Non consumare, non investire in borsa, non pagare le tasse. Questo slogan apparentemente populista nasconde in realtà una riflessione che vuol essere tutt’altro. Ovvero l’estrema sintesi di un progetto preciso, e non un semplice e cialtronesco gesto di puro menefreghismo.
Il motivo è presto detto. I consumi, il mercato dei cambi e l’attuale sistema politico (o meglio l’attuale governance) stanno molto malamente sottraendo risorse a molti per avvantaggiare pochi.
Laddove il consumo non è appunto mirato alla soddisfazione di bisogni, ma più che altro all’assorbimento dell’eccessiva quantità di beni e servizi prodotti, laddove il risparmio diventa speculazione e quindi si cerca di fare soldi con i soldi e non con il lavoro o le idee, laddove le tasse non finanziano servizi collettivi né redistribuiscono reddito, ma perlopiù vengono utilizzate per ripianare debiti verso privati (cioè le banche) o coprire le spese di un apparato politico che non funziona (e in particolare non funziona proprio perché subisce sia una sempre minore attenzione che un minor controllo da parte dei cittadini) non possiamo parlare di una società che sta bene, e quindi tantomento possiamo parlare, tra l’altro piuttosto a caso, di sviluppo e crescita (sviluppo e crescita di ché? di debiti?).
http://www.youtube.com/watch?v=rkRIbUT6u7Q
Ci sono alternative? Sì, ma si tratta più che altro, in questo particolare e delicatissimo periodo storico di cercare di seguire con attenzione, il più possibile assidua, il processo di transizione che ci porterà quasi inevitabilmente verso qualcos’altro.
La prospettiva è ovviamente quella di una società desiderabile che goda delle stesse suggestioni e dello stesso fascino che anche il capitalismo ha saputo dare (e che ahimé continua in molti casi a risultare ancor’oggi presente) a tanti abitanti del pianeta (soprattutto in quello che chiamiamo mondo occidentale e in quelli che chiamiamo più generalmente paesi sviluppati).
La società dei consumi, con i suoi simboli e i suoi vessilli continua a sfornare idoli di un fantomatico benessere che ormai è sempre più irraggiungibile, ma che purtroppo non trovano ancora una valida alternativa.
http://www.youtube.com/watch?v=BH51lx2zk54
Voglio dire, se a uno di quelli che sociologicamente viene definito consumatore medio, senza una dovuta sensibilizzazione e senza una solida rete di relazioni umane, poniamo una domanda come “preferiresti viaggiare su una porsche o su un somaro?”, piuttosto che “preferiresti fare il manager in una multinazionale che guadagna 10.000 euro al mese o il contadino?”, sappiamo bene quale potrebbe essere nel 99,9% dei casi la risposta.
Diverso è però partire da ciò che più sta generalmente a cuore alla gente e cioè i propri soldi e chiedere: – dove e con chi vorresti che i tuoi risparmi venissero investiti?
A questo punto la risposta sarà – ipotizziamo – la seguente: – dove avrò sufficienti garanzie di recupero e/o di guadagno.
Ed è a quel punto che secondo me i tempi iniziano ad essere maturi per porre valide e efficaci alternative (soprattutto per i piccoli risparmiatori) al sistema bancario.
http://www.youtube.com/watch?v=bY7RjZqHHlg
Propongo un gioco.
Mettetevi un bel vestito, armatevi di una buona dialettica (con educazione, rispetto, cordialità e una sufficente dose di simpatia) e intervistate un cittadino che secondo voi rientra a pieno nella famigerata media (medio stipendio, media cultura, residenza in un centro abitativo di medie dimensioni, ecc.) con le seguenti domande:
- Saresti d’accordo se invece di comprare cose inutili o cose che non ti servono realmente (es. un iPhone se hai già un netbook e un cellulare funzionanti) trovassimo, insieme, un modo di risparmiare di più? Continuando ad investire i soldi anziché spenderli?
