta, ma soprattutto che nei 200 metri dei prossimi giorni riesca a fare vedere la Federica che conosciamo tutti.

Spenta

Luca Tesconi, Rosalba Forciniti e Diego Occhiuzzi voto 7.5

Tra ieri e sabato l’Italia si è aggiudicata anche tre medaglie per così dire inaspettate, o almeno, anche se – come nella scherma – si avevano buoni propositi non è stato il candidato numero uno a portarsi a casa un riconoscimento, ma andiamo in ordine cronologico. Il primo a entrare nel medagliere è Luca Tesconi, trentunenne toscano di Pietrasanta appartenente al Centro Sportivo Carabinieri, che sabato nella sua specialità si è piazzato secondo. Stiamo parlando della gara di pistola ad aria compressa da dieci metri, ovviamente categoria maschile: dopo un buon turno di qualificazione dove si è piazzato quinto, Tesconi in finale si è imposto sul filo di lana sul serbo Zlatic, mentre l’oro, meritato, se l’è aggiudicato il sudocoreano Jin Jong-oh. Pensate strano, forse da piccolo i suoi genitori lo avranno rimproverato perché “non si gioca con le armi” e lui con la pistola è arrivato alla notorietà, grande Luca! Il secondo bronzo italiano in questa Londra 2012 è arrivato invece dal judo femminile, precisamente dalla categoria 52 kg e a vincerlo è stata la prima donna calabrese a salire su un podio olimpico, ovverosia la cosentina Rosalba Forciniti. Anche per lei è arrivato il momento di salire alla ribalta dopo che in semifinale la nordcoreana Kum Ae An l’ha battuta e Rosalba ha dovuto vedersela contro la lussemburghese Muller nella finalina per terzo e quarto posto. Fortunatamente è stato evitato l’odiosissimo quarto posto – purtroppo non è andata così nei tuffi con Tania Cagnotto e Francesca Dallapè – e la Forciniti ha potuto esultare smodatamente per un terzo posto che fa sempre grandissimo piacere; la maglietta “the good girls go to heaven, the bad girls go to London” la dice tutta sulla personalità della ragazza di Cosenza, un vero vulcano in campo e fuori quando davanti alle telecamere sfoggia tutto il suo repertorio di esultanze. Per finire, una nota dolce e al tempo stesso amara nella sciabola: si pensava che Aldo montano potesse farsi valere nel singolo, ma è stato eliminato nel derby italiano dal partenopeo Diego Occhiuzzi, giunto poi in finale ma battuto nettamente dall’ungherese Szilagyi per quindici punti ad otto. Bella prova del napoletano che, purtroppo, si è un po’ squagliato in finale, peccato perché poteva essere una grande affermazione. Complimenti comunque anche a Diego, adesso speriamo nella sciabola a squadre.

Dalle stalle alle stelle

Nazionale maschile italiana di tiro con l’arco voto 9

Nei discorsi estivi da bar imperversa l’olimpiade e oltre alle mille battutacce sul Villaggio Olimpico e gli amori che ivi nascono è in voga anche il domandone: “Ma se io faccio tiro al piattello allora vado alle Olimpiadi?”, come se gareggiare per una disciplina meno conosciuta desse già il pass per i giochi olimpici e quindi per un podio e una medaglia, sogna ragazzo sogna. Il bello è che poi in televisione si vedono, ad esempio, i giocatori della nazionale italiana di tiro con l’arco e ci si accorge che i loro fisici sono tutto fuorché atletici e quindi allora viene ancor più da chiedersi: “Ma allora perché non vado anch’io?”, ma così è troppo semplice. La Disney ha rovinato l’immagine di questo sport con il suo Robin Hood cartoonesco, ma in realtà il tiro con l’arco è una specialità che in Italia va abbastanza, soprattutto nella zona nord. I risultati? Ottimi, visto l’andamento a Londra: oro per la nazionale maschile italiana dopo un’intensa finale con gli Stati Uniti. Una breve spiegazione del gioco (chi scrive si è avvicinato a questa disciplina solo in preparazione delle Olimpiadi, ma ha comunque il diritto di risultare saccente): si è capito che bisogna scagliare le frecce nel bersaglio e che più ci si avvicina al centro più il punteggio è alto, inoltre va detto che la partita si svolge in quattro manches – definite volée – di sei tiri per squadra (due per giocatore) e chi realizza più punti vince. Il team italiano era formato aveva un bel parterre de rois, con il veterano Michele Frangilli, Marco Galiazzo oro individuale a Atene e argento a squadre a Pechino e il ventiquattrenne Mauro Nespoli anche lui argento a squadre in Cina e con il rimorso dell’ultima freccia sbagliata in finale nel 2008. I ragazzi si sono rifatti alla stragrande prima battendo agevolmente Taipei e Cina e poi sbaragliando la concorrenza dell’ostico Messico in semifinale con un totale di 217 a 215 punti; in finale gli USA si sono dimostrati un osso durissimo, dopo le prime due volée gli azzurri erano in vantaggio, ma una flessione nella terza parte di gara ha rimesso in gioco gli statunitensi. Poi, un miracolo. In svantaggio 218 a 209 Frangilli si è presentato all’ultimo tiro sapendo che con un centro perfetto avrebbe garantito l’oro. Dopo aver scagliato il tiro, la freccia in slow motion si è avviata verso il bersaglio mentre il pubblico era in ansia e dopo tre interminabili secondi, che parevano mille, il dardo infuocato si è piazzato nella zona da dieci punti e la gioia ha preso il sopravvento. Complimentoni ai nostri arcieri e anche alla Ferrari che ha elaborato al macchina tirafrecce. Chi ama lo sport non può non provare sentimenti forti davanti alle lacrime degli italiani sul podio, anche questi sono momenti emozionanti che restano dentro.

