Da una conversazione semiseria con GianMarco Lotti:
Traggo molto sollazzo nel vedere un certo movimentismo via etere. Soprattutto su Facebook, anche se si affacciano sempre meno timidamente attivisti twitteriani e sondaggisti webbiani.
Lo sviluppo del movimentismo via etere mi sembra sempre più evanescente. Come dicevano i latini “nomen omen”. Sarà sempre più etereo in quanto via etere.
Sì perché alla solidità di un certo attivismo demodé, fatto di cortei, megafoni, folte schiere, kefiah, Bella Ciao, e chi più ne ha più ne metta, si è sostituito un più impalpabile movimento “dal basso” (si direbbe sempre nella più alta tradizione movimentista…) che ha la caratteristica unica di essere un movimento sì, ma di molto sedentario.
Che è già una contraddizione in termini.
Folte schiere di innumerevoli Indivanados, versione Prêt-à-porter degli ormai celeberrimi Indignatos, si affacciano ogni giorno nella nostra società. Affacciarsi, del resto, è lemma scelto in modo inappropriato, dato che i suddeti Indavanados tutto fanno men che affacciarsi fuor di casa. Sono quelli che si interessicchiano di qualcosa, ma che si vedono bene di divulgare il proprio verbo in pubblico. Hanno sì una loro opinione, ma non sono quelli che si definiscono opinion-leader, se non altro perché l’unico modo per condividerla questa opinione è comodamente da casa propria, un po’ come cereal-man che consiglia ai personaggi della tv come comportarsi in caso di emergenza.
Sono quelli che guardano Ballarò, Servizio Pubblico, Piazza Pulita, Report e, come dice Danilo Masotti su Il Fatto “Per i più giovani ci sono Le Iene e per chi ha deficit dell’attenzione Striscia la Notizia”.
Cosa fanno questi Indivanados 2.0?
Tendenzialmente si indignano.
Si indignano su Facebook, si indignano sul web in genere e spesso si ritrovano in questa sorta di room da chat che è Twitter con hashtag e account meravigliosi : @indivanados, #inattivisti, #indivanados, #OccupyDivano.
Loro sono contro la Casta, il signoraggio, gli sprechi della macchina amministrativa, gli abusi edilizi etc etc…
Sono contro. Insomma.
Noncuranti del vecchio moto sessantottino “la rivoluzione non si fa seduti sul sofà” cercano un proprio riscatto sociale forti del loro quarto d’ora di celebrità web-biano e della pausa caffè con al massimo altre due persone.
Insomma. Loro si interessano. Almeno loro. Ma c’è una categoria ancora peggiore di persone: quella dei serial attivisti scellerati pedissequi.
Spiego meglio.
Sono quelli che tendenzialmente non gliene frega un cazzo di niente (non sempre chiariamoci…), spesso NIMBY, che si indignano in modo repentino quanto superficiale per cose anch’esse spesso superficiali che d’un tratto diventano di capitale importanza. Sono quelli che ti inviano le mail anti-Casta, che postano articoli sulla salvaguardia dell’ambiente, che ti inorridiscono con immagini di animali squartati e uomini mutilati per attrarre la tua attenzione di utente medio di FB all’ora di pranzo (che ovviamente vomiterai).
Sono quelli che vogliono boicottare l’europeo perché ha causato la morte di animali randagi (come se qui non succedesse…), gli stessi che magari tacevano durante le olimpiadi in Cina (dove invece a sparire erano gli uomini dissidenti, non gli animali purtroppo…) dove la pena morte è prevista per 68 reati. A dargli man forte sono i governi che minacciano il boicottaggio degli europei a causa della detenzione di Yulia Tymoshenko (come se fosse detenuta da due giorni e come se all’assegnazione dei giochi l’Ucraina fosse un paradiso dei diritti in terra) quando hanno tranquillamente partecipato alla ultima olimpiade.
Che dire, credo serva un po’ di pudore oggi come oggi, ma soprattutto certo nella vita si può sbagliare e cambiare opinione, ma dovremmo sempre mantenere una certa coerenza magari…
http://www.ilpost.it/filippofacci/2012/05/03/lucraina/
Chi è Andrea Graziano
classe ’81, ma più che altro classe da vendere. Millanta da tempo di essere un giornalista e scrittore o un aspirante tale, ma nel frattempo rimane nel Comprensorio del Cuoio e “aspira” ben altro (del resto anche Don Milani lavorava col materiale umano che aveva a disposizione). Si diletta a divincolarsi tra le angherie delle vita pennellando a tinte forti il grigiore del quotidiano. Nel farlo si destreggia agevolmente tra l’eccelso e l’infimo, dal registro aulico alla bestemmia, in perfetto stile dantesco. Incarna, finché il fisico gli regge (ancora per poco quindi…) il motto latino Mens sana in corpore sano, cimentandosi, con scarsi risultati, in tutti gli sport possibili e immaginabili. Ma di attività fisica ne predilige un’altra. [Laureato nel 2007 in lettere, indirizzo di comunicazione linguistica e multimediale. Si occupa di comunicazione, educazione, cultura. Consigliere Regionale Arci Toscana, Arci Valdarno Inferiore, Presidente Circolo G.Monti di Stibbio (PI)]






Articolo interessante, e già Facci aveva detto comunque tanto. Ormai i meme sono parte integrante della tua scrittura, come vedo…
Ringrazio per la citazione e, ovviamente, condivido in pieno quello che hai scritto. Il termine “indivanados” mi piace assai.
che dire… a buon intenditor poche parole… comunque ti ringrazio per il complimento Gianmarco ma non è mio il neologismo….
Gentile Andrea Graziano,
è da poco che il nostro movimento (poco) ha preso coscienza di sè grazie ai social media. Il movimento ha radici antiche. Noi abbiamo una data che consideriamo l’inizio di tutto 21 ottobre 1987 (prima puntata di Samarcanda). Eravamo già 1.500.000. Ancora inconsapevoli, ancora sconnessi facevamo rete un po’ al bar o, il giorno dopo, alle macchinette del caffè in ufficio.
Oggi con i social media non ci sentiamo più soli nel divano della nostra indignazione.
Gli inattivisti http://www.indivanados.tv, Indivanados su FB e @indivanados su twitter hanno l’ambizione di rappresentare un fenomeno vasto, multicolore, post-ideologico, conflittuale, contraddittorio e incoerente che è solo l’inizio di una nuova era.
L’attivismo infatti è destinato a fallire. Le manifestazioni di piazza in centro storici con scarsità di parcheggio (che quando c’è costa caro) sono sparuti gruppetti di persone che molto tempo libero e una visione un po’ vintage della politica.
Noi Indivanados siamo tanti, milioni. Se rivoluzione ci sarà essa dovrà per forza essere comoda e partire da noi.
Cordiali saluti.
Gabriel Ektorp
Portavoce di Indivanados
Mi sono ampliamente documentato sul movimento. Non amo né sminuire né smontare alcunché, soprattutto dei movimentisti…sono un registratore di fenomeni ma scettico… all’ignavia e al seguire vessilli bianchi nel limbo preferisco di gran lunga l’impagno dal divano… ciò nonostante volevo soffermarmi su deviazioni un po’ diverse del concetto di indivanados…