- Se invece di despositare i tuoi spiccioli in banca o alle poste trovassimo un metodo più diretto ed efficace per finanziare attività in cui qualora il rischio non venisse remunerato (es. se una banca fallisce sono affari tuoi, io ti parlo del peggiore dei casi possibile) venisse garantita comunque una ricaduta sociale in termini di servizi, salute, prevenzione, benessere, saresti d’accordo?
http://www.youtube.com/watch?v=pLBW31YJmw8
- Preferiresti o no sapere a chi vanno i tuoi soldi una volta investiti?
- Preferiresti o no approvare direttamente questa operazione?
Se la risposta è positiva a tutte le domande, il nostro interlocutore è pronto per sentir parlare di finanza etica. E a questo punto rilancerei così:
Una banca nasce con la precisa volontà di ricavare profitti dalla concessione di prestiti, un fondo etico con la precisa volontà di non farsi rubare nemmeno un centesimo dai propri risparmi.
Una banca è quindi un soggetto terzo, rispetto a chi risparmia e a chi investe, che gli stati nazionali (tutti) hanno legalizzato e istituzionalizzato.
Un fondo etico è un consorzio di risparmiatori che non delega terzi alla concessione di prestiti, ma sceglie chi e con quanto finanziare.
Una banca ha un consiglio di azionisti a dirigere, un fondo estico un’assemblea di risparmiatori
Una banca gestisce i nostri soldi a pagamento, un fondo etico stabilisce colletivamente chi e quanto deve essere rimborsato per i rischi e gli oneri di gestione.
Una banca chiede interessi sul prestito, un fondo etico il recupero al netto dell’inflazione e una ricaduta sociale positiva delle iniziative finanziate.
Una banca internazionalizza i risparmi, un fondo etico li localizza.
Una banca in perdita chiede i soldi allo stato (quindi a tutti noi), un fondo etico cerca di recuperarli da colui al quale ha concesso il prestito, attende senza strangolare nessuno, o altrimenti chiede la prestazione di un servizio volontario e gratuito che risulti utile socialmente per la riparazione del denaro non restituito.
Ecco, a questo punto mi fermo e inizio ad attendere spunti, critiche, riflessioni, puntualizzazioni. A lunedì. Quando cercherò anche di fornire l’antidoto allo scetticismo che penso attualmente regni sovrano, con il meglio che posso fare. Portando cioè, esempi concreti.
Chi è Michele Baldini
Sono un essere umano, di sesso maschile, che ha da poco superato i trent'anni, ha una laurea piuttosto inutile, sa abbastanza bene tenere in mano una chitarra e poco suonarla, ha un rapporto molto conflittuale con il resto della propria specie (a volte amore, altre disprezzo, mai odio, perché l'odio presuppone la stima) e che crede in alcune cose tra cui la fedeltà, l'arte e soprattutto la curiosità.





Sono rimasta un po’ basita dal penultimo video… non l’ho capito molto bene. Onestamente, credo mi manchino delle conoscenze in ambito economico.
Attualmente, infatti, mi sembra A TRATTI assurdo e sconclusionato…
Ad ogni modo, rimanendo sul tema del fondo etico, non mi sembra molto diverso a quando dovevano essere – sulla carta – inizialmente le banche.
Quindi, con tutto il mio sostegno all’idea di un fondo etico che sostituisca le banche (che io da almeno vent’anni definisco “ladri legalizzati”), vedo rischi non indifferenti al loro sviluppo davvero “etico”.
Ma il collasso economico mondiale lo reputo ben più che probabile, quindi ben vengano alternative valide come sembra essere questa dei fondi etici.
Anzi, credo che questo sarà l’evolversi naturale dell’economia reale (l’unica di cui varrebbe la pena parlare, da sempre). Del resto, un’azienda in crisi che non riceve soldi dalle banche, se non vuole chiudere chiede ai propri dipendenti di contribuire in qualche modo… quindi, non tanto diverso come principio, se non ho capito male.
Il video espone la tesi dell’economista viennese Franz Hormann sul reddito di cittadinanza.
