
Il commercio è il settore dell’economia di impostazione moderna che ha con il tempo maturato più professionalità. Andando a ritroso nella Storia, l’Età Moderna stessa può tranquillamente essere riassunta come l‘Età del Commercio. Le più grosse società mercantili (pensiamo alla Compagnia delle Indie Orientali) sono quelle che sono perdurate dalla “scoperta” di nuove rotte e “nuovi mondi” fino ai giorni nostri, seppur in forme diverse, con un infinito margine di profitto continuo e uno scambio di prodotti altamente diversificato (oro, merci, capitali, uomini, terra).
Non mi voglio soffermare troppo su questo punto perché sarei troppo lungo e troppo dispersivo (e soprattutto molto poco originale). C’è solo da aggiungere che lo sviluppo dei commerci, sempre più a livello globale, è il principale artefice del tipo di società in cui viviamo.
L’aumento di ricchezze e di competenze del settore ha prodotto anche un aumento sproporzionato di professionalità ad esso legate, che hanno di fatto spostato tutto l’asse dell’impiego di risorse umane dalla vecchia concezione medievale, in cui grosso modo o facevi il signore o facevi il contadino (religiosi e intellettuali di corte esclusi). Nasce il commerciante e con lui, e con il tempo, agenti, banchieri, commercialisti, gli avvocati si moltiplicano, prende forma e si sviluppa una particolare scienza delle vendite, cioè il marketing.
http://www.youtube.com/watch?v=b161PFm-bp4
Questa “nuvola” di intermediari, tra chi produce e chi consuma, ovvero il terziario ed il terziario avanzato si è ad un certo punto (e arrivo sommariamente ai giorni nostri) dissolta, vuoi per la crisi, vuoi per il normale decorso di tutti i cicli naturali e adesso tra un pianto e l’altro, siamo a discutere su come “resistere” o superare gli schemi ormai millenari di una società per certi aspetti al collasso, forse proprio perché, parafrasando il Polanyi già citato, il mercato è un sistema imposto e non connaturato alla specie umana.
Immaginiamo ora una società libera da tutto questo. Senza agenti commerciali o intermediari finanziari, senza multinazionali e grande distribuzione, senza società di servizi di consulenza commerciale, di vendita, di trasporti. Ma non per questo necessariamente arcaica, feudale. Sfruttando bensì il web e particolari rete di condivisione, volontarie e gratuite, attraverso le quali potere, senza accumuli di “margini”, di profitti, svolgere quelle mansioni che appunto attualmente il terziario ed il terziario avanzato svolgono. Margini e profitti che hanno drenato risorse e distorto obiettivi al benessere comune, cioè il soddisfacimento reale dei bisogni degli esseri umani e la loro pacifica e civile convivenza. Sarebbe possibile? In una sola domanda provocatoria potrei riassumere questa visione così: i servizi, servono? E se sì a chi e come?
http://www.youtube.com/watch?v=75IeneKLZSo
E’ ovvio che la riflessione è lunga e complessa e un’analisi in merito richiede una completa perlustrazione di aspetti positivi e negativi, che cercherò di fare (a partire dal prossimo capitolo) partendo dalle poche e apparentemente semplici domande di seguito. Non sono né il primo né sarò l’ultimo a porle, ma visto che le trovo estremamente attuali e degne di interesse (e soprattutto concrete), non vedo perché non gettare “questo sasso nello stagno” e provare a vedere che succede. Mi permetto di fare una previsione forse eccessivamente frettolosa, ma come recitava lo slogan elettorale del neo-presidente francese Hollande, secondo me “le changement c’est maintenant”, il cambiamento è adesso, quindi bisogna provare a spingere su questa leva.
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Bisogni reali e bisogni indotti. Esiste una marcata distinzione?
1 – Ciò che voglio è ciò che serve?
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L’essere umano è o può essere disposto a condividere risorse, esperienze e competenze per finalità comuni (principalmente la sopravvivenza e l’evoluzione) anziché cercare la competizione e il reciproco sfruttamento?
2 – Che tipo di rapporto uomo-uomo voglio?