Grazie

Fiorettiste italiane voto 10

Piazzare tre atlete sui primi tre gradini mondiali, cosa chiedere di più? Le ragazze del fioretto entrano nella storia e consegnano ben tre medaglie all’Italia nella giornata di sabato, facendola salire a quota cinque nel medagliere generale in seconda posizione dietro alla Cina e pensate che era dal 1960 che non partivamo così bene, quando alle Olimpiadi di Roma di quarantadue anni fa ci trovavamo in testa per numero di medaglie. Valentina Vezzali, splendida portabandiera dispensa-sorrisi alla cerimonia di apertura, era la più attesa e si è assestata nel gradino più basso del podio, riuscendo comunque ad entrar nel libro dei record conquistando il quinto podio individuale in cinque edizioni di fila dei giochi olimpici eguagliando così Edoardo Mangiarotti e la concittadina, collega e rivale Giovanna Trillini. L’immagine migliore della Vezzali in questa Olimpiade è l’urlo lanciato in due occasioni, quando ha gioito dopo aver battuto a fatica la tunisina Boubakri e quando si è presa il bronzo nella finalina contro la coreana Nam Hyun Hee. Procediamo con ordine e arriviamo alla seconda posizione, dove troviamo Arianna Errigo, ventiquattrenne monzese che con le altre italiane aveva vinto quest’anno l’oro a squadre all’Europeo di Legnano, che ha avuto l’onore di battere Valentina Vezzali – diciamolo dai, la miglior fiorettista al mondo al momento – in semifinale, ma poi non ha trovato la grinta giusta e la cattiveria per riuscire a imporsi nel momento in cui in ballo c’era la medaglia d’oro. Si rammarica Arianna, che ancora non riesce a capire come è possibile battere la Vezzali e arrivare seconda, però va detto che a ventiquattro anni è un risultato ottimo e a Rio de Janeiro potrà veramente competere per qualcosa di più… Chiudiamo il cerchio con l’oro di Elisa di Francisca, classe 1982 alla prima medaglia ai giochi olimpici: la finale contro la Errigo è stata al cardiopalmo e si è conclusa solamente al supplementare con il risultato di dodici a undici per l’atleta marchigiana, dopo un gioco di rimonte e controrimonte che avrebbe fatto la fortuna di un film d’azione. Un’ultima curiosità, la Di Francisca viene da Jesi come la Vezzali, la Trillini e il c.t. Cerioni e con questo oro fa diventare la cittadina in provincia di Ancona una delle più medagliate al mondo.

Qualità oro

Chi è Gianmarco Lotti

Nasce a Firenze nel 1991 e da sempre è un appassionato di sport. Tra le sue passioni anche la letteratura italiana, la Dinamo Corniola, i film di Monicelli, i Pink Floyd e un po' tutte le cose anacronistiche. Vorrebbe diventare giornalista sportivo e magari laurearsi in Comunicazione, media & giornalismo, ma chissà il destino cosa gli riserverà, ahinoi... Sostanzialmente è ciò che i toscani definiscono "un bischero". Di solito, quando non scrive autobiografie, parla di sé normalmente in prima persona. E questo è tutto.

4 Responses

  1. Michele scrive:

    Non hai dato il voto alla RAI. Che quest’anno, con gli sport (includo anche gli europei), con belle e puntuali dirette televisive (a parte i commentatori “tecnici”), un affidabile streaming e degli spot fantastici ha svolto davvero un bel servizio pubblico. No?

  2. Gianmarco Lotti scrive:

    Mamma RAI lasciamola perdere, ancora devo sbollentare la rabbia per l’interruzione – nemmeno annunciata! – del ciclismo maschile. Più che altro devo complimentarmi con SKY che dopo averci rotto per 4 anni sta facendo davvero un bel servizio, escluso ovviamente Fabio Caressa, l’inutilità fatta telecronista di nuoto: non si può commentare il nuoto come fosse Bologna-Napoli e tifare spudoratamente per la Pellegrini che nemmeno con la Moby avrebbe superato la francese ieri sera. Per il resto lodi lodi lodi al trio Nicolodi-Sanzo-Bianchedi per la scherma, simpaticissimi e molto preparati.

  3. Michele Baldini scrive:

    ma come? no no no, non siamo d’accordo. A questo giro in Rai (problemi tecnici esclusi ed inevitabili) stanno facendo bene.
    Per Sanzo, che dire, massima stima, visto che è anche il nostro assessore provinciale di riferimento!

  4. Gianmarco Lotti scrive:

    A livello di cronisti la Rai, calcio a parte, vanta persone preparate, ma è la gestione del palinsesto che mi sdubbia, pensa che oggi su RaiSport invece delle gare olimpiche davano Inter- Napoli di Coppa Italia 1978 e l’ottava gara del Tour De France 2012…

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