Luglio torrido, mensa universitaria, ore 14. Solitamente in solitaria, dopo aver preso il mio pasto cerco di sedermi con persone che conosco o in alternativa in tavoli vuoti o pieni per metà, comunque, mai troppo lontani dal rifornimento dell’acqua. Per quel giorno decisi di affiancarmi a distanza a tre ragazzotti italiani, di età indefinibile (eccetto per i capelli bianchi, gli universitari sono la specie più difficile da catalogare in base all’età, colpa della reclusione necessaria per lo studio o chissà cos’altro), vestiti più eleganti del solito, con magliette bianche con piccoli lustrini e capello ingelatinato.
Calcolando la velocità di consumo di primo, secondo, contorno e yogurt, avrò passato sì e no poco più di un quarto d’ora seduto. Ebbene, in quel quarto d’ora dalla compagine al mio fianco provenivano esclusivamente apprezzamenti per il sesso femminile (e per sesso intendo gli organi preposti all’azione), storie di pagamenti e di ore trascorse in maratone sessuali, ole simulate in vista della tettona di turno, propositi sessuali su ex compagne di corso.
Ragioniamo tenendo presente i punti cardine della società in cui viviamo, ovvero:
- libera espressione del pensiero: ognuno può dire ciò che vuole finchè non mina i diritti essenziali dell’uomo (in questo caso della donna); proprio per questo non mi sento di condannarli, ho sentito di peggio da persone molto più illustri;
- la donna col proprio corpo fa ciò che vuole, anche se sarebbe meglio che, se proprio proprio deve fare ciò che vuole che lo faccia nella legalità più assoluta, e con questo intendo dire senza controllo della prostituzione in mano alla criminalità organizzata, con la massima protezione sessuale, senza i soprusi e gli affronti di cui solo possiamo immaginare;
- chi è senza peccato scagli la prima pietra, ovvero, pure il sottoscritto si è trovato in certe situazioni a fare apprezzamenti non molto raffinati (certamente prendendo la cosa molto ironicamente, talvolta dicendo bischerate, ma non con la cognizione di causa di quei ragazzotti).
Detto questo, non è stato un gran vedere né un bel sentire. Il famoso caso per cui chi tanto parla alla fine combina poco sembrava adattarsi benissimo. Ma al di là dei giudizi morali, quello che mi è dispiaciuto è la sede dove si è tenuto il dialogo, e soprattutto il fatto che la mia presenza non abbia in alcun modo turbato questa conversazione. Anzi, parevano trarre quasi gusto dal vantare relazioni sessuali a pagamento, quando probabilmente deriva dalla mancanza di veri rapporti reali con il gentil sesso, mancanza rafforzata dal convincimento della giustezza di questi rapporti, dalla necessità e dall’efficacia del sesso da discount.
Parentesi: non che le donne si trattengano dal fare questi discorsi.
Sono stato partecipe qualche volta di apprezzamenti femminili verso il sesso forte, uno di questi sempre in mensa (sarà che l’appetito sessuale vien mangiando?). Solo che ero ad un tavolo di distanza, potevo sentire a tratti i discorsi, aiutato dal silenzio circostante, ma anche dalla gestualità, dai sorrisi, dalle occhiate d’intesa delle ragazze. C’era un non so che di raccolto, di racchiuso, di privato che mi faceva tollerare più questa situazione rispetto all’altra. Magari anche loro hanno avuto a che fare con dei gigolò. Ma sicuramente sono state così accorte da non venire a dirmelo sfacciatamente. Il fatto che questi discorsi siano dei modi per cementare una comunità di sesso maschile, oppure che faccia trovare d’accordo persone su punti di vista indiscutibili quali la bellezza (tradotta però in appetito sessuale) non giustificano nessuno. Se proprio non vi trattenete dalle masturbazioni sottobanco, ingrifatevi in privato, per cortesia.
Ripropongo il video da un mio vecchio articolo perchè sembra che le cose non siano cambiate di molto da allora, purtroppo non visibile in anteprima, eccolo qui.
Chi è Elia Billero
Studente agli sgoccioli, appassionato di hi-tech, storia, musica e giornalismo, viene da San Miniato. Scrive anche in altri portali: per 5avi.net è Direttore Editoriale e cura la sua rubrica di costume e società Il Caso Volle