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La curiosità, il desiderio di conoscenza, che sono (queste sì) caratteristiche naturali dell’uomo, possono essere armoniche rispetto al resto dell’eco-sistema o meglio tra uomo e terra può esistere un equilibrio basato sul mutuo servizio?
3 – Che tipo di rapporto uomo-terra voglio?
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E soprattutto, produrre per il consumo è ormai uno schema dato per scontato, ma tornando alla prima domanda, produrre e consumare cosa?
4 – Produco quindi devo consumare o Consumo quindi devo produrre?
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Infine, crescita, sviluppo, ricchezza economica, sono sinonimi di civiltà e benessere? Possiamo evolverci rivedendo questi termini, senza necessariamente un ritorno al medio evo (cioè alla chiusura e all’immobilità)?
5 – Conquista della civiltà o Civiltà della conquista?
Ognuno è libero di scegliere la risposta, io mi limiterò e cercare quella (o quelle) che secondo me possa garantire la sopravvivenza della specie umana nella maniera più equa possibile.
http://www.youtube.com/watch?v=s_q7T32SrlQ
La prima domanda può quindi esprimere la definizione di utilità sociale.
La seconda la definizione di relazione.
La terza quella di equilibrio biologico.
La quarta quella di equilibrio produttivo o condizione ideale di mercato (quella alla base del pensiero liberale moderno, né più né meno, la domanda cioè che genera l’offerta e non viceversa) e verificare se questa sia sostenibile o meno, perché esistono non secondarie fonti di pensiero (si leggano testi sempre più influenti di Latouche, Rist, Bové, ecc. un po’ in generale tutta la filosofia della decrescita) che inseriscono proprio il mercato, per sua stessa concezione (e non per una anomala deformazione), tra le principali cause, se non la primaria (e per molti versi giustamente), crisi del sistema contemporaneo.
Ed infine l’ultima, quella di Benessere collettivo.
Su alcune penso di avere una discreta sicurezza nell’esprimere il mio parere, su altre (tra cui appunto il giudizio sul mercato e sullo sviluppo) proverò a lasciare una specie di “domanda aperta”, adottando il mio consueto schema: 5 posizioni positive, 5 negative, 5 proposte pratiche. Orientando il tutto ai miei personali concetti di gratuità, sviluppo culturale e sociale e sostenibilità.
http://www.youtube.com/watch?v=Yk-afFcb0dA
Certo è che, riuscire a individuare piccole comunità in rete, supportate da un sapiente uso degli strumenti di informazione libera (il web) e da un sistema semi-volontaristico di mutuo servizio (il terzo settore) in cui conviva un corretto e armonico (perché auto-regolato) sistema produttivo (orientato da un consumo critico e consapevole) è già di per sé quello che intendo a pieno con filiera corta della produzione e del consumo.
A lunedì
(p.s. SCARICATEMI!)
Chi è Michele Baldini
Sono un essere umano, di sesso maschile, che ha da poco superato i trent'anni, ha una laurea piuttosto inutile, sa abbastanza bene tenere in mano una chitarra e poco suonarla, ha un rapporto molto conflittuale con il resto della propria specie (a volte amore, altre disprezzo, mai odio, perché l'odio presuppone la stima) e che crede in alcune cose tra cui la fedeltà, l'arte e soprattutto la curiosità.




Sei un grande..
Grazie! (anche se sei ironico)
Caro Michele, ti segnalo che esiste una piattaforma regionale dedicata all’innovazione e all’economia nell’ambito della quale è stata creata una Comunità degli Innovatori con la quale potresti condividere le tematiche che affronti.
http://www.toscanaeconomia.it
Saluti Lucio
Platone nella Repubblica dice: “L’uomo non nasce delinquente, è leducazione che lo rende tale”. Oggi, forse, direbbe che l’uomo non nasce consumatore cretino, ma che l’educazione lo rende tale.
ah guarda Enrico sfondi una porta aperta, sul consumo critico se ti va leggiti anche questo (è corto
) http://www.decrescita.com/news/?p=2236
Per Lucio, non so se quel sito è proprio pertinente…