Puoi trovare informazioni a questo link http://it.wikipedia.org/wiki/Reddito_di_cittadinanza
Le considerazioni in merito sono libere, ma non sottovaluterei l’analisi scientifica e le riflessioni che stanno emergendo su questo tipo di argomento da esponenti tutt’altro che inesperti o ingenui
L’unica forma bancaria che può secondo me essere accostabile ad un fondo etico sono le banche cooperative, per modo di investire e partecipazione dei piccoli azionisti, ma tuttavia restano in particolare due sostanziali differenze:
- il tasso di interesse contro il semplice adeguamento al tasso di inflazione
- spese di commissione e spese di gestione contro il rimborso concordato agli amministratori (che in questo caso sono anche gli impiegati, le cariche dirigenziali sono gratuite)
Sul credito alle aziende la discussione da fare secondo me è nel merito. Salvare il posto di lavoro anche quando questo è appannaggio di una produzione fuori dal mercato o particolarmente nociva alla società o all’ambiente (v. fiat o alitalia)è piuttosto ottuso come ragionamento. Diverso sarebbe ad esempio attuare un processo di riconversione e di collettivizzazione della proprietà concordato con i dipendenti, ma questa è un’altra storia.
Cmq
grazie mille per il contributo, molto puntuale
Sono una convinta sostenitrice del libero mercato, per cui con la tua ultima riflessione “sfondi una porta aperta”… e infatti mi riferivo proprio alla partecipazione economica del dipendente all’azienda (che però prevede anche un contributo economico o quantificabile economicamente, tipo rinuncia agli straordinari retribuiti, riduzione stipendio, rinuncia alla quattordicesima/tredicesima, ecc.)
questo – ovviamente! – comporterebbe altresì la partecipazione del dipendente alle scelte strategiche aziendali.
altrimenti non ne varrebbe la pena (per il dipendente).
per quanto riguarda il reddito di cittadinanza… non so. rimango scettica: se lo si pensa in termini dettati dall’attuale economia, il problema è “e chi tira fuori i soldi?”, se invece cerco di addentrarmi nelle riflessioni del video citato.. mi perdo!
come si fa a garantire la sopravvivenza se non riusciamo a quantificarla economicamente? oppure, come si fa a garantirla (tout court, slegandosi dalla banconota, come suggerito nel video)?
i pomodori e il prosciutto si producono da soli? si trasferiscono da soli al cittadino – con il reddito minimo garantito – che ha fame e voglia di pomodori e prosciutto?
non capisco.. e non finisce questo “reddito minimo garantito”? è illimitato? è sufficiente per vivere degnamente?
… e chi definisce “dignitosa” una vita?!
mi sembra che qui manchi qualcosa in termini di applicabilità vera di una teoria bella.
o forse ancora mi mancano “solo” dei passaggi essenziali…
Ma guarda Chiara, penso che siamo d’accordo su tutto, tranne, forse, su alcuni termini.
Prima di tutto lo scetticismo: personalmente ho al momento una sola certezza e cioè che l’attuale sistema non garantisce né un’equa distribuzione delle risorse né un adeguato riconoscimento dei meriti, soprattutto quando per merito si intende l’accrescimento del benessere collettivo, quindi mi sembra doveroso e soprattutto impellente, pensare a qualcos’altro.
Che poi il reddito di cittadinanza in questione sia una scelta obbligata o che, peggio, debba essere interamente applicato al punto di studio attuale (e quindi con inevitabili nodi ancora da sciogliere) sembra anche a me arduo, per non dire impensabile.
Questo però non può precludere un atteggiamento perlomeno curioso, verso una forma mentis e un sistema monetario suggestivo per la sua sostenibilità e soprattutto per la sua desiderabilità.
Il mio lavoro in particolare è quello di suggerire spunti che trovo interessanti, e sta nella consapevolezza e nella volontà di tutti, contribuire con il proprio lavoro e le proprie idee (vedremo con quali esiti) al miglioramento della società.
A posteriori posso dirti, per esperienza (e se mi segui, cercherò di darne prova nelle prossime due settimane) che diversi modelli di finanza etica stanno facendo breccia e, con risposte diverse, stanno dando prova di mosse precise e determinate in questa direzione
Bene!
allora attendo con ansia..
in ogni caso, ti ringrazio per l’opportunità di leggere qualcosa di interessante!
Grazie e buona giornata!
